Salento bocciato in sicurezza sul lavoro
Morti Bianche/In cinque giorni di agosto tre incidenti mortali. L’analisi dello Spesal di Lecce.
ANCHE LA CRISI
La crisi economica gioca un ruolo pesante incoraggiando estesi fenomeni di irregolarità, in particolare di lavoro sommerso e di imprese fuori norma.
SOLO CASUALITÀ?
Omissione di dispositivi di prevenzione e tutela, inosservanza delle misure di sicurezza, indifferenza e disperazione sono i responsabili.
MALATI DI LAVORO
Le cosiddette malattie professionali fanno rilevare un aumento soprattutto in relazione ai disturbi osteo-articolari e muscolo-scheletriche.
Una provincia, cinque giorni, tre incidenti sul lavoro. Solo numeri per alcuni, costi umani per altri, volti di gente vicina per chi sa cosa si prova. Le chiamano “morti bianche” e nessuno ha mai capito il perché. Quasi si volesse forzare l’associazione mentale tra il non-colore bianco e l’assenza di sangue, l’innocenza, la casualità o, ancor peggio, la resa di fronte ad una situazione che non si riesce a cambiare. Eppure, lo sappiamo bene: morti e infortuni sul lavoro non possono esser frutto di casualità o gesti innocenti. Omissione di dispositivi di prevenzione e tutela, inosservanza delle misure di sicurezza, indifferenza e disperazione sono i responsabili.
L’analisi svolta dallo Spesal Lecce conferma quanto evidenziato pochi mesi fa dalla Commissione Parlamentare in merito agli ostacoli che l’attuazione del D.Lgs 81/2008 riscontra nelle realtà in cui si concentra maggiormente la presenza delle piccole imprese.
Le cause possono essere diverse, ma di certo l’attuale crisi economica gioca un ruolo pesante incoraggiando estesi fenomeni di irregolarità, in particolare di lavoro sommerso e di imprese sistematicamente fuori norma. Da tener presente è anche il carente numero di ispettori sul territorio che, con non poche difficoltà, fanno fronte alla complessa attività di controllo preposta secondo programmi stabiliti a livello nazionale e regionale.
Per quanto concerne i fattori che contribuiscono al verificarsi di incedenti, oltre allo scarso utilizzo delle misure di sicurezza, non manca la precarizzazione del rapporto di lavoro che, determinando un calo di esperienza da parte del lavoratore genera, di riflesso, un più elevato rischio di errore umano.
Ma a stupire non sono tanto le inadempienze dei datori di lavoro che – come oramai d’abitudine – escludono dispositivi di sicurezza allo scopo di aumentare i ritmi di lavoro e quindi la produttività, quanto la totale assenza di una cultura di prevenzione dei rischi che, anzi, sono considerati inevitabili e del tutto connaturati all’attività lavorativa stessa.
Ciononostante, l’ultimo rapporto Inail riporta una considerevole diminuzione degli infortuni: una situazione che, anche al netto della crisi, registra un trend più che positivo. Rovescio della medaglia, invece, per le cosiddette malattie professionali che fanno rilevare un aumento soprattutto in relazione ai disturbi osteo-articolari e muscolo-scheletriche che, già nel 2010, rappresentava quasi un terzo del totale.
PREVENZIONE E SICUREZZA…
Ruoli e compiti/Parla il Direttore Giovanni De Filippis.
“Serve più personale per i controlli”
“Tra i nostri impegni assume fondamentale importanza l’attività di formazione e informazione sul tema della sicurezza sul lavoro”.
Per avere chiarimenti sul complesso tema degli infortuni sul lavoro, ci siamo rivolti al dr. Giovanni De Filippis, direttore dello Spesal di Lecce – Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro – sin dalla sua istituzione quale dipartimento della Asl. L’ente ha un compito di vigilanza e ispezione nei luoghi di lavoro dell’area nord della provincia salentina, nonché di informazione e prevenzione mediante la valutazione di progetti e il rilascio di pareri conformi a quanto dettato dal D.Lgs 81/2008. Per creare un sistema integrato di tutela del lavoratore, di recente, è stato siglato un protocollo d’Intesa con la Corte d’Appello di Lecce, Brindisi e Taranto, con la Direzione Territoriale del lavoro, l’Inail, i vigili del fuoco e tutti gli enti che a vario titolo possono essere chiamati in causa nel verificarsi di incidenti sul luogo di lavoro.
“Innanzitutto – precisa De Filippis – è necessario distinguere tra gli infortuni legati alla circolazione stradale in itinere e quelli che, oltre a verificarsi sul posto di lavoro, sono correlati a carenze relative all’adozione delle dovute misure di sicurezza”. Compito dello Spesal è vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza sul luogo di lavoro e, in caso di infortuni, avviare un’inchiesta per accertare eventuali violazioni di norme e relative responsabilità. Non rientra nelle competenze dell’Ente, invece, la fattispecie di infortuni legati agli incidenti stradali in itinere, in quanto eventuali violazioni sarebbero riconducibili esclusivamente alla normativa sulla circolazione stradale e non alla sicurezza sul posto di lavoro. Una precisazione di non poco conto dal momento che, stando ai numeri, circa il 60% degli infortuni mortali è dovuto alla circolazione stradale in itinere.
“In un tessuto produttivo come quello salentino costituito principalmente da micro imprese, – afferma il direttore dello Spesal – il compito di vigilanza è ancora più difficile, soprattutto se si tiene conto dell’ulteriore diminuzione del personale che gli ultimi tagli hanno determinato. Per questo motivo, accanto al controllo, tra i nostri compiti assume fondamentale importanza l’attività di formazione e informazione sul tema della sicurezza sul lavoro”.
D’altro canto, in un sistema che permette alle piccole imprese di autocertificare persino la documentazione relativa alla rilevazione dei rischi, l’attività di vigilanza non può che assumere una funzione deterrente. Per queste ragioni, da sempre, lo Spesal adotta una strategia d’azione che punta non solo a prevenire i rischi, ma anche a diffondere una cultura della sicurezza, o meglio, una cultura capace di guardare alla sicurezza come un investimento e non più come una mera spesa. In particolar modo, dai dati Inail, salta all’occhio la carenza di infortuni denunciati per il settore dell’agricoltura. Ovviamente, data la vasta diffusione di aziende agricole nel Salento e nella Puglia in generale, una simile anomalia genera non pochi dubbi sull’esistenza di casi sommersi in questo particolare settore.

















