Pubblicato in: Ven, Lug 17th, 2015

Un Ministero Luminoso… 50 anni e non sentirli

LA FORMAZIONE_2/PADRE PIO 

I SEGNI DELLA CROCE

È innegabile: cinquant’anni di vita segnati da una progressiva conformazione a Cristo sacerdote esercitano un fascino speciale, per nulla inferiore allo stupore che ci coglie davanti ad una coppia che raggiunge il traguardo di cinquant’anni vissuti insieme nella grazia del Matrimonio. “Questo mistero è grande”, per dirla con San Paolo, perché scaturisce dall’amore più grande che sia mai apparso sulla terra, quello di un Dio che, per amore e soltanto per amore, sperimenta la morte più infa­mante perché tutti gli uomini si sentano perdonati, accolti, amati dall’unico Padre. Il traguardo del giubileo sacerdotale lo ha rag­giunto anche il nostro vescovo, mons. Domenico D’Ambrosio. Noi siamo grati a Dio per questa felice ricorrenza e raccogliamo i frutti maturi di una vita e di un ministero che giorno dopo giorno si misura con l’ardua sfida di lasciarsi trasformare in ciò che quotidianamente celebra. Egli, come noi e forse più di noi, ha continuamente davanti agli occhi l’esempio e la testimonianza dell’umile frate di Pietrelcina, diventato suo conterraneo, che, al momento della morte, ha celebrato un giubileo sacerdotale davvero unico, non soltanto raro: per cinquant’anni ha portato realmente nella sua carne i segni e i dolori della passione del Signore e, con quel corpo bruciato dal dolore e dall’amore, è di­ventato egli stesso Eucaristia, Pane spezzato per la vita del mondo. Certo, l’esperienza del santo frate stigmatizzato, per molti versi, rimane unica e ini­mitabile.

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Eppure, se il Signore ci ha donato San Pio non lo ha fatto certamente per rimarcare la nostra indegnità nei confronti del dono ricevuto, quanto piuttosto per non stancarci mai di tendere verso modalità sempre nuove e radicali di rivivere l’uni­co sacerdozio di Gesù. Si tratta, cioè, di trovare la nostra via, condivisa con gli altri fratelli e persona­lissima al tempo stesso, per puntare all’amore più grande, senza giocare al risparmio, né tantomeno – sarebbe veramente tragico – inorgoglirci del dono ricevuto, orientandolo a molto meno nobili fini … Il Signore risorto vive con i segni della passione nella passione dell’umanità che ha legato indisso­lubilmente a sé: in tutti i drammi, le tragedie e gli innumerevoli dolori degli uomini del nostro tempo e di ogni tempo, si presenta davanti agli occhi della nostra fede l’Uomo umiliato e crocifisso, che chiede di essere riconosciuto, abbracciato, offerto al Padre nel gesto dell’amore e della compassione, che è la liturgia più gradita al cospetto del Padre. Sacerdote “misericordioso e fedele” è soltanto Lui, il Signore crocifisso, agnello immolato sull’altare del mondo, che fa a noi il dono – ed è veramente un dono senza alcun merito e mai del tutto compreso – di essere segno trasparente e strumento generoso della magnanimità e della benevolenza del Padre che è nei Cieli. La fede è conservata, il premio è al sicuro, ma non è terminata la corsa: buon cam­mino, allora, verso l’unico traguardo che merita davvero di essere conquistato, l’abbraccio con il Signore, che ci ha trascinati dietro di Lui in una meravigliosa avventura.

 Flavio De Pascali

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