Smaldoniane/“Alla nostra porta i poveri bussano da mattino a sera”
A colloquio con Madre Delia Olita, Superiora della Casa…
“QUI È LA NOSTRA VERA FAMIGLIA”
“Se viviamo tra noi la fraternità, pur proveniendo da ogni parte del mondo ci sentiamo sorelle in Cristo Gesù. Così lo trasmettiamo a chi ci avvicina”.
In una sala attigua alla chiesa intervistiamo la Superiora, madre Delia Olita.
Cosa significa per voi Vangelo, profezia, speranza?
Ogni volta che si legge la Parola di Dio si ha l’impressione che ci sia Gesù che parla e dice ciò che si deve fare, perché attraverso i Suoi suggerimenti viene alla luce la gioia di pensare che il domani sarà migliore di oggi. Questa speranza è alimentata proprio dalla Parola divina, il nutrimento. Talvolta, si può pensare di saper tutto di essa, ma quando la si riapre emerge sempre qualcosa di nuovo, quello che vuol dirci il Signore perché il mondo sia migliore.
Cosa vuol dire per voi vita consacrata?
È tutto per noi. Significa che ci si è donati al Signore per sempre e bisogna vivere esclusivamente per Lui e per amor Suo dedicarsi al fratello. Non occorrono tante parole: è un intimo contatto con il Signore momento per momento. “Mio Sposo”: ecco tante volte nelle nostre preghiere singole diciamo: “Gesù mio ho sposato Te, io indegna, Tu sei il mio Sposo, che mi da forza. Aiutami a non essere egoista tenendoTi tutto per me, ma che io oggi possa donarTi anche ai fratelli”.
Come si pone la vostra vita consacrata di fronte alle sfide della nuova evangelizzazione?
Non è facile e bisogna guardare sempre con molta prudenza e non pretendere di fare da soli, ma invocare l’aiuto di Dio, perché le sfide sono tante e molte volte sopraggiunge lo scoraggiamento, messo puntualmente da parte, perché ci affidiamo a Lui, che è con noi e ci sostiene, ci aiuta ad andare avanti, a portarLo in qualunque mon do e sempre. La nostra giornata ha il fine di darLo agli altri, non possederLo soltanto, ma condividere con gli altri la Sua presenza.
In cosa consiste l’impegno per lo zelo divino?
Vivere bene la nostra giornata. Dire: “Oggi il Signore mi ha donato questo giorno, mi dona queste ore, questa luce, questo tempo. Devo zelare la Sua presenza, fare in modo che anche gli altri si accorgano che Lui è il grande, che elargisce a noi tutta questa provvidenza e di conseguenza lo ringraziamo per la Sua bontà, con lo Spirito di donarci continuamente a Lui”.
Come si connettono i consigli evangelici con la comunità fraterna?
Anzitutto fra noi, nella vita comunitaria, vivendo da sorelle il Vangelo, l’impegno della castità, dell’obbedienza, della povertà costanti nel rammentare che ci siamo donate a Lui, ci siamo consacrate e, di conseguenza, dobbiamo attuare quello che Egli ci insegna. Se viviamo tra noi questa fraternità, pur proveniendo da ogni parte del mondo ci sentiamo sorelle, condividendo lo stesso carisma, spiritualità, quali sorelle in Cristo Gesù. Così riusciamo a trasmetterlo alle persone che ci avvicinano. È bello, quando finiscono di parlare nei nostri colloqui, ascoltare che dicono: “Grazie, ci siamo sentiti a casa”. È il più bel ringraziamento che possano esprimerci.
Cosa significa totale appartenenza al Signore?
Noi abbiamo la nostra famiglia, i parenti, le più giovani i genitori, i contatti con loro, ma la nostra vera famiglia è questa, la comunità, dove respiriamo la vita di ogni giorno, la grazia di Dio e l’aria fraterna, che ci circonda.
Pagine a cura di Sonia Marulli

















