Scatti con il cellulare/Selfie sì, ma non confondetelo con la foto
Manie di protagonismo a parte, l’esplosione di questa moda è legata alla velocità delle condivisioni su chat e social network.
Quanti “selfie” vengono scattati nel mondo in questo momento? Quotidianamente milioni di telefoni cellulari si levano per eseguire con l’ausilio di appositi bastoni o “selfie stick”, o semplicemente tenuti in una mano, quella che è ormai la tendenza degli ultimi anni. A detta di molti esperti, la natura di questa capillare diffusione sarebbe da individuare in un aumento del narcisismo che, inevitabilmente ha contagiato tutti coloro che amano condividere la propria immagine. In effetti, la sostanziale differenza tra il nuovo selfie e il vetusto autoscatto, anziano almeno quanto la stessa arte fotografica, risiede proprio nella condivisione su internet, e quindi pubblicamente, della propria immagine digitale. È anche vero che la rapidità è diventata protagonista, a discapito della validità artistica della foto in sé. Accortezze circa la luce, l’inquadratura, lo sfondo, vengono spesse trascurate, in favore del tutto e subito. Manie di protagonismo a parte, è palese che l’esplosione di questa moda sia dovuta in larga parte alla possibilità, ormai di tutti, di possedere un oggetto atto a fotografare, in ogni momento. Agli albori della fotografia ciò era concesso solo ai fotografi, e a pochi eletti. E prima ancora, con l’autoritratto furono i pittori a immortalarsi, con l’intento e la speranza di non essere dimenticati.
Van Gogh, Rembrandt, Courbet, sono stati grandi esponenti del genere. Si è dunque dato a tutti la possibilità di catturare gli “attimi che diventano eternità”, parafrasando Henri Cartier Bresson, il più citato dei grandi della storia della fotografia. E tutti, come è ovvio, ne approfittano. Ma, al di là delle motivazioni sociologiche e dei risvolti psicologici, la nostra domanda iniziale resta: ha, quindi, il telefonino, sostituito la macchina fotografica? Se per macchina fotografica si intende ciò che in passato è stata la Polaroid, le istantanee, le macchine usa e getta, allora è chiaro che la risposta sarà si. È infinitamente più comodo portare con sé un cellulare, data la sua leggerezza, la polivalenza ovvero il cosiddetto multitasking, e soprattutto l’immediatezza con cui si può condividere l’immagine appena scattata. D’altronde non tutti i cellulari hanno a disposizione dispositivi fotografici eccellenti, con lenti di qualità e funzioni avanzate. Certo, presto tutti avremo di serie lenti zeiss, controllo dei tempi, possibilità di sostituire obiettivi e filtri, ma allo stato attuale, uno smartphone di fascia media è ancora privo di tutte queste cose.
Ci sono, certamente, app da scaricare che consentono di editare quasi a livello professionale le nostre foto, direttamente sul cellulare, ma diciamolo pure, uno schermo sia pure panoramico e “super amoled” non è il massimo della vita quando si vuole intervenire nel dettaglio. Ecco dunque che, volendo scattare una foto avendo pieno controllo del mezzo fotografico, decidendo noi con creatività tempi e apertura del diaframma, e proponendoci poi di andare a visionarla su un pc con uno schermo adatto, necessitiamo ancora di una macchina fotografica professionale. Ciò non significa che non succederà un giorno, di vedere i professionisti scattare con un dispositivo cellulare. Anzi, è già successo all’estero, Brian Adams e Rainer Flor, due fotografi matrimonialisti hanno presentato un servizio video-fotografico, realizzato interamente con Iphone, così come l’italiano Edoardo Agresti e altri importanti fotografi lo hanno fatto nel bel Paese. Certo, a corredo di tale risicata attrezzatura avevano luci, lenti aggiuntive, stativi etc…
Ma la sfida o provocazione che sia è stata da tempo lanciata. Ovvero l’annosa dissertazione su quanto sia importante il mezzo con cui si fotografa, rispetto all’occhio e all’esperienza del fotografo. La verità sta nel mezzo, e cioè che un occhio esperto e ispirato debba comunque avvalersi di un apparecchio adeguato e professionale. Diversamente, i risultati potranno essere validi, ma ci si rende conto di aver limitato le possibilità a ciò che il dispositivo gli consentiva. Restando in campo artistico tutto è possibile, dacchè gli artisti hanno da sempre usato ogni mezzo creativo a disposizione per esprimere la propria visione del mondo, e il telefonino non fa eccezione. Sono infatti state allestite in tutto il mondo delle mostre dei selfie più interessanti, una a Londra nel 2013, a Firenze nel 2014 sul lavoro di Richard Dupont, e chissà quante in tutto il mondo. E’ innegabile, lo smartphone sarà nostro compagno di vita per molti anni ancora, almeno finché non verrà sostituito da altri congegni. Potrebbe venire rimpiazzato dai famigerati Google glasses, gli occhiali che promettono connessione e condivisione istantanea, oppure da un’altra invenzione che ancora non conosciamo. La parola d’ordine è condivisione, tanto è vero che anche le ultime reflex uscite posseggono di serie un dispositivo wifi integrato, perché la pubblicazione rapida delle proprie foto, in alcuni casi, è di primaria importanza. Per esempio nel fotogiornalismo. Altro fattore discriminante è la leggerezza, motivo per cui le mirrorless, ovvero le macchine fotografiche senza lo specchio, e quindi con mirino digitale e non più ottico, stanno decisamente prendendo piede, anche tra i professionisti. Condivisione e leggerezza dunque.
A scapito della qualità? Non è sempre detto, la tecnica fa passi da gigante, e ogni nuova tecnologia viene integrata, in modo da aggiungersi a quanto di buono già abbiamo. La storia tecnologica ce lo ha insegnato, non si può fermare il progresso, soprattutto quando è così fulmineo e invasivo come in questi anni. Il vero rischio, è che l’espressione artistica della fotografia possa perdere forza, a causa della sovraesposizione di immagini tutte uguali e con il solo intento di promuovere se stessi, migliorare la propria immagine digitale. Il rischio di non riuscire più a distinguere tra una buona foto e una foto fatta bene. Non riuscire a leggere la fotografia come espressione di tutto ciò che abbiamo visto e vissuto, parafrasando Ansel Adams, ma limitarsi a concepirla come ricordo e autocelebrazione. E’ una paura già emersa con il fotomontaggio, col quale si può manipolare la realtà in modo incredibile, e allo stesso tempo plausibile, se fatto bene. Ma, come detto, non c’è modo di sapere cosa succederà in futuro, possiamo solo prepararci ed essere pronti. La fotografia è in continua trasformazione, noi possiamo esserne spettatori. E magari protagonisti, anche con un selfie. Ma con qualcosa da dire, sempre.




















