Un Ministero Luminoso… 50 anni e non sentirli
LA FORMAZIONE_1/CHARLES DE FOUCAULD
SPIRITUALITÀ E MINISTERO
Due, in particolare, le figure che hanno particolarmente temprato la vita spirituale di mons. D’Ambrosio: Padre Pio da Pietrelcina e Charles de Foucauld. Mi è particolarmente caro fermarmi, anche se in forma molto essenziale, sulla prima figura, quella di de Foucauld, al quale mons. D’Ambrosio spesso fa riferimento con evidente senso di ammirazione. Da quello che lui stesso ha raccontato a noi suoi presbiteri, l’esperienza di de Foucauld ha contribuito a offrirgli una dimensione spirituale a quella istanza di rinnovamento della Chiesa che in tanti giovani preti, negli anni del ’68, rischiava di trasformarsi in istanza sociologica. Fratel Carlo di Gesù, senza voler essere maestro per nessuno, lo diventa, di fatto, per quelle generazioni che contestando il sistema dei “privilegi spirituali” si sentono fortemente attratti dal modello di vita che Gesù conduceva a Nazaret: l’umile vita quotidiana di Nazaret, Vangelo nel Vangelo. La spiritualità di Padre de Foucauld si mostrava così alla generazione del giovane prete Domenico D’Ambrosio, come una spiritualità spoglia degli elementi intellettualizzati, una spiritualità che conduceva alla contemplazione, non di evasione, ma alla contemplazione che assume la terra degli uomini nell’incontro con Cristo Gesù. mons. D’Ambrosio non ha mai tolto lo sguardo da questo singolare personaggio qual è Fratel Carlo, uno sguardo che conduce a guardare amorosamente Gesù e a lasciarsi guardare da Lui per raggiungere con Lui una totale identificazione. La preghiera, l’adorazione, in particolare, non è un momento di vita ma diventa l’anima, il motore, l’ispirazione profonda di ogni momento di ogni giorno della vita.
L’intuizione di Fratel Carlo, trapiantata nella vita di un prete, fa affiorare con disarmante limpidezza il sacerdozio di Cristo: essere totalmente presenti a Dio e totalmente presenti agli uomini. Il prete totalmente disponibile per la preghiera capirà più a fondo il suo ruolo di mediatore, e guarderà al suo ministero come a una quotidiana immolazione. Il Santo del deserto, una delle figure spirituali più amate del Novecento; in vita nessuno lo seguì, ma oggi dal suo carisma sono nate undici congregazioni religiose: cosi il Quotidiano “Avvenire” dava notizia della Beatificazione di Fratel Carlo avvenuta il 13 novembre 2005. Insieme ai 2.200 tra religiose e religiosi che vanno sotto il nome di Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle, sono nate numerose associazioni che vivono la sua spiritualità. In genere chi si ispira a P. de Foucauld opera nelle frontiere più sperdute della società, tende a vivere la dimensione del deserto, dell’essenzialità, anche nel vortice delle nostre città. Il bisogno di essenzialità, di deserto diventa anche fascino, attrazione nell’esercizio del ministero presbiterale. Il prete così vive e trasmette non una fede ma una qualità di fede: “Nello stesso attimo in cui cominciai a credere che c’era un Dio, compresi che non potevo fare altro che vivere per Lui”. È cosi che Fratel Carlo descrive la sua conversione e la sua vocazione. Un fascino che affiora con semplicità e luminosità oggi nei 50 di sacerdozio di mons. D’Ambrosio.
Luigi Manca
















