Verso l’Ordinazione Episcopale…Cuor di Pastore
UNA VITA DI SERVIZIO…
IL LAICATO: DALLA COLLABORAZIONE ALLA CORRESPONSABILITÀ
UN NUOVO MODELLO DI CHIESA
Ho conosciuto don Fernando mentre frequentavo l’ultimo anno del Liceo Palmieri. Dopo l’incontro con il mondo della sofferenza e l’esperienza presso la Comunità di S. Egidio a Roma, si andava imponendo in me l’interrogativo di quale volto dare alla mia vita. Fui conquistato da quello che ai miei occhi apparve un uomo di Dio, felice e profondamente innamorato della sua vita a servizio degli altri. Sotto la sua sapiente guida di sacerdote attento al dono di ognuno, di umile ed esperto maestro di vita spirituale che aiuta a leggere la propria storia come mistero di salvezza, cominciai a familiarizzare con una parola chiave: vocazione. Vocazione alla vita, alla fede, al dono di sé in un servizio e una missione nella Chiesa, per il mondo.
Dopo gli anni della formazione nel Seminario Maggiore di Molfetta, la provvidenza mi ha fatto il grande dono di poter vivere la preparazione al Diaconato e di muovere i primi passi della mia vita sacerdotale presso la Parrocchia Matrice di Trepuzzi, dove don Fernando era da poco giunto come Parroco. Il suo modo di vivere e di essere prete a servizio dei fratelli nella Chiesa, mi faceva comprendere che al sacerdote nella comunità spetta una posizione speciale a motivo della centralità e insostituibilità del suo ruolo, tuttavia, il sacerdote è sempre da considerare in relazione di servizio alla comunità cristiana ed a ciò che la costituisce essenzialmente: la parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti, il servizio della carità e il mandato missionario.
Mentre l’entusiasmo giovanile mi portava a pensare che nell’attivismo è l’essenziale della vita sacerdotale, il confronto quotidiano con don Fernando, derivante anche dalla scelta della fraternità che la vita in comune agevolava, mi accompagnava con pazienza e con ferma amabilità a comprendere che nella relazione con Cristo è la radice dell’intera esistenza sacerdotale. La missione sacerdotale deriva dalla dinamica di gratuità che ha caratterizzato il Figlio di Dio, che, inviato dal Padre, ha realizzato la sua missione nel compiere la volontà del Padre. Come Gesù riceve tutto dal Padre e compie tutto per il Padre, così il sacerdote dona ciò che egli stesso ha ricevuto. Ciò che egli dona appartiene a Cristo, egli ne è soltanto lo strumento umano necessario per la trasmissione.
L’esempio di don Fernando, che ogni mattina prestissimo si recava in Chiesa a pregare e a prepararsi alla S. Messa e che dedicava molto tempo alle confessioni e all’ascolto delle persone, mi persuadeva che il sacerdote svolge il compito della mediazione del dono di Dio, della salvezza, soprattutto attraverso l’amministrazione dei sacramenti dell’eucaristia e del perdono. Al sacerdote il Signore, in maniera del tutto particolare, affida l’Eucaristia. Essa diviene il centro della sua vita. Il rapporto personale con Cristo nell’Eucaristia irradia forza per l’azione pastorale e luce per la testimonianza credibile del Vangelo.
Il tempo per Dio è per il sacerdote la più importante priorità pastorale che non esclude le altre, ma tutte le ispira e le corrobora, questo pensavo vedendo don Fernando sostare anche ogni pomeriggio dinanzi al Tabernacolo. Lo stile pastorale di don Fernando mi ha permesso di toccare con mano quanto avevo appreso negli anni di formazione in Seminario: l’inscindibile relazione del presbitero con la comunità. Questa non è il destinatario passivo dell’attività del sacerdote, ma il popolo, l’assemblea di Dio, convocata dal Signore per annunciare il Regno di Dio. Gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno. Per quanto riguarda l’azione ecclesiale, il compito del fedele laico è segnato dalla corresponsabilità: è davvero il tempo, mi ripeteva spesso, di passare dal modello della collaborazione a quello della corresponsabilità.
La promozione e la collocazione di un laicato molto attivo sia nella comunità cristiana che civile, nella sua pura dignità e nella sua geniale operatività, la vera grande “passione” di don Fernando! . E come sacerdoti dobbiamo conoscere, stimare e servire questo incredibile e originale dono di Dio. Per farlo, bisogna essere, noi innanzitutto, uomini di Dio. “Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può fare ritorno presso gli uomini” (Benedetto XVI). Questo è don Fernando e questo sarà nel suo ministero episcopale.
Corrado Buttazzo
















