VIII Edizione/Musica e Arte tra Barocco e Arcadia
A Lecce Festival del XVIII sec.
Apre la stagione autunnale dell’ottava edizione del Festival del XVIII secolo la conferenza su “Et in Arcadia ego: musica e arte a Roma tra barocco e arcadia”. Un titolo affascinante che sarà sviluppato dalla storica dell’arte Maria Agostinacchio e dal critico musicale Eraldo Martucci, con esemplificazioni audio e video. L’appuntamento è previsto per domenica 25 ottobre alle 19 presso l’Open Space di Palazzo Carafa in Piazza Sant’Oronzo a Lecce. Il Festival, ideato da Corrado de Bernart, e da lui coordinato con Maria Eugenia Congedo, è organizzato dall’Aram – Associazione Romana Amici della Musica e dal Conservatorio “Schipa” di Lecce in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, le associazioni Nireo e Festinamente, con vari partner in altre città ed in collaborazione con enti ed associazioni prestigiose. Il grande mecenatismo romano ed i fasti del Barocco si combinano in una città dove, oltre al magistero musicale di Corelli, sono visibili espressioni artistiche diverse. Unite in uno scenografico “affresco”.
Il Settecento si apre sotto il segno dell’Arcadia, l’accademia letteraria nata nel 1690 come ritorno a una norma illustre, alla ragionevolezza, al buon gusto contro le esuberanze del tardo barocco. L’Arcadia e l’Accademia di San Luca guidano questo rinnovamento. Ammesso in Arcadia nel 1706, il grandissimo violinista Arcangelo Corelli si trovò a contatto con circoli classicisti che consideravano musica e pittura arti sorelle. Corelli aveva una importante collezione di dipinti, tra i quali spiccavano quelli di Brueghel, del Domenichino e di Dughet, cognato di Poussin. Quest’ultimo, francese di nascita, può considerarsi un artista italiano a tutti gli effetti: nel 1624 Poussin giunse a Roma e in pratica vi rimase fino alla morte avvenuta oltre quarant’anni dopo. È autore fra l’altro del celeberrimo dipinto “Et in Arcadia ego”, la cui scritta, in realtà, aveva già dato il titolo a una nota opera di Giovanni Francesco Barbieri, detto anche il Guercino, realizzata nel 1618 e rappresentante due pastori che, uscendo da una foresta, si imbattono in una strana tomba che riporta, per l’appunto, la scritta “et in Arcadia ego”. La particolarità di questo quadro è che diventò presto elemento chiave dell’Accademia Arcadia.
Giovanni Mangiullo
















