Pubblicato in: Sab, Set 26th, 2015

Scuola e Famiglia/Ricostruire alleanze infrante

Ricomincia l’Anno Scolastico, e i riflettori si riaccendono sulla scuola. Su tanti aspetti della vita di questa realtà piuttosto bistrattata e dimenti­cata negli ultimi tempi, eppure cosi straordinariamente decisiva per il destino delle giovani generazioni e quindi dell’intera compa­gine sociale. Tra essi merita una riflessione il rapporto tra scuola e famiglia: relazione delicata e comples­sa, che è stata investita (e non poteva essere altrimenti) dai vorticosi cambiamenti che hanno trasformato negli ultimi decenni entrambe le istituzioni e il clima culturale nel quale esse vivono. Sono cambiate le rappresentazioni simboliche e le modalità esperienziali, le attese sociali e i vissuti delle persone. Si è modificata anche quell’alleanza che, senza cadere in inutili e fuorvianti idealizzazioni, possiamo riconoscere come il tratto distintivo del legame che le univa in passato. Scuola e famiglia si riconoscevano e legitti­mavano a vicenda come compagne di strada di un’unica avventura, quella dell’educazione dei più piccoli (ossia dell’introduzione alla scoperta di sé, degli altri, della realtà), sia pure nella distinzione dei compiti e delle dinamiche. Oggi possiamo parlare di un’alleanza infranta, in uno scenario che vede gli interlocutori non di rado animati da una “cultura del sospetto” che porta a concepire l’altro come contropar­te piuttosto che, appunto, come alleato. Vale certamente la pena di parlare al plurale: esistono le scuole e le famiglie concrete, caratterizzate da una estrema varietà di configurazioni e di interazioni, anche molto feconde e collaborati­ve, poiché le istituzioni camminano sulle gambe delle persone che le animano.

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Sovente, tuttavia, si incontrano situazioni segnate al conflitto (famiglie che sentono di dover difendere i figli dalle scuole, scuole che sentono di dover difendere gli allievi dalle famiglie). Oppure situazioni segnate dal disinteresse, il più infido e pericoloso dei nemici. Le scuole, in particolare si sentono abbandonate dai loro primi stakeholders: avvertono la famiglia come il primo luogo in cui si consuma la svalorizza­zione del profilo ideale e del ruolo sociale della scuola. Come se da essa non ci si attendesse più qualcosa di grande e di bello, di apprezza­bile e di utile. Certo, le scuole imputano ai genitori tante altre cose, anzitutto di essere all’origine di quella nuova realtà dell’infanzia e della fanciullez­za che gli studiosi hanno contrassegnato con l’icona del bambino tiranno, frutto di una famiglia che rinunciando alla sfida di condurre, si accontenta di sedurre i bambini, assecondan­doli nei loro pseudobisogni indotti invece di  accoglierne i bisogni di sviluppo più auten­tici. Ma al fondo, mi pare, la richiesta di aiuto più grande rivolta dalle scuole alle famiglie riguarda proprio questo bisogno di riconoscimento, questa richiesta di credito: aspettatevi da noi qualcosa di buono per i vostri figli, un contributo reale al loro diventare uomini e donne, non appena un luogo cui sbolognare i bambini per disfarsi della responsabilità educativa. Molto di più, dunque, dell’invito assillante a dare regole ai propri figli, giacché educare (senza nulla to­gliere al valore profondo della regola) è molto di più che “gestire” o “regolare”: è comunicare una speranza. Le sfide del tempo presente mal si sposano con la solitudine, massimamente la sfida educativa: si tratta di ricostituire alleanze infrante. Tra esse, quella tra scuola e famiglia appare una tra le più decisive. 

Marcello Tempesta

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