Pubblicato in: Gio, Set 4th, 2014

Vent’anni fa… A Lecce il Papa Santo

Il Programma/Una settimana per non dimenticare… 

È ormai tutto pronto per celebrare, a vent’anni di distanza, il ricordo della visita di San Giovanni Paolo II alla città e alla Chiesa di Lecce. Lunedì 15 settembre aprirà la settimana di celebrazioni l’Arcivescovo Mons. D’Ambrosio con l’Eucarestia in Cattedrale cui parteciperanno tutti i sacer­doti della diocesi e i fedeli provenienti dalle comunità parrocchiali. Al termine della con­celebrazione, lo stesso presule inaugurerà nella Sala del trono in Episcopio, la mostra fotografica curata da Toti Carpentieri e che raccoglie gli scatti più belli realizzati da Vittorio e Arturo Caprioli quel 17 e 18 settembre 1994. Mercoledì 17 settembre alle 20.30, l’appun­tamento è nell’Anfiteatro Romano con il mu­sical sulla vita e la figura di Giovanni Paolo II, scritto da don Giuseppe Spedicato, dal titolo “Non abbiate paura”.

papa duomo

La partecipazio­ne è aperta a tutti. Dino Boffo, già direttore di Avvenire e di Tv 2000, renderà una preziosa testimonianza sulla sua personale amicizia e la profonda collaborazione col Santo Papa polacco. L’incontro si svolgerà giovedì 18 settembre alle 19 presso il Teatro Antoniano. Sarà, invece, il card. Angelo Sodano a concludere la settimana di celebrazioni. Il Porporato, Segretario di Stato per lungo tempo sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II, presiederà l’Eucarestia in Cattedra­le domenica 21 settembre alle 11.

Riportiamo integralmente l’Intevista rilasciata dall’Arcivescovo Ruppi all’indomani della partenza di Giovanni Paolo II da Lecce. In due giorni tracciò le linee pastorali del ventennio successivo di questa Chiesa locale. 

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“MI HA DETTO: GRAZIE, MI AVETE ALLUNGATO LA VITA”

Mi avete tolto die­ci anni di vita! – ha detto il Papa all’Arcivescovo – Grazie tante! Grazie!” Sono queste le prime paro­le che l’arcivescovo di Lecce Mons. Ruppi, ci riferisce nell’intervista a cal­do fatta appena l’aereo è decollato da Galatina per tornare a Roma. Il Vescovo è felice perché tutto è andato bene, ma soprattutto perché il Papa da Lecce è tornato a Roma più giovane. Rintrac­ciato dal direttore de L’Ora del Salento, a prima mattina di lunedì, il nostro Ar­civescovo, stanchissimo, come è facile immaginare, ma profondamente soddi­sfatto e pieno di gioia, ha rilasciato per noi, a caldo, la prima intervista dopo il Papa.

Eccellenza, che cosa ha detto il Papa prima di partire?

Mi ha detto: “grazie, grazie tante! sono molto contento di essere venuto a Lec­ce”! Mi avete dato dieci anni di vita… Ma già, per ben tre volte, nel pome­riggio di domenica mi aveva manife­stato gli stessi sentimenti. Mi ha fatto chiamare due volte nel suo studio per dirmi che era contento ed ha aggiunto: “Popolo buono quello leccese, e poi, sorridente e compiaciuto ha aggiunto: Vescovo forte! Bravo, bravo! Sono con­tento, molto contento…”.

Allora, è rimasto soddisfatto Gio­vanni Paolo II dell’incontro con Lecce e col Salento?

Soddisfattissimo. E lo si è visto dome­nica mattina, quando, verso le sei e mezzo, era già fuori, sulla terrazza e passeggiava lentamente, senza fatica, quasi gingillandosi con il bastone: si vedeva non solo che era contento, ma anche molto sereno e soddisfatto della calorosa accoglienza ricevuta lungo le strade, prima a San Cesario e poi in città. Era una fiumana di gente che applaudiva con papà e mamme che presentavano al Papa i loro bambini. E poi, tanti uomini in lagrime…

Quale è stato il momento che ha colpito di più il Papa?

Tre momenti diversi e tutti significativi. A piazza Sant’Oronzo il bagno di folla e, poi, allo stadio una messa grandiosa e partecipata, dignitosa e serena. Infi­ne la gioia di stare al nuovo Seminario (guardandolo, appena arrivato sopra, ha detto: che meraviglia!). Poi la gio­ia di quella folla di giovani che gli ha sciolto il cuore fino a farlo cantare con loro…

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Che cosa lascia Giovanni Paolo II alla Chiesa di Lecce?

Insieme con il ricordo della sua Visita e i numerosi discorsi ufficiali e a braccio (e questi improvvisati sono stati, spes­so, i più sentiti e i più spontanei…) la­scia un grande impulso al cammino di fede e un incoraggiamento a proseguire sulla via della pastorale familiare, gio­vanile e vocazionale. Lascia anche due segni che lo faranno entrare nella sto­ria viva della nostra diocesi: l’apertura del Sinodo diocesano e l’inaugurazione del nuovo Seminario, due aspetti del­la stessa Chiesa, che è Popolo che si rinnova nelle strutture, ma soprattutto nella sua vita intima.

C’è qualcosa che l’ha colpita parti­colarmente di questo Papa?

La sua continua preghiera. Quand’e­ra sulla macchina, per strada, aveva sempre la grande corona del rosario in mano. Diceva sempre preghiere e tal­volta si estraniava in contemolazione, quasi in estasi. Domenica mattina, alle 6, era già in cappella a recitare il bre­viario e poi si è seduto ad un tavolino dinanzi alla finestra aperta ed al fresco ha continuato a pregare e a prendere appunti.

Pensa che, con l’apertura fatta dal Papa, il Sinodo diocesano decolle­rà realmente come un tempo di rin­novamento e di crescita pastorale?

Non ho dubbi! Conosco troppo bene i miei preti e so che, a parte qualche mu­gugno, quando c’è da fare qualcosa di serio e di importante, tutti si mettono al lavoro. L’ho visto per la Visita Pasto­rale, per il nuovo Seminario, per Visita Papale: sono certo che ci metteremo a lavorare tutti insieme per fare del Sino­do – come ci ha detto il Papa – il tempo dello Spirito. Ci sarà a Lecce una nuo­va Pentecoste che sarà un altro dono di Dio alla nostra Chiesa.

Come è il Papa, visto da vicino?

Una persona amabilissima, simpatica, talvolta fino all’ironia, come quando ha scherzato con me a proposito dei Vesco­vi emeriti, dicendo che anche il Papa è un po’ emerito, cioè quasi da accanto­nare. Ma io ho risposto: il Papa non è emerito, ma pieno di meriti! Ha avuto con me i tratti amabilissimi di un pa­dre davvero contento di stare con noi. E poi, quel che ci ha detto, soprattut­to fuori dei discorsi ufficiali e a me, in privato, conferma che il suo cuore è stato affascinato dalla nostra gente. È proprio vero: “bisogna scendere verso il Sud! Andare verso il mazzogiorno…”. 

 Vincenzo Paticchio

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