Pubblicato in: Gio, Feb 5th, 2015

Sempre in fuga dal Sud al Nord/I Migranti della Salute

Un triste primato/Nessun altro Paese, oltre al nostro, viaggia così tanto da una Regione all’altra per i ricoveri ospedalieri, alla ricerca del medico più bravo o della struttura più attrezzata ed adeguata. 

Assi

In tanti verso Lombardia, Emilia Romagna e Veneto…

Scarsa attrattiva nelle Regioni di confine

La fuga degli italiani al nord del Paese per farsi curare non è argomento nuovo, tuttavia lo è l’ultima scoperta che dà ai nostri con­nazionali il primato Ue delle migrazioni per la salute. Nes­sun altro Paese, oltre al nostro, cioè, viaggia così tanto da una regione all’altra per i ricoveri ospedalieri, alla ricerca del me­dico più bravo o della struttura più attrezzata ed adeguata. La mobilità sanitaria sarebbe più accentuata, tuttavia, entro i confini del Paese (mobilità in­terregionale) piuttosto che fuori dall’Italia (mobilità transfron­taliera). Dall’ultimo rapporto Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) emerge che le quattro regioni che presentano i maggiori saldi negativi si collocano al sud (Puglia, Sicilia, Calabria, Campania), seguono Lazio, Basilicata e Sardegna. Il saldo finanziario positivo più rile­vante è realizzato invece da tre regioni dell’Italia settentrionale (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) e una dall’Italia cen­trale (Toscana), subito dopo si colloca l’Umbria. Un aspetto su cui si è soffermato il rapporto è stata la mobilità di confine, ovvero gli spostamenti avvenuti tra regioni limitrofe. Tale dato è importante perchè fa capire la capacità attrattiva di una regione. Campania, Puglia, Ba­silicata hanno una mobilità di confine superiore al 70%: non hanno perciò capacità attrattiva, infatti, la mobilità delle regioni del sud si muove tutta verso regioni non confinanti.

Sanità

Il Rapporto Agenas 2012/I Malati Cardiochirurgici che si spostano sopravvivono di più

La situazione nel­la Regione Puglia richiama quella delle altre regioni meridio­nali. La fuga al Nord è molto insistente. Nel biennio 2012-2013 si sono spostate 58.000 persone. Secondo il Ministero della Salute il saldo negativo è stato di 41.446 a fronte dei 22.445 in entrata. Un motivo potrebbe essere di tipo prettamente strutturale. Le liste di attesa, dalla semplice visita al ricovero ospedaliero, sono molto lunghe e mentre politi­ci e addetti ai lavori (medico di base, Asl, Cup) discutono sulle responsabilità, gli utenti cercano soluzioni alternative. Un altro motivo è invece di tipo culturale. “La ricerca del medi­co migliore, di colui che è il più affermato, che ha statisticamen­te più successo nel campo della malattia cui il paziente è affetto, comporta per forza di cose uno spostamento di quest’ultimo verso il primo”- Onlus 2011 “indagine e valutazioni sul fe­nomeno della mobilità sanitaria verso la regione Lombardia” – e, in genere, i medici migliori, nell’immaginario collettivo, si trovano nelle strutture di eccellenza del Nord. Da ciò si desume inoltre, che gli sposta­menti dalla Puglia avvengono soprattutto per la ricerca delle “specializzazioni”. Tuttavia, ci si è domandati se effettivamen­te le aspettative di vita spostan­dosi aumentino o se si tratti di un mero preconcetto infondato. La risposta è nel rapporto Agenas 2012: “i dati presen­tati dimostrano che per alcuni trattamenti (es. quelli cardiochi­rurgici) i malati che si spostano su lunghi percorsi, soprattutto dalle Regioni del Mezzogiorno, hanno risultati di sopravvivenza significativamente migliori dei pazienti che rimangono a farsi curare nelle strutture vicino alla propria residenza. Quando invece si analizzano gli effetti della mobilità sanitaria sulle malattie per le quali il tratta­mento non riesce ad apportare un rilevante beneficio in termini di sopravvivenza, come il tu­more del polmone, non emerge alcuna differenza tra i pazienti che si curano lontano e quelli che rimangono vicini al proprio domicilio. Queste eccezioni, se ben valutate, potrebbero rendere superflui i tradizionali spostamenti tra il Sud e il Nord del paese”. Un’ultima annota­zione riguarda una certa caratte­ristica degli utenti pugliesi e quelli delle altre Regioni del Sud che si spostano al Nord: è stato rilevato che il fenomeno riguarda soprattutto le fasce sociali più abbienti. Ma ancora più selettivo risulta il titolo di studio: il possesso di creden­ziali educative si dimostra fondamentale nell’orientare la scelta delle strutture di rico­vero. Ciò induce ad ulteriori considerazioni in merito alla giustizia sanitaria. In partico­lare, l’Agenas si chiede se il servizio pubblico sanitario sia equo per tutti e se non provochi piuttosto un incremento delle disuguaglianze sociali negli esiti di salute.

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LA MOBILITÀ SANITARIA 

Con il termine mobilità sanitaria si fa riferimento al diritto del cittadino di ottene­re cure, a carico del proprio sistema sanitario, anche in un luogo diverso da quello di residenza. Al livello ammi­nistrativo e burocratico si stabiliscono due categorie di mobilità: attiva e passiva. La prima rileva il numero dei pazienti che lasciano il luogo di residenza per sottoporsi alle cure di un Presidio Asl o ospedaliero diverso e distante da casa, la seconda riscontra la domanda che, il presidio dove il paziente risiede, non soddisfa. Dal confronto tra la mobilità attiva e quella passiva si stabilisce l’andamento della mobilità sanitaria nel suo insieme. 

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