Squinzano, l’altra faccia del Patto di Stabilità
Lei cosa pensa, invece?
Sostanzialmente l’indebitamento, cioè l’aumento del debito pubblico, deriva dallo spendere molto di più di quello che si produce. Cercare di ridurre l’indebitamento con il rigore comporta, quindi, la conseguenza che il diminuire degli investimenti rallenta ulteriormente la crescita e fa innalzare ancora di più la soglia del debito pubblico. Il fallimento della politica del rigore ne è la testimonianza più eclatante. Controllando l’indebitamento si è ottenuto esattamente il contrario, cioè rallentare ulteriormente la crescita e far aumentare il debito pubblico.
Come si contrasta, a suo parere il debito pubblico?
Il modo migliore per contrastare il debito, paradossalmente, è proprio l’ulteriore indebitamento finalizzato alla crescita e non alla spesa improduttiva. In questo caso l’aumento della spesa pubblica genera investimenti che si traducono in aumento della produzione e, quindi, in maggiore crescita e contestuale riduzione del debito stesso. La critica principale rivolta al Psi è infatti quella di essere irrazionale in quanto impedirebbe ai Comuni di “spendere i soldi che hanno già in cassa”.
Non è così?
È allo stesso tempo vero e falso. È vero perché da qualche anno il saldo-obiettivo per i Comuni è calcolato secondo il criterio della competenza mista: competenza giuridica per la parte corrente, e cassa per il conto capitale (investimenti per opere pubbliche). Avendo alcuni enti locali in passato impegnato in competenza ingenti spese, il vincolo di cassa attualmente vigente sugli investimenti genera automaticamente l’accumularsi di residui passivi (somme impegnate ma non erogate) cui corrispondono opere pubbliche già finanziate, avviate o completate, ma, che non possono essere liquidate. La discrasia tra competenza e cassa è accentuata dal fatto che l’indebitamento, fonti di finanziamento primaria degli investimenti pubblici, non viene conteggiato tra le entrate rilevanti per il computo del saldo del Psi. Le somme finanziate non possono, quindi, essere erogate per non provocare un peggioramento del saldo.
Provi a spiegarci con un esempio.
In pratica è come se un cliente entrasse in un ristorante ed ordinasse tantissime pietanze pur avendo un vincolo nel numero di quelle che ne potrebbe effettivamente mangiare essendo a dieta. Il blocco degli investimenti per indebitamento può essere, però, legittimamente aggirato in quanto il Psi non distingue tra parte corrente e parte in conto capitale. Nulla vieta ad un Comune che voglia salvaguardare i pagamenti dei propri investimenti di effettuare l’intera manovra di aggiustamento sulla parte corrente, riducendo gli impegni di spesa sotto il livello delle entrate accertate (o aumentando queste ultime sopra il livello delle spese impegnate). Una tale manovra implica un avanzo di parte corrente che può essere destinato al finanziamento degli investimenti l’anno successivo o alla riduzione dell’indebitamento.
E allora, perché tanti sindaci si lamentano e si sentono bloccati dal Patto?
Molti amministratori locali sono restii, però, ad intraprendere questa strada, perché il taglio della spesa corrente implica un’azione costosa sia in termini di tempo (una spending review efficace non può essere improvvisata) sia in termini politici (il livello eccessivo di spesa corrente serve a remunerare interessi di lobby e ad acquisire consenso politico).
Non ci sono alternative?
Nulla vieta agli enti locali, in seconda battuta, di rimpinguare le entrate rilevanti ai fini del Patto, per esempio accelerando le dismissioni patrimoniali tenendo conto che non basta che un’immobile pubblico sia messo all’asta (il che darebbe luogo ad un accertamento di entrata) ma occorre, anche, incassare materialmente la somma (che genera un incasso di liquidità).
A Squinzano, il Comune dove lei riveste il uolo di assesore al bilancio, come vi muovete?
Il Comune di Squinzano dopo aver subito gli effetti dello sforamento degli obiettivi del Patto di Stabilità, verificatosi durante la gestione commissariale, stiamo risalendo la china proprio perseguendo la direttrice del finanziamento della spesa con una attenta spending review e con un aumento delle entrate di parte corrente rispetto alle spese impegnate, in primo luogo, per ridurre il disavanzo ereditato di quasi € 700.000,00 e, poi, per generare avanzi da reinvestire. Se pensiamo che in sei mesi siamo riusciti a quasi dimezzare il disavanzo non possiamo che ben sperare.
Pagine a cura di Maria Rosaria Contaldo















