Pubblicato in: Sab, Nov 2nd, 2013

Vino Salentino, largo ai giovani

Con molta soddisfazione re­gistriamo che il nostro vino è apprezzato sempre più a livello internazionale: quan­to è cresciuto il settore negli ultimi trent’anni?

Sicuramente è cambiato completamente il mercato; per esempio, i rapporti eco­nomici e le operazioni com­merciali della nostra azienda sono rivolti per il 98% all’e­stero, mentre prima era so­prattutto interessato verso i commercianti italiani. Solo in alcuni Paesi, come Svizze­ra, Germania e Belgio, dove vivevano emigranti italiani, c’erano delle zone di merca­to. Attualmente, migliorando ulteriormente le tecnologie di lavorazione, il nostro vino non è più considerato un pro­ dotto da taglio e si può pro­durre con altissima qualità da vitigni autoctoni: negramaro, primitivo, principalmente; si stanno valorizzando pure molto il Susumaniello, l’alea­tico, la malvasia…

Si può ritenere questa si­tuazione propizia stabile? Quanti e quali margini di crescita ha il vino?

Innanzi tutto, sottolineo che in Puglia la percentuale di prodotto imbottigliato è molto bassa rispetto al raccolto: oc­corre, infatti, considerare che il territorio regionale è uno dei primi produttori italiani, ma solo una piccola parte del­le uve è poi destinata all’im­bottigliamento. Quando tutti i coltivatori si renderanno conto del potenziale che abbiamo, è chiaro che il prodotto migliore­rà ulteriormente, anche perché i trend di crescita sono buoni ed in potenza molto favorevoli.

uva

Oltre ai nostri vigneti (negra­maro, malvasia, primitivo) quali tipi di piante stanno riscuotendo ottimi risultati sul territorio?

Anche grazie alle univer­sità e agli istituti di ricerca, abbiamo la fortuna di avere nella regione un corredo va­rietale enorme. Una situazio­ne che interessa tutta l’Italia, ma la nostra regione in modo particolare. Tutti conoscono e parlano del negramaro, del primitivo e della malvasia, ma adesso si sta valorizzan­do particolarmente il bianco D’Alessano e il Susumaniello: sono davvero tante le uve che questi istituzioni scientifiche stanno studiando mettendo a disposizione degli enologi locali preziose indicazioni ed opportunità. Certo, ribadisco che in Puglia qualsiasi tipo di pianta ottiene ottimi risultati, persino le uve internazionali tipo chardonnay, sauvignon e il cabernet; è pure scontato il fatto che è più facile produrre grandi vini da uve internazio­nali, ma il sogno è quello di produrre tutto da uve autoc­tone, una fortuna che sarebbe assurda dissipare.

Enologo stimato da sempre per la competenza e pro­fessionalità, è stato votato come presidente di Assoe­nologi di Puglia, Basilicata e Calabria. Un incarico che di­mostra la chiara considera­zione ottenuta in questi anni e la fiducia di saper valorizzare sempre più l’attività delle tre regioni. Ha qualche progetto, particolare obiet­tivo, impegnativa strategia per valorizzare nell’imme­diato i nostri vini?

L’impegno principale è quello di far tornare i giova­ni all’agricoltura e al vino in particolare, perché c’è molta necessità di ringiovanire ed ammodernare ambienti la­vorativi e strutture e c’è pro­prio bisogno dell’entusiasmo dei ragazzi investendo molto per loro. Poi si ha la voglia di puntare molto sulla rivalu­tazione dei vitigni autoctoni con la ferma volontà di incre­mentare la qualità del vino, perché purtroppo, non tanto nel Salento ma soprattutto in Puglia ci sono alcune zone dove si punta più sulla quan­tità che sulla qualità.  Insieme con gli altri responsabili, ci si propone l’obiettivo di lasciare tutta la produzione in Puglia e di imbottigliarla nelle nostre zone, anche perché tutte le zone hanno le loro specifiche peculiarità e caratteristiche. Come non ricordare che per esempio nel Salento produ­ciamo ottimi rossi, nella valle dell’Idria squisiti bianchi…? Attraverso convegni, semina­ri, dimostrazioni e vari mezzi di informazione, intendiamo valorizzare i nostri vini e ci proponiamo di farlo conosce­re ed apprezzare sempre più, soprattutto in posti dove an­cora ha poca visibilità.

Servizio a cura di Alessandro Martena 

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