Ugo e Iolanda, senza casa…con tanta voglia di dignità e riscatto sociale
I FATTI…
DALLO SFRATTO AL FURTO. ORA OSPITI DELLE CLARISSE
Si tratta di una sistemazione provvisoria che li ha sottratti da quel ricovero a cielo aperto dove hanno vissuto per più di un mese .
L’INIZIO
Tutto è iniziato due anni fa, quando al signor Ugo Mennuni fu chiesto di restaurare un appartamento. Al termine dei lavori, necessitando di un luogo dove vivere assieme alla sua famiglia, in accordo col proprietario, Ugo vi si stabilì in veste di conduttore dell’immobile.
Purtroppo, dopo circa un anno, la situazione cambiò: senza più un lavoro, ma con quattro figli da mantenere – tre minorenni e un ventitreenne con esigenze particolari – i due coniugi si videro impossibilitati a pagare le spese della casa. La vita per quella famiglia non è mai stata facile, ma avere un tetto sopra la testa rappresentava una grande sicurezza.
L’INGIUNZIONE DI SFRATTO
Ai nostri microfoni il signor Mennuni non nasconde le sue inadempienze: “Ero moroso da diversi mesi – afferma – ma purtroppo a malapena riuscivo a portare da mangiare alla mia famiglia. Non avevo e non ho la possibilità economica per pagare quanto dovuto per la casa”. Ugo e sua moglie, Iolanda Buffalino, cercavano da tempo un accordo con il proprietario di quell’immobile.
Accordo mai giunto. Circa un mese fa, poi, è arrivata un’ingiunzione di sfratto da parte dell’ufficiale giudiziario con obbligo immediato di sgombero. Non avendo un posto dove andare, l’unica soluzione era quella di dare una sistemazione provvisoria ai figli presso parenti e amici. I loro beni, invece, sono rimasti lì, per strada, a fare da umile cornice ad un dramma che si consumava nella periferica via Vecchia Surbo, a pochi metri da case e negozi che sfoggiano luci e addobbi di Natale.
Ugo, Iolanda e il loro fedele cagnolino, invece, per oltre un mese hanno vissuto nell’unico tetto rimasto di loro proprietà: quello di un fiorino bianco parcheggiato di fronte a quella che, fino a poco fa, era la loro residenza.
LE ISTITUZIONI E BENIAMINO
Una situazione sempre meno umana quella dei due coniugi, per di più aggravata dal calo di temperatura e dalle intemperie delle ultime settimane.
Dopo un disperato appello alle Istituzioni, hanno fiduciosamente atteso una risposta continuando a trascorrere le notti in quel furgoncino, da soli, abbandonati dalla comunità. Il 20 novembre attorno alle ore 21, finalmente qualcuno si è accorto di loro. “Quella sera – racconta Beniamino Piemontese, dell’Associazione ideale Osservatorio Torre di Belloluogo – ero in via Vecchia Surbo di ritorno da un sopralluogo pressola Torre di Belloluogo, da qualche tempo vittima dei vandali.
A causa del fortissimo temporale riuscivo a stenti a vedere la strada, quando ad un certo punto mi sono ritrovato di fronte ad uno scenario cui io stesso non credevo: mobili, un tavolo, delle sedie, un divano… tutto lì, per strada, sotto una violenta bufera. Volto di poco lo sguardo e vedo due signori riparati in questo fiorino. Sono rimasto senza parole. Da semplice cittadino quale sono non potevo andare via da lì, non potevo far finta di non aver visto”.
Da quel momento, Piemontese, si è fatto paladino dei bisogni di Ugo e Iolanda, chiamando in causa le Istituzioni con una lettera/appello in cui spiega le difficoltà dei due “cittadini italiani”. Dopo aver coinvolto i servizi sociali del Comune di Lecce Ha presentato un esposto in Procura e una lettera di denuncia all’attenzione del Prefetto Giuliana Perrotta invitando ad avviare da subito tavole di confronto con l’obiettivo di accertare i fatti e trovare una soluzione abitativa adeguata.

















