Viaggio tra le Professioni/Vita da…Avvocato di Provincia
PARLA IL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI LECCE
FATANO: È VITALE L’AGGIORNAMENTO COSTANTE
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati presso la Corte di Appello di Lecce, avv. Raffaele Fatano, nella recente relazione del 3 giugno, ha evidenziato per l’Avvocatura, “l’incapacità di gestire in modo corretto e lineare l’accesso alla professione” con conseguente crescita senza qualità degli Albi.
Il problema dell’accesso alla professione esiste – commenta l’avv. Giuseppe Degli Atti, civilista e amministrativista del foro leccese – esiste un numero di iscritti all’Albo ben superiore alle necessità espresse dal nostro territorio, dalla nostra Regione.
Colpa forse di una procedura di esame per l’ammissione alla professione diventata più agevole nel tempo?
Non saprei esprimermi in merito , la mia esperienza – aggiunge sorridendo – è vecchia di trent’anni; probabilmente le maglie si sono allargate ma propenderei più per l’ipotesi che vuole la professione di Avvocato intesa come una specie di ripiego…
Un ripiego affatto leggero …
In effetti è così – incalza – ma anche questo è un segno del tempo e delle difficoltà di una collocazione lavorativa. Il laureato si iscrive all’Albo degli avvocati anche nella eventuale prospettiva di non riuscire a superare altre prove concorsuali, pensando così di poter avere co munque uno sbocco professionale che in realtà non ha perché il numero di iscritti è tale da assorbire di gran lunga il fabbisogno. Il risultato finale è che i grossi studi professionali non subiscono grandi flessioni nella propria attività ma la maggior parte degli avvocati risente di questo tipo di nuova concorrenza.
La crisi economica fa sentire i suoi effetti anche nelle dinamiche della categoria…
Sicuramente si, prova ne è che anche gli Enti pubblici, quando fanno ricorso all’avvocatura esterna, concordano le tariffe con il professionista, soprattutto le banche o le compagnie di assicurazione dettano le proprie condizioni ai giovani avvocati, così l’effetto indotto dal decreto sulle liberalizzazioni danneggia soprattutto chi si affaccia alla professione.
Forse una limitazione per l’iscrizione al Corso di Studi in Giurisprudenza potrebbe contribuire a regolarizzare l’accesso alla professione?
Direi di no, sarebbe meglio se il sistema universitario, pur consentendo il libero accesso a tutti per tutte le facoltà, prevedesse una valutazione dopo il primo biennio, per verificare se lo studente rispetta il piano di studi per conseguire il titolo secondo una tempistica coerente con le attuali dinamiche lavorative. Semmai nell’ambito dell’Avvocatura andrebbero ribadite le incompatibilità con altre professioni , secondo quella che deve essere una scelta di fondo che orienti in manie ra esclusiva verso la professione di avvocato.
Come perseguire i casi di incompatibilità che generano condizioni di concorrenza sleale nei confronti di chi svolge la professione in modo continuativo ed esclusivo?
In prospettiva è necessario un controllo più puntuale sull’esistenza di queste incompatibilità, i tempi sono lunghi e anche in questo caso biisogna attivarsi da subito per fronteggiare la crisi di sistema che coinvolge la categoria. Nello specifico non bisogna dimenticare che la professione di avvocato, svolta con serietà e scrupolo, assorbe totalmente, perché soprattutto oggi dove è necessario un giornaliero e costante approfondimento su una produzione normativa enorme, anche in riferimento a quella che incide nel dibattimento processuale.
Vale a dire?
Gli interventi normativi spesso sono scoordinati, tali da apparire poco razionali e pertanto l’avvocato ha il problema di capire innanzitutto che normativa si applica al caso di specie, se per assurdo dovesse estraniarsi dal processo di aggiornamento, potrebbero sfuggirgli le novità legislative del giorno prima; da qui la necessità di un aggiornamento costante e perseguito con estrema attenzione e impegno.
Pagine a cura di Paolo Lojodice
















