Pubblicato in: Dom, Dic 16th, 2012

Ugo e Iolanda, senza casa…con tanta voglia di dignità e riscatto sociale

I FATTI…

DALLO SFRATTO AL FURTO. ORA OSPITI DELLE CLARISSE 

Si tratta di una sistemazione provvisoria che li ha sottratti da quel ricovero a cielo aperto dove hanno vissuto per più di un mese .

 

L’INIZIO

Tutto è iniziato due anni fa, quando al signor Ugo Mennuni fu chiesto di restaurare un appar­tamento. Al termine dei lavori, necessitando di un luogo dove vivere assieme alla sua famiglia, in accordo col proprietario, Ugo vi si stabilì in veste di conduttore dell’immobile.

Purtroppo, dopo circa un anno, la situazione cambiò: senza più un lavoro, ma con quattro figli da mantenere – tre minorenni e un ventitreenne con esigenze parti­colari – i due coniugi si videro im­possibilitati a pagare le spese della casa. La vita per quella famiglia non è mai stata facile, ma avere un tetto sopra la testa rappresentava una grande sicurezza.

L’INGIUNZIONE DI SFRATTO

Ai nostri microfoni il signor Mennuni non nasconde le sue ina­dempienze: “Ero moroso da diver­si mesi – afferma – ma purtroppo a malapena riuscivo a portare da mangiare alla mia famiglia. Non avevo e non ho la possibilità eco­nomica per pagare quanto dovuto per la casa”. Ugo e sua moglie, Io­landa Buffalino, cercavano da tem­po un accordo con il proprietario di quell’immobile.

Accordo mai giunto. Circa un mese fa, poi, è arrivata un’ingiun­zione di sfratto da parte dell’uffi­ciale giudiziario con obbligo im­mediato di sgombero. Non avendo un posto dove andare, l’unica solu­zione era quella di dare una siste­mazione provvisoria ai figli presso parenti e amici. I loro beni, invece, sono rimasti lì, per strada, a fare da umile cornice ad un dramma che si consumava nella periferica via Vecchia Surbo, a pochi metri da case e negozi che sfoggiano luci e addobbi di Natale.

Ugo, Iolanda e il loro fedele ca­gnolino, invece, per oltre un mese hanno vissuto nell’unico tetto ri­masto di loro proprietà: quello di un fiorino bianco parcheggiato di fronte a quella che, fino a poco fa, era la loro residenza.

LE ISTITUZIONI E BENIAMINO

Una situazione sempre meno umana quella dei due coniugi, per di più aggravata dal calo di tempe­ratura e dalle intemperie delle ulti­me settimane.

Dopo un disperato appello alle Istituzioni, hanno fiduciosamente atteso una risposta continuando a trascorrere le notti in quel furgon­cino, da soli, abbandonati dalla comunità. Il 20 novembre attorno alle ore 21, finalmente qualcuno si è accorto di loro. “Quella sera – racconta Beniamino Piemontese, dell’Associazione ideale Osserva­torio Torre di Belloluogo – ero in via Vecchia Surbo di ritorno da un sopralluogo pressola Torre di Bel­loluogo, da qualche tempo vittima dei vandali.

A causa del fortissimo tempo­rale riuscivo a stenti a vedere la strada, quando ad un certo punto mi sono ritrovato di fronte ad uno scenario cui io stesso non credevo: mobili, un tavolo, delle sedie, un divano… tutto lì, per strada, sotto una violenta bufera. Volto di poco lo sguardo e vedo due signori ripa­rati in questo fiorino. Sono rimasto senza parole. Da semplice cittadi­no quale sono non potevo andare via da lì, non potevo far finta di non aver visto”.

Da quel momento, Piemonte­se, si è fatto paladino dei bisogni di Ugo e Iolanda, chiamando in causa le Istituzioni con una lettera/appello in cui spiega le difficoltà dei due “cittadini italiani”. Dopo aver coinvolto i servizi sociali del Comune di Lecce Ha presentato un esposto in Procura e una lettera di denuncia all’attenzione del Pre­fetto Giuliana Perrotta invitando ad avviare da subito tavole di con­fronto con l’obiettivo di accertare i fatti e trovare una soluzione abita­tiva adeguata.

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