Viaggio nella Sanità Salentina/Un gruppo multidisciplinare al servizio di ogni paziente/Il segreto? Lo spirito di squadra
Quella della sua Unità rappresenta una delle poche isole felici nel panorama meridionale?
Il nostro merito è aver saputo creare un gruppo che rema nello stesso verso, aperto al confronto e allo scambio di idee e informazioni; credo che sia dovuto alla passione che ognuno di noi per il proprio lavoro ma anche alla consapevolezza che esso si rivolge a persone che vivono uno stato di grave disagio fisico e psicologico. Poi dobbiamo fronteggiare quelle che sono le criticità propri e dell’intero sistema sanitario nazionale e quindi spazio per …ulteriori lussi, proprio non ce n’è! Sorride ironico.
A cosa si riferisce?
A situazioni che hanno una origine lontana nel tempo e sono riconducibili alla ingerenza delle politica nella gestione del servizio sanitario: la “proliferazione” di tanti piccoli ospedali ha avuto come risultato l’impiego poco efficace e, in molti casi, addirittura la dispersione di risorse umane e finanziarie.
Una delle risultanti è ad esempio, l’impossibilità dell’utilizzo prolungato oltre le 8 ore di media giornaliera delle sale operatorie, non certo per mancanza di pazienti, o di medici ma per mancanza di personale qualificato che le possa far funzionare oltre quello che sembrerebbe un orario di ufficio.
Un autentico paradosso che porta a sotto utilizzare le strutture. Altro sarebbe concentrare risorse in pochi centri strategici, favorire quindi lo sviluppo di quelle potenzialità presenti in Ospedali di riferimento per un territorio più vasto, così come dovrebbe essere anche per lo stesso Vito Fazzi.
Al termine del nostro colloquio il ricordo di un caso che ha lasciato il segno.
Ce ne sono tantissimi, ricordo una storia amara legata ad un giovane di circa trent’anni, tossico dipendente, giunto da noi traumatizzato in seguito ad un incidente stradale che lo aveva reso paraplegico. Impossibilitato alla parola, si è riusciti, grazie ad un intervento di chirurgia della trachea, a restituirgli la possibilità di parlare. Sono queste le cose che ci danno la fiducia per andare avanti nel nostro lavoro al servizio degli altri.
Pagine a cura di Paolo Lojodice















