UN SOLO PANE, UN SOLO CORPO
Domenica 7 Giugno/Le Comunità Parrocchiali si riuniscono in un cammino di fede e di adorazione verso la presenza reale di Gesù Eucaristia.
Cronache/Due notizie del Settecento danno un’idea chiara della fastosità con cui si rendeva onore a Cristo presente nel pane.
NEL CORTILE DEL VESCOVADO CONFRATERNITE E CAPITOLO
Leggendo le cronache locali del Settecento, abbiamo ricavato due interessanti notizie riguardanti la solennità del Corpus Domini, festa nata in Belgio nel 1247 ed estesa a tutta la Chiesa nel 1264. La prima notizia è di Giuseppe Cino, il quale riferisce che nel mese di maggio del 1712, terzo anno dell’Interdetto, “vennero designati i giorni nei quali si poteva ascoltare la messa da tutti durante l’interdetto, ed era il giorno di Natale, li tre di Pasqua di Resurrezione, li altri tre di Pasqua rosata [ossia di Pentecoste], li otto giorni del Corpus Domini e quello dell’Assunta, e nell’ottava del Corpus Domini usciva la processione con le confraternite, conventi e capitolo con la solita pompa, panegirici in Chiesa e solennità e poi per tutto l’anno non si ascoltava più messa e nè divini uffizii, ma solo si poteva confessare il dopo pranzo” (Cronache di Lecce, a cura di A. Laporta, pp. 81-82). La seconda notizia è di Francesco Antonio Piccinni, il quale descrive con enfasi i festeggiamenti del 1767: “In quest’anno 1767 la festività del Corpus Domini si è solennizzata dal sig. Giuseppe Romano di Brindisi barone di Surbo olim Reg. Percettore della Provincia con gran pompa, grand’apparato di cera, e scelta musica ed eccellenti panegirici e ducati ottanta dati a quaranta arcieri per farsino un vestito, ossia divisa uniforme in tutti per fare una comparsa di picchieri, avendo formato uno squadrone col suo capitano, alfiere ed altri officij per assistere per tutta l’ottava alla funzione.
La sera poi della vigilia del primo giorno nel suo palazzo fece un sontuosissimo apparato con l’altare tutto illuminato a cera, serenata di musici e complimenti di sorbetto di più sorti e dolci a tutti i nobili e civili della città, sacerdoti e forastieri avendone consumato circa duemila e trecento pezzi. La mattina poi del primo giovedì ancor fece lo stesso nel passare la processione ed uno sparo grande di fuochi artificiali, e così fece nella domenica e nell’ultimo giovedì con un artificio nel cortile del Vescovado, e luminiere tutte a sue spese e si puol dire veramente fece delle brave cose; onde può attestarsi non aversi veduta festa nè più splendida, nè di maggiore idea” (Cronache di Lecce, p. 229). Queste due notizie ci danno un’idea abbastanza chiara della fastosità con cui nel cosiddetto “secolo dei lumi” si rendeva onore a Cristo realmente presente nell’Eucaristia.
Michele Giannone

















