Topi d’appartamento/Ma a Lecce in trappola due Slave
Consigli per la sicurezza/La SVEVIAPOL “veglia” nel Salento da 40 anni
Come spesso accade, al perpetrarsi di episodi di furto si alternano lunghi e spesso inutili dibattiti su chi e come può difenderci dai furti. Ma se è vero che non esiste un vademecum che garantisca la sicurezza assoluta di case e imprese commerciali è altrettanto vero che, con interventi adeguati, gli Istituti di Vigilanza sono in grado di limitare il verificarsi di simili eventi a danno del patrimonio.
Operante da quasi 40 anni nelle province di Lecce-Brindisi-Taranto, Sveviapol Sud ha saputo nel tempo strutturare il proprio organigramma e la propria offerta in modo da potersi rivolgere a diverse tipologie di clienti. Oggi, oltre alla fama di veterano tra gli Istituti di sicurezza del Mezzogiorno, vanta circa 15000 clienti tra istituti di credito, negozi, uffici e abitazioni private.
Il quadro dipinto da Armando Miccoli, responsabile commerciale dell’Istituto Sveviapol Sud per la zona di Lecce e provincia, è chiaro. “Trent’anni fa, l’elevato costo di un impianto d’allarme, rendeva l’investimento proibitivo per alcuni cittadini. Oggi, l’introduzione del microprocessore ha permesso un abbattimento del costo, dunque, è molto più semplice far rientrare un impianto di questo tipo tra le spese extra che una famiglia può permettersi”. Oltretutto, è da tener presente che, nella quasi totalità dei casi, sono gli stessi Istituti di Vigilanza a fornire al cliente l’impianto d’allarme in comodato d’uso gratuito. “Tuttavia – continua Miccoli – l’impianto costituisce un semplice palliativo che, da solo, non è sufficiente a garantire la funzionalità del servizio perché viviamo in città sommerse di rumori e nessuno fa più caso all’indistinto suono di una sirena. Per questo motivo, come Istituto di Vigilanza, cerchiamo di portare avanti un discorso di cultura che orienti il cliente verso il sistema d’allarme, piuttosto che verso un semplice impianto d’allarme che rappresenta solo una parte dell’apparato di vigilanza. L’efficacia del sistema d’allarme, infatti, è legato a tre componenti: la difesa passiva (grate, porte blindate, impianto d’allarme, ecc), la difesa attiva (il centro di ascolto della centrale operativa) ed, infine, la pattuglia di zona che interviene su ogni allarme segnalato. Solo il controllo congiunto di queste componenti può garantire una reale prevenzione e repressione delle azioni contro il patrimonio”.
Cultura a parte, esiste un altro fattore di criticità che gli Istituti di vigilanza devono fronteggiare: le innovazioni tecnologiche in campo di sicurezza. “Quella che per molti rappresenta una sfida – afferma l’intervistato – per Sveviapol risulta essere un punto di forza. La presenza dell’uomo è importante, ma oggi l’uomo deve essere supportato dalla tecnologia. Il nostro Istituto, già dal 2006 adopera il servizio di video-allarme che permette un controllo dell’area video sorvegliata in tempo reale offrendo, quindi, maggiori sicurezze al cliente”.
Inoltre, a quanti pensano che la crisi abbia comportato un calo di clienti per gli Istituti di vigilanza, Miccoli risponde che in relazione agli affiliati, il dato è inversamente proporzionale alla crisi. E non si tratta di un paradosso, ma della logica conseguenza della difficile situazione economica che stiamo vivendo: la crisi, infatti, determina un aumento della propensione a delinquere e, a fronte di una crescente percezione di insicurezza, la brava gente richiede maggiore tutela.
I NUMERI
Dal 1976 Sveviapol Sud opera tra Lecce, Brindisi e Taranto:
– 54 distretti
– 280 agenti/operatori di sicurezza
– Oltre 15000 clienti (di cui il 60% sono famiglie)
– 2400 segnalazioni d’allarme al giorno
– Circa 20 furti sventati in un anno
Ossessione o certezza?/C’era una volta il segno degli Zingari
Non appena in città si diffonde la notizia che i furti più recenti sarebbero stati perpetrati da donne di etnia rom, ecco che rispunta l’ossessione per il “codice degli zingari”. Si tratterebbe di segni lasciati sui citofoni o sugli stipiti delle porte per catalogare ogni appartamento in base al grado di fattibilità, all’interesse o al momento più favorevole per colpire. Non è ancora chiaro se si tratti di segni convenzionali facenti parte di una sorta di linguaggio solidale tra criminali o di una semplice leggenda metropolitana; di certo c’è che anche tra i citofoni leccesi qualcuno si è preso la briga di “lasciare il segno”.
Pagine a cura di Serena Carbone

















