Pubblicato in: Gio, Feb 28th, 2013

Verso la Settimana Sociale/Ripartire dalla Famiglia

L’Arcivescovo di Cagliari Mons. Arrigo Miglio presenta  l’appuntamento di settembre a Torino.

Guardare alla famiglia – quella “vera”, formata da un uomo e una donna uni­ti in matrimonio e aperta alla vita – perché è uno snodo cruciale, un pilastro irrinuncia­bile per il futuro della società e del no­stro Paese. Ne è convinto il presidente del Comitato scientifico e organizza­tore delle Settimane Sociali dei catto­lici italiani, l’Arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, che presenta la 47ª Settimana Sociale, in programma a Torino dal 12 al 15 settembre 2013, sul tema “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”. 

Eccellenza, perché è stata posta la famiglia al centro della prossima Settimana Sociale?

“Siamo convinti che fare bene alla famiglia sia fare bene al Paese. Una consapevolezza che non è solo nostra, del Comitato scientifico e organizzato­re, ma assai radicata e diffusa, nono­stante molti messaggi mediatici vada­no in senso contrario. I dati di carattere psicologico ed economico ci dicono che per la crescita del Paese è necessa­rio passare attraverso la centralità della famiglia, poiché essa è uno dei pilastri del bene comune. La scelta di questo tema, inoltre, nasce dalla precedente Settimana Sociale, quella di Reggio Calabria, dove è stata proposta un’a­genda per la crescita del Paese”.

Disoccupazione, precariato e le al­tre problematiche lavorative odier­ne in che misura rendono difficile la creazione di una famiglia e la sua vita quotidiana? Che si può fare?

“Certamente le cause economi­che ostacolano grandemente i progetti familiari di molti giovani. Ma il pro­blema maggiore è lo stravolgimento dell’identità antropologica dell’uomo e della coppia. Bisogna lavorare insieme con solidarietà per superare le situazio­ni economiche difficili, ma se c’è uno stravolgimento culturale viene irrepara­bilmente snaturata la visione di uomo”. 

Al centro degli Orientamenti pa­storali dei vescovi italiani per il de­cennio c’è la questione educativa. Quale risposta viene dalla famiglia?

“Già nella settimana di Reggio Ca­labria abbiamo parlato della necessità di sostenere gli adulti-genitori a vive­ re la loro genitorialità. Vorremmo ora sottolineare questo legame profondo tra generare ed educare, e al contempo affermare uno dei principi fondamen­tali della visione non solo cristiana, ma anche costituzionale sulla famiglia: essa è una cellula fondamentale della società e i suoi diritti vengono ricono­sciuti, non concessi dal legislatore. Ha un diritto nativo a educare, come sog­getto pubblico e primo luogo dell’edu­cazione; pertanto deve avere lo spazio necessario per compiere quelle scelte educative che ritiene più adeguate”. 

S’inserisce qui anche la libertà di scel­ta educativa nell’istruzione dei figli?

“Una visione di scuola pubblica non contempla solo quella statale, ma pure la scuola paritaria. Si tratta di di­fendere il pluralismo culturale ed edu­cativo in un ambito così delicato come quello della scuola”. 

Su questi temi – libertà educativa, fisco che tenga conto dei carichi familiari, conciliazione tra famiglia e lavoro ecc. Come continuare a perseguire queste battaglie senza rassegnazione?

“Siamo in un momento di grande evoluzione della società civile, favo­revole per invitare tutti a riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire e nel quale vivere. Altro motivo di spe­ranza ci viene dall’Europa, pur con tut­te le problematiche e le ambiguità che ha al suo interno: diversi Paesi hanno varato in questi anni politiche virtuo­se per le famiglie e i figli. Mi sembra opportuno allargare il nostro sguardo e favorire una rete di conoscenze e siner­gie a livello europeo, per far conoscere le esperienze positive. 

Francesco Rossi 

FAMIGLIA E PREGHIERA…

FAR TORNARE DIO TRA LE MURA DI CASA 

Per affrontare tale tema con una certa concre­tezza, in questa prima parte, per una mag­giore chiarezza, sarà opportuno e necessario riconsiderare, dati i tempi che corrono, la realtà della famiglia e il significato che la preghiera ha in genere per l’uomo.

Oggi la famiglia è sempre più sottoposta ad un attacco frontale ed è minacciata, quando non distrutta, dal decadimento dei valori tradizionali, dal materialismo, dalla mentalità edonistica favorita dal consumismo sfrenato, da un nar­cisismo esasperato nel quale l’uomo si illude di poter rinunciare all’infinito in maniera indolore, innamoran­dosi di se stesso, come se lui stesso fosse il vero infini­to.

In questo stato di cose si scivola facilmente in una pericolosa indifferenza verso “l’assenza di Dio” nella propria vita, nella quale i vuoti dell’anima vengono di volta in volta colmati dalle emozioni di una serie di istanti vissuti all’insegna del “carpe diem”.

Al con­trario, la preghiera, per l’uomo creato a immagine di Dio, è il mezzo essenziale per allacciare una relazione tra la creatura e il suo Creatore e, quindi, coltivare un rapporto intimo con Lui. Stando così le cose, potrebbe sembrare che la famiglia dei nostri tempi poco ha a che fare con la preghiera. Eppure Dio, quando ha creato il genere umano, ha plasmato una famiglia, il Verbo è venuto in terra nascendo in una famiglia, Gesù ha iniziatola Suavita pubblica in una famiglia.

Dio, che è amore, ha impressola Suaimpronta, ideandola come un intreccio di amore: amore nuziale fra gli sposi, amo­re genitoriale verso i figli, amore filiale verso i genitori, amore verso nonni, zii e parenti. La famiglia cristiana assume la connotazione di “scrigno di Sacramenti” e tutti i suoi componenti sono chiamati ad edificare, con le parole del Beato Giovanni Paolo II, “l’ecclesiola”, la “piccola chiesa domestica”. Con tali premesse è facile capire la relazione essenziale che esiste tra la famiglia e la preghiera. 

Salvatore e Luigina Rizzo

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