Vincenzo Zara: Università e territorio, un patto per lo sviluppo
DON NICOLA MACCULI/UN TAVOLO CONGIUNTO TRA TUTTI GLI ENTI
Ha aperto il dibattito Mons. Nicola Macculi con la seguente domanda.
Prof. Zara, quante persone compongono il corpo docente universitario?
Si annoverano 700 docenti e circa 600 amministrativi. In più ci sono i borsisti e i ricercatori precari. La fascia d’età varia dai più giovani ai docenti emeriti, che però continuano a collaborare con l’Università. Del resto, non è solo una questione anagrafica poiché l’entusiasmo non è legato all’età. Vi sono docenti, che, pur essendo già in pensione, hanno ancora la passione, la forza e la dedizione propria dei ventenni, una gran voglia di vivere e di cambiare il mondo. Fanno più paura alcuni studenti, che invece risultano coriacei, come fossero avvolti da una sorta di corazza. Questi giovani ci dicono: “Non riuscite a capire come va il mondo”. Asserzione, forse, dettata da un contesto socio-educativo particolare o da fattori economico-culturali, che spesso determinano false sicurezze, manifestazioni talvolta di debolezza.
Vale la pena insistere sul bisogno di trasformazione reciproca tra territorio ed Università, aprire un tavolo conviviale permanente al fine di riflettere sui reali bisogni da una parte, ma anche i desideri di cambiamento dall’altra?
In passato sono state fatte diverse prove in tal senso, anche se il risultato non è stato quello sperato. Queste riunioni si esaurivano in meri incontri di convivialità e senza alcun interesse all’innovazione. Tuttavia, andrei al di là degli aspetti formali. Oltre all’istituzionalizzazione dei tavoli ci dovrebbe essere la volontà dei partecipanti a instaurare un dialogo permanente con spirito propositivo.
Prof. Zara, come contestualizzerà questo progetto cui sta lavorando?
Da poco in Senato Accademico ho lanciato la proposta di un protocollo d’intesa più ampio tra Università, Provincia, Comune e Camera di Commercio, per instaurare un reale confronto. Chiaramente, qualcuno si è opposto asserendo che non sono necessari tavoli di concertazione, ma piuttosto rapporti personali. Dobbiamo renderci conto che fossilizzarsi solo sulla gestione personalistica non giova al gioco di squadra, perché non si agisce per il bene del territorio ma si favorisce quello personale. Sarebbe utile il passaggio qualitativo culturale di questo genere. Soprattutto non confondere il campo privato con quello professionale.
DON GIGI MANCA/L’UOMO AL CENTRO
Un interessante proposito viene suggerito da mons. Luigi Manca, Direttore dell’Issr di Lecce, con il quale il Rettore ha concordato pienamente.
In ogni professione c’è sempre l’umanità che deve funzionare al massimo livello. Le Università devono rispondere a questo?
È necessario porre al centro i bisogni dell’uomo. Accanto all’insegnamento classico ci deve essere sempre una componente del percorso formativo, che miri ai bisogni più intimi dell’uomo. Riflettere sull’etica, su se stessi, su cosa si rappresenta, affrontare percorsi più trasversali; sono queste le nuove sfide dell’Università.
ADA CHIRIZZI/CREDITI E CRITICITÀ
La dott.ssa Ada Chirizzi chiude il dibattito con l’ultima domanda.
L’Università si potrà mettere in discussione come unico catalizzatore di riconoscimento formale, aprendosi verso altre possibilità di crediti ed esperienze anche non formali che però hanno costituito il patrimonio delle conoscenze di un individuo?
La questione risulta delicata. Ci deve essere una modifica della norma che limita i cambiamenti. L’Università italiana, oggi, può riconoscere solo 12 crediti su 180 totali, per cui per superare questa criticità è necessario dialogare direttamente con il Ministero.
L’ATENEO LECCESE IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO ARRIVÒ NEL LONTANO 1959
Malgrado le forti istanze per una sede universitaria a Lecce, solo nel 1955 si costituisce un Consorzio universitario che contribuisce, insieme alla Provincia di Lecce, alla maggioranza dei comuni dell’area e ad altri enti, alla fondazione dell’ Istituto autonomo di Magistero. Il riconoscimento giuridico arriva nel 1959 e consente agli iscritti di conseguire le prime lauree accreditate e spendibili. La definitiva statalizzazione avviene, infine, nell’anno accademico 1967- 68, con l’istituzione della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.
Nel 1987 nasce la Facoltà di Scienze Economico-Bancarie, oggi Economia e Commercio, mentre la Facoltà di Ingegneria verrà istituita nell’anno accademico 1990/91. Nel 1995, come trasformazione del Corso di laurea in Lingue e Letterature straniere, si costituisce la Facoltà di Lingue. Nel 1997 iniziano le lezioni per la Facoltà di Beni Culturali e nello stesso anno viene istituita la Facoltà di Scienze della Formazione. Nel 1998 apre i battenti la Facoltà di Giurisprudenza e nel 1997-98 la Facoltà di Ingegneria avvia il corso di Diploma Universitario in Ingegneria Logistica e della Produzione, attualmente denominato Corso di Laurea in Ingegneria Industriale. Nella sede didattica di Brindisi, è presente la II Facoltà di Ingegneria. Nel 2006-2007 è istituita presso il polo di Brindisi la Facoltà di Scienze sociali politiche e del territorio. Nel settembre del 2006 l’Università degli Studi di Lecce diventa Università del Salento.


















