TRE MINISTRI DELLA CHIESA NEL SEGNO DI PIETRO E PAOLO
IL PARROCO DELLA CATTEDRALE DI LECCE
L’ESISTENZA COME DONO PER GLI ALTRI UNA BELLA SFIDA D’AMORE
La missione di annunciare il Vangelo nella Chiesa non può cessare, ma avrà sempre bisogno di un servizio analogo a quello esercitato alle origini dagli apostoli, che Gesù si scelse “sul monte e chiamò a sé quelli che volle perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Marco 3,13-15). Ad essi affiderà il compito di celebrare la sua Pasqua, nel sacrificio eucaristico, nella parola della fede e nella comunione della famiglia di Dio, la Chiesa: “Fate questo in memoria di me”. E così, come tutte le ordinazioni, anche quella di Francesco Morelli è carica di questi significati: c’è l’iniziativa dall’alto, la chiamata alla comunione con Gesù, l’invio, il munus di celebrare i sacramenti. L’eccomi di Francesco è la risposta limpida e sofferta, intrepida e lungimirante a questo compito che Dio affida a chi e quando vuole e sceglie per essere collaboratore nel suo misterioso progetto di salvezza; perché ogni vocazione è significativa e misteriosa, parte dal monte (da Dio) e al monte (il cielo) ritorna, portandosi dietro quanto è stato detto e fatto in-con-per Lui nel mezzo. Sin dalle origini il sacerdote fu visto nel suo rapporto alla comunità: scelto da essa, costituito e inviato ad essa. “Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza…
Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio…” (Ebrei 5,1-4). Don Francesco ha vissuto la sua formazione specializzandosi, direi, in umanità, imparando ad essere solidale con le gioie e le sofferenze di tutti (importante la sua esperienza nel Centro Volontari della sofferenza), attento e rispettoso verso ciascuno, mite e umile di cuore ed insieme testimone del dono ricevuto dall’alto; anche nella nostra Parrocchia Cattedrale si è sempre distinto come segno vivo del Cristo che prega per i suoi e li presenta a Dio. Il sacerdote che Francesco sarà, avendone tutti gli strumenti, guarderà al bene degli uomini nelle cose che riguardano il Signore, sarà impegnato nella continua intercessione, chiamato com’è a vivere la propria esistenza come dono per gli altri, sfida d’amore che sovverte le mode e le logiche materialistiche anteponendole a quella “Bellezza che salverà il mondo”.
Antonio Bruno
















