Verso le Elezioni/Economia ed Etica mai separate
Alcune fiction particolarmente seguite negli ultimi mesi (un esempio per tutte, House of Cards) hanno portato all’attenzione del grande pubblico la vita che si svolge nei palazzi della politica. Le vicende parlano di intrighi, raggiri, corruzione, arrivismi, voltafaccia. Restituiscono, cioè, della politica, un’immagine diametralmente opposta a quella che essa è chiamata a essere. La gente segue queste vicende, le riconosce, sembra sentirle vicine, forse perché ognuno di noi si è assuefatto a questo stile. Eppure la politica, benché forse sia anche questo, può e soprattutto deve essere qualcosa di più nobile. Innanzi tutto, essa è chiamata a promuovere e a gestire i dinamismi economico-sociali posti a presidio del bene comune. In questo, essa deve ritrovare il coraggio di un compito attivo.
Occorre superare l’idea che un sistema, se lasciato libero di gestirsi da solo, si gestisca necessariamente secondo criteri di efficienza. Occorre un intervento attivo dello Stato nella vita sociale. Non che adesso manchi, ma sembra che le funzioni di controllo abbiano preso il sopravvento su quelle di promozione e di indirizzo. Invece di “lasciar fare” e controllare “dopo che si è fatto”, sarebbe forse più produttivo negoziare tra tutte le parti i criteri ispiratori del fare. In secondo luogo essa è chiamata a fare tesoro della convinzione di E. Mounier che “la rivoluzione economica, o sarà anche etica, o non sarà; così come la rivoluzione etica, o sarà anche economica o non sarà”.
Quello che la politica deve dapprima acquisire e poi agire è un concetto complesso di ricchezza. L’idea che lo sviluppo sia collegato alla crescita continua della ricchezza ha ormai mostrato le sue debolezze. Arricchirsi indefinitamente significa soltanto travalicare i limiti che mettono la ricchezza al servizio del bene comune e della persona. Questo comporta altri due corollari fondamentali: da un lato, riconoscere le istituzioni come luogo di salvezza dei singoli, nella consapevolezza che ciascuno non si salva mai da solo, e che le istituzioni sono il dono che Dio fa all’uomo per salvarci tutti insieme. Dall’altro acquisire la consapevolezza che i progetti sono fatti non soltanto di trasformazione dello spazio, ma anche di modellamento del tempo. Perché le soluzioni non si perdano nel frammento e nell’istante, è necessario che la politica recuperi la capacità di correlare le iniziative dello spazio agli scopi differiti nel tempo. E non aver paura del fatto che quegli scopi siano troppo idealistici, perché magari, come diceva sempre Mounier, è necessario progettare grandi cattedrali, per costruire dimore accoglienti.
Marco Piccinno

















