Storia e Archeologia/Ricercatori Salentini alla scoperta dell’Egitto sepolto
A colloquio con il dott. Minaya membro della missione che ha riportato alla luce due statue leonine, del tempio di Soknopaios.
L’enigma: Si presume che i due esemplari di diversa fattura appartengono a epoche diverse: uno potrebbe essere di età tolemaica, l’altro di età romana. La certezza verrà dagli esami di laboratorio.
È con commozione e sentito stupore per la raffinatezza dei manufatti che Giuseppe Alvar Minaya, laureato in Conservazione dei Beni culturali presso l’Università del Salento, racconta l’emozione di aver rinvenuto uno delle due statue raffiguranti leoni, elementi di copertura delle canalette di scolo presso il tempio di Soknopaios, un unicum nel territorio del Fayyum per complessità decorativa.
Dott. Minaya, le sue mani hanno avuto per prime l’onore di rinvenire le due statue. Come è avvenuta la scoperta?
È stata una scoperta del tutto inaspettata. Avevamo già un’idea di quello che avremmo potuto trovare e ci aspettavamo delle gronde, ma mai avremmo potuto immaginare di rinvenire degli elementi archeologici di così raffinata fattura. È difficile descrivere il momento del rinvenimento. I due leoni sono venuti alla luce secondo i tempi dettati dal lavoro di uno scavo archeologico scientifico e quindi molto lentamente. Entrambi le sculture erano capovolte, adagiate su di un pendio costituito dal materiale di risulta derivato dallo smantellamento dell’edificio templare.
I primi elementi che abbiamo riconosciuto sono state le zampe, poi le criniere ed infine, preoccupati che potessero essere danneggiati o volutamente deturpati, abbiamo iniziato ad intravedere le teste. Credo sia stata una scoperta emozionante per tutti i membri dell’equipe della Missione e per tutti i presenti. Credo che nessuno abbia resistito alla tentazione di poggiare la mano su quella pietra ben lavorata e saggiare la preziosa fattura di quelle splendide decorazioni.
Qual era la funzione di questi leoni rispetto al tempio in onore di Soknopaios?
I due elementi scultorei sono parte di due gruppi architettonici costituiti ciascuno da una gronda dotata di canaletta, un supporto alla stessa gronda e, appunto, un elemento di copertura e chiusura nella parte superiore della canaletta di scolo. Si tratta di elementi architettonici che venivano posti in corrispondenza dei piani superiori degli edifici per lo scolo delle acque piovane. La canaletta scavata sulla gronda costituiva l’elemento terminale di una piccola rete di canalette realizzate sui pavimenti dei piani superiori per il convogliamento delle acque verso l’esterno. La gronda sporgeva dalla parete dell’edificio per fa vorire la caduta dell’acqua dall’alto, in maniera analoga agli sgocciolatoi presenti sui balconi di molte case moderne.
L’utilizzo di gronde semplici è noto in vari edifici, ma la presenza di gronde decorate con elementi scultorei rappresenta sinora un unicum in tutto il territorio del Fayyum e trova, in Egitto, un solo confronto con gli splendidi esemplari, ancora in posto, del tempio di Dendera. La presenza di tali elementi a Soknopaiou Nesos è una testimonianza certa dell’importanza di questo tempio e ci avvicina di più alla comprensione del toponimo arabo utilizzato per identificare il nostro sito archeologico, “Dime es-Seba”, ovvero “Dime dei leoni”.
Come si presenta il loro stato di conservazione, di che materiale sono e quali fattori hanno contribuito a preservarne l’integrità?
I due leoni sono realizzati in calcare grigio. Entrambi gli esemplari sono ben conservati e presentano danni esigui, derivati quasi certamente dalla caduta. Le parti più colpite sono le orecchie in quanto gli elementi più fragili e più esposti della struttura corporea delle sculture. I due leoni devono essere rimasti alla mercé dei curiosi e delle intemperie per poco tempo. La loro “caduta” sembrerebbe, infatti, inserirsi in una intensa fase di spoglio dell’edificio templare in cui erano posti. La loro mole e la loro repentina copertura devono aver garantito con certezza la loro integrità e il loro stato di conservazione.
















