Pubblicato in: Sab, Feb 9th, 2013

Sanità che funziona nel Salento/Mille pazienti all’anno da tutto il Sud Italia/Nelle mani di veri Talenti

Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce/ Unità di Neurochirurgia.

TRA PUBBLICO E PRIVATO

IL DOVERE DI INFORMARE PRIVO DI SENSAZIONALISMI

Nel raccontare la sanità pubblica o privata il rischio del sensazionalismo è sempre in agguato: troppe volte viene riportata una rappresentazione poco corrispondente alla realtà, che con relativa facilità mette in luce gli aspetti critici e negativi piuttosto che quelli degni di nota e plauso; un vizio intrinseco dell’informazione che, per sua stessa ragion d’essere, si occupa quasi sempre di quello che non va.

 

IL PRIMARIO/IL DOTT. FRANCESCO PUNZI/ORGANICO SOTTO DIMENSIONATO

BRAVI GIOVANI VANNO AL NORD

Rientra nel suo studio dopo una intensa giornata trascorsa in sala operatoria. Mi saluta con cordialità ma è intuibile che è lì solo per pochi istanti, deve ritornare in reparto; fuori dalla porta un paziente che vorrebbe parlargli. Il dott. Francesco Punzi è il Direttore della Divisione di Neurochirurgia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce. C’è solo il tempo per scambiare una battuta e gli chiedo subito quale è la situazione dell’organico del suo reparto. Cosa posso dirle se non riportare la situazione per quella che è.

I medici che sono andati in pensione non sono stati sostituiti da altri colleghi, anche nelle fila del personale paramedico registriamo delle carenze in organico. Ma questo è un problema generalizzato, non solo della Sanità Pugliese, anche nella Regione Lazio la situazione non è dissimile: finché il piano di rientro delle risorse non è completato, noi non possiamo permetterci di assumere. Dispiace aver avuto delle giovani risorse che hanno frequentato da volontari il reparto e che poi non sono stati assunti perché le deroghe all’assunzione non sono pervenute.

Il rammarico è grande nel veder passare davanti professionalità che possono essere il futuro del reparto in una prospettiva di ringiovanimento e che dopo aver terminato quei giorni di volontariato non retribuito, devono rivolgersi altrove nella ricerca di un’assunzione. 

Ma poi vengono assunti in altre strutture?

Quasi sempre nel Nord Italia. 

Una migrazione di risorse che può segnare il declino per le nostre strutture…

Di certo significa che si vedono passar via persone che possono garantire il ricambio generazionale futuro e nel presente un aiuto fondamentale. 

Vale a dire…

Nella situazione attuale può accadere che per gli operatori vi sia un sovraccarico di lavoro, con conseguente diminuzione della qualità del servizio per motivi estrinseci e, nello stesso tempo, un incremento del rischio di errore, proprio perché vengono così alterati i rapporti tra risorse umane e situazioni di impiego come ad esempio, nel caso delle urgenze.

Questo comporta anche per noi il rischio di essere più attaccabili in relazione ai casi medici che possono concludersi con esito negativo, anche perché la percezione del disagio organizzativo può essere colto con relativa facilità dalle persone più attente. Questo è un aspetto che non possiamo negare. Molto spesso a pagare il costo del mantenimento degli standard qualitativi a fronte di una riduzione di risorse sono gli operatori con patologie da stress conclamate. 

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