TV dall’Analogico al Digitale/Canale 8, troppa dispersione…Telenorba, attivo numero verde
Danilo Lupo, direttore responsabile di Telerama, Luciano Sebaste, editore televisivo di Teleonda e Mario Vecchio, direttore responsabile di L’ATV. ne avevano dato un bilancio globalmente positivo, pur rilevando le difficoltà del passaggio in un momento di crisi economica globale, la necessità di attendere per considerazioni a livello editoriale-commerciale e Mario Vecchio in particolare, l’ambiguità di utilizzo di un numero elevato di canali.
Il Gaetano Gorgoni, direttore di Canale 8, usa senza mezzi termini la definizione “disastro” per sintetizzare la situazioni delle reti locali dal passaggio dall’analogico al digitale. Con passione e serrata argomentazione parla di una “strage” dell’emittenza locale e dei posti di lavoro avvenuta in tutta Italia. “Così come è stato realizzato, il digitale ha fatto gli interessi del duopolio Rai e Mediaset, che hanno mantenuto le loro frequenze e in più hanno avuto una serie di canali che io definisco “di archivio” in quanto si scaricano in essi film vecchi e tutto il materiale conservato negli archivi, senza alcuna novità”. In questa miriadi di canali, invece le piccole emittenti si sono disperse e rischiano di perdere anche il pubblico “fidelizzato” per la difficoltà (oggettiva come si può facilmente rilevare, ndr) di trovarle nella nuova numerazione digitale senza contare le difficoltà di ricezione, e questo ha una ricaduta catastrofica anche in termini di pubblicità perduta.
Un problema questo risolto nel caso di Telenorba, come spiega Gabriella Della Monaca, coordinatore Tg Norba Salento, in quanto il TAR del Lazio ha riconosciuto il ricorso di Telenorba e ha ripristinato per la Puglia , la Basilicata e il ‘il Molise, il mantenimento della posizione sul tasto 7 (anche sull’ 8 n.d. r.)che aveva da trent’anni. “Andiamo in onda anche sul 10, ma essere ancora presenti sul tasto 7 ha reso più semplice per i telespettatori trovare il numero a cui erano abituati e affezionati”. Subito dopo lo swich off, c’è stata un po’ di confusione tra i telespettatori che chiamavano per chiedere spiegazioni. Telenorba ha allora attivato un numero verde per mettere in contatto con i centri più vicini di tecnici convenzionati con l’emittente. “Durante la seconda settimana non abbiamo avuto più telefonate e abbiamo riscontri positivi.”- conclude. Tra i vantaggi del digitale pone la possibilità che l’emittente sia seguita su tutto il territorio nazionale, rappresentando così “una finestra aperta sul Sud”; porta come esempio il Tg Norba 24, canale 180, che trasmette solo in diretta. Il rovescio della medaglia starebbe nella stessa quantità di canali che devono essere riempiti di contenuti su cui bisogna ragionare. Il numero dei canali è invece dispersivo nell’interpretazione di Gaetano Gorgoni che pur ne riconosce la straordinaria possibilità per costruire il pluralismo, possibilità tradita dalle modalità di introduzione del digitale che ha rafforzato il duopolio. La pluralità non c’è e non può esserci in un periodo di crisi in cui le aziende tagliano sulla comunicazione. Da qui il collasso delle piccole reti locali che non hanno accesso ai fondi pubblici, concessi soprattutto ai giornali, ma che occupano un numero elevato di giornalisti e operatori. Imporre a queste reti la rivoluzione digitale ha significato condannarle al fallimento. Bisognava invece proteggere e sostenere le piccole imprese, soprattutto in un periodo di crisi per tutti i settori compreso quello pubblico, sia per l’occupazione che per il reale pluralismo che garantiscono. Invece “si sono affrontati i problemi nell’ottica delle delle grandi organizzazioni e il digitale è diventato un business, a partire dai decoder”.
Problemi tecnici non ce ne sono stati invece a Telenorba che “si preparava al digitale già dal 2004 con precoce investimento tecnologico”. A livello di mercato L’acquisuta visibilità nazionale è definita da Gabriella Della Monaca un vantaggio in quanto permette di negoziare spazi di mercato nuovi, anzi una strategia di azienda è proprio quella di intercettare investitori che prima non vedevano Telenorba e conquistarli alla pubblicità. Così come la divisione per aree serve a interessare la pubblicità locale.
Va segnalato, in conclusione, che il Gaetano Gorgoni pone con forza un’importante questione di fondo: se il digitale sia veramente la forma ottimale, la nuova frontiera della telecomunicazione, e manifesta i suoi dubbi, sorretti dalla notizia che in Spagna pare lo stiano smantellando. Il futuro, a suo dire, è nel satellitare e qui un altro motivo di amarezza nasce dalla considerazione di quelle emittenti che avevano investito sul satellitare e sono state “scippate” del loro investimento.
Lucia Buttazzo















