Scuola e Famiglia/Ricostruire alleanze infrante
Ricomincia l’Anno Scolastico, e i riflettori si riaccendono sulla scuola. Su tanti aspetti della vita di questa realtà piuttosto bistrattata e dimenticata negli ultimi tempi, eppure cosi straordinariamente decisiva per il destino delle giovani generazioni e quindi dell’intera compagine sociale. Tra essi merita una riflessione il rapporto tra scuola e famiglia: relazione delicata e complessa, che è stata investita (e non poteva essere altrimenti) dai vorticosi cambiamenti che hanno trasformato negli ultimi decenni entrambe le istituzioni e il clima culturale nel quale esse vivono. Sono cambiate le rappresentazioni simboliche e le modalità esperienziali, le attese sociali e i vissuti delle persone. Si è modificata anche quell’alleanza che, senza cadere in inutili e fuorvianti idealizzazioni, possiamo riconoscere come il tratto distintivo del legame che le univa in passato. Scuola e famiglia si riconoscevano e legittimavano a vicenda come compagne di strada di un’unica avventura, quella dell’educazione dei più piccoli (ossia dell’introduzione alla scoperta di sé, degli altri, della realtà), sia pure nella distinzione dei compiti e delle dinamiche. Oggi possiamo parlare di un’alleanza infranta, in uno scenario che vede gli interlocutori non di rado animati da una “cultura del sospetto” che porta a concepire l’altro come controparte piuttosto che, appunto, come alleato. Vale certamente la pena di parlare al plurale: esistono le scuole e le famiglie concrete, caratterizzate da una estrema varietà di configurazioni e di interazioni, anche molto feconde e collaborative, poiché le istituzioni camminano sulle gambe delle persone che le animano.
Sovente, tuttavia, si incontrano situazioni segnate al conflitto (famiglie che sentono di dover difendere i figli dalle scuole, scuole che sentono di dover difendere gli allievi dalle famiglie). Oppure situazioni segnate dal disinteresse, il più infido e pericoloso dei nemici. Le scuole, in particolare si sentono abbandonate dai loro primi stakeholders: avvertono la famiglia come il primo luogo in cui si consuma la svalorizzazione del profilo ideale e del ruolo sociale della scuola. Come se da essa non ci si attendesse più qualcosa di grande e di bello, di apprezzabile e di utile. Certo, le scuole imputano ai genitori tante altre cose, anzitutto di essere all’origine di quella nuova realtà dell’infanzia e della fanciullezza che gli studiosi hanno contrassegnato con l’icona del bambino tiranno, frutto di una famiglia che rinunciando alla sfida di condurre, si accontenta di sedurre i bambini, assecondandoli nei loro pseudobisogni indotti invece di accoglierne i bisogni di sviluppo più autentici. Ma al fondo, mi pare, la richiesta di aiuto più grande rivolta dalle scuole alle famiglie riguarda proprio questo bisogno di riconoscimento, questa richiesta di credito: aspettatevi da noi qualcosa di buono per i vostri figli, un contributo reale al loro diventare uomini e donne, non appena un luogo cui sbolognare i bambini per disfarsi della responsabilità educativa. Molto di più, dunque, dell’invito assillante a dare regole ai propri figli, giacché educare (senza nulla togliere al valore profondo della regola) è molto di più che “gestire” o “regolare”: è comunicare una speranza. Le sfide del tempo presente mal si sposano con la solitudine, massimamente la sfida educativa: si tratta di ricostituire alleanze infrante. Tra esse, quella tra scuola e famiglia appare una tra le più decisive.
Marcello Tempesta
















