Sostenere i Settimanali Cattolici… Strumenti delle “periferie”
È tanto coinvolgente ascoltare Papa Francesco mentre parla della Rai quale strumento pubblico, chiamato a svolgere un servizio “alla verità, alla bontà e alla bellezza”. E risulta molto interessante quando rileva “l’importanza della corretta informazione”, vincolata a evitare, oltre alla diffamazione e alla calunnia, la disinformazione, tutte e tre colpe considerate “i più grossi peccati” dei media. Così come quando rivolgendosi ai mafiosi denuncia che “il clima mediatico ha le sue forme d’inquinamento, i suoi veleni”.
C’è una democrazia che è frutto dell’informazione. Libera e pluralistica. Cioè di un’informazione che non può essere prodotta con metodologia esclusivamente economico-imprenditoriale, magari determinata dagli interessi pubblicitari. Che coinvolge direttamente la libertà mediante la possibilità di offrire diverse fonti di comunicazione, le quali, nel nome della giustizia, dovrebbero nutrire un’attenzione particolare verso la stampa non profit. Proprio perché non profit. Come i settanta periodici della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, i quali, su un totale di 189, ricevono “briciole di contributi”, da non considerare assolutamente benevolo oggetto di benevolenza.
“Ci sono i media grandi, quelli più piccoli… ognuno ha la sua funzione… tutti abbiamo una funzione. Tutti!”, specifica Francesco all’associazione Corallo che riunisce le emittenti radiotelevisive cattoliche italiane. Dinanzi alla potenza dei grandi network, si tratta di far “camminare le parole” delle periferie proprio con gli strumenti delle periferie, per usare ancora il noto linguaggio del Papa, valorizzando esperienze e risorse del territorio. I Settimanali cattolici, infatti, da oltre un secolo (il nostro, sia pure con denominazioni diverse, è presente a Lecce dal 1° novembre 1907) interagiscono con la gente tramite uno stile di autentica prossimità, camminando assieme alle popolazioni con profondo spirito di servizio verso i cittadini e la comunità ecclesiale.
Ora la Federazione denuncia il rischio di discriminare e penalizzare con norme restrittive dei finanziamenti alcune voci delle periferie italiane: giornali preziosi per l’informazione locale, per la comunicazione immediata tra le varie realtà locali, per l’accompagnamento nel sostenere specifiche battaglie del territorio. Al di là delle strategie economiche comunicative, che comunque non possono non tener conto del qualificato apporto dei media cattolici, frutto di tanto volontariato, di concreto rapporto con la gente nella lettura critica della realtà e nell’individuazione dei percorsi di speranza, si tratta di sostenere la libertà. Di tutti.
Adolfo Putignano
















