TRE MINISTRI DELLA CHIESA NEL SEGNO DI PIETRO E PAOLO
DON FRANCESCO MORELLI, SACERDOTE DIOCESANO
“FIDUCIA E SOFFERENZA IL SEGRETO DELLA SEQUELA”
Don Francesco, cosa dici di te stesso?
Mi viene in mente la parabola del fico sterile che in Luca evidenzia la pazienza di Dio nei confronti di un albero che non si decide a dare i suoi frutti; e in Matteo evidenzia la forza della fede capace di convertire la vita di ciascuna creatura. Innanzitutto grazie alla mia famiglia, grembo fecondo di vita naturale e, soprattutto, di fede semplice, vera e incarnata su un tessuto di valori universali e cristiani. Questa spontanea testimonianza è stata per me l’oasi di ristoro cui ho attinto per discernere, spesso, nel marasma di falsi valori che pure si sono affacciati nella mia vita. Come non ricordare i vari insegnanti e professori che hanno curato la mia formazione umana e culturale: li ricordo come le note che arricchivano quella melodia che le famiglie e la società suonavano con cuore unificato. Grazie ai miei parroci, ai vari sacerdoti conosciuti e a tanti testimoni di fede che hanno costellato la mia vita di esempi luminosi di sequela dell’unico Maestro. Ancora grazie ai miei ex colleghi di lavoro perché mi hanno permesso non solo di vivere con loro l’esperienza di chi desidera guadagnarsi con onestà il pane quotidiano, ma anche di entrare nel loro vissuto per condividerne gioie e fatiche.
Come è nata la tua vocazione?
Mi viene da parafrasare il testo di Geremia: ciascuno di noi è conosciuto dal Signore prima ancora di essere formato nel seno di nostra madre per cui la nostra vocazione non nasce ma ci viene manifestata. È un intreccio d’amore tra il Suo progetto e la nostra libertà e, ahimè, per molto tempo ho fatto mio il timore del profeta: Signore non so parlare. Finché non ho compreso che il progetto di Dio l’avevo accettato ad un livello solo concettuale, non l’avevo fatto mio nella carne e nel cuore. Senza arrendersi, perché Lui è fedele, mi ha posto nell’esperienza del C.V.S. dove ho compreso che l’amore di Dio ricevuto e donato nella sofferenza della carne è la parola più bella che possa esprimere la bellezza di seguire Gesù.
Perché oggi ti fai prete?
L’esperienza parrocchiale e quella da educatore nel Seminario Minore hanno allargato i miei orizzonti, facendomi comprendere che Gesù mi parla attraverso l’uomo, qualunque sia la sua vocazione e qualunque sia il suo bisogno della Parola che salva e che non è possibile che Dio, dopo di noi, non chiami più nessuno alla Sua sequela. Per cui faccio mie le parole di Gesù: “Io prego per loro… perché sono tuoi” (Gv 17,9).
Vincenza Sava
















