Pubblicato in: Ven, Mag 8th, 2015

Viola Margiotta: Innovazione e Impresa vanno di pari passo

A colloquio con la giovane imprenditrice salentina, eletta da poche settimane nel Consiglio Generale di Confindustria. 

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“L’unica speranza di crescita va riposta in un capitale umano avanzato che si lega al mondo produttivo e lo rende più innovativo e competitivo. I giovani devono scegliere l’università tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro”. 

Viola Margiotta, è im­prenditrice di terza gene­razione responsabile dei sistemi di gestione qua­lità, ambiente e sicurezza dell’impresa di famiglia, la “Ecomet” srl, che opera nell’ambito del recupero, della lavo­razione, e del riciclaggio di materiali ferrosi e metallici e nella produzione di materie prime per l’industria siderurgi­ca e metallurgica, da 40 anni, fornendo i principali gruppi siderurgici italia­ni. Dal gennaio 2013 è Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Lec­ce al quale aderisce dal 2006, ed è stata eletta lo scorso 17 aprile nel Consiglio Generale Confederale di Confindustria a Roma. 39 anni, sposata e mamma di due bambini, Matilde e Matteo.

Quando ha iniziato a lavorare in azienda?

A questa domanda non so mai cosa rispondere, perché nelle nostre impre­se, dove per nostre intendo le imprese familiari piccole e medie che costitui­scono la stragrande maggioranza del tessuto economico non solo salentino ma anche italiano, non ci si lavora, ci si vive e ci si cresce, ogni singolo gior­no, sentendo la responsabilità di dare valore alle nostre azioni e ai nostri sa­crifici, non solo per noi.

E il percorso in Confindustria?

Mi sono iscritta nel gruppo giova­ni di Confindustria per avere la pos­sibilità di confrontarmi con degli altri giovani imprenditori, e perché credo fermamente nel valore sociale dell’as­sociazionismo, consapevole del ruolo centrale che questo nostro lavoro può avere sui nostri territori. E non ho usa­to a caso la parola lavoro. Ho avuto il grande onore e privilegio di diventa­re il Presidente della mia Territoriale, Lecce, e di poter arricchire la mia esperienza personale e lavorativa in un modo che non avrei creduto possibile. La frequentazione di Roma e del Con­siglio Centrale ha amplificato ulterior­mente questa sensazione.

La conciliazione di questi impegni con l’essere mamma e moglie?

Ho due figli, Matilde e Matteo, che mi ricordano costantemente cosa fac­cio e perché lo faccio e mi aiutano a definire il come farlo: con la schiena dritta e sempre guardando al futuro, sapendo che l’esempio è più importan­te dei consigli. Non è facile conciliare i vari aspetti della vita quotidiana, so­prattutto da donna, ma sto imparando con il tempo a considerare un van­taggio quello che può apparire uno svantaggio e ad ottimizzare attività e tempo. Questo però richiede un “team familiare” dell’innovazione a vantaggio delle imprese ma non solo, cercando di stringere sempre più contatti con il mondo della Scuo­la e della Università. Abbiamo un programma nazionale che è frutto di un protocollo siglato con il Ministero dell’Istruzione che è stato battezzato #invasionepacifica fondato proprio sul­la sempre più assidua presenza di gio­vani imprenditori in aula. Come Lecce uno dei nostri capisaldi resta il voler valorizzare le eccellenze che sono sul nostro territorio.

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Qual è la sua idea di impresa?

L’idea di un’impresa che colti­vi l’innovazione come normalità, che pare una contraddizione in termini ed è invece forse quello su cui dobbiamo la­vorare. Innovazione come normalità si­gnifica puntare all’eccellenza sempre, ed incardinare attorno a questo tutte le aziendali. Un’impresa che non solo si affacci a guardare i mercati internazionali, ma che ne diventi parte integrante. Ci dovremmo concentrare sulla costruzione di un’identità unita­ria del nostro paese e dei nostri pro­dotti, ci dovremmo concentrare cioè su quello che si può fare e trovare una so­luzione, che in questo momento è ben più importante di analizzare cosa è andato storto, perché e di chi è la col­pa? La crisi ha logorato le menti: alle palesi difficoltà ‘tecniche’ dell’Italia economica (e del lavoro) si aggiunge così questo pesante clima di sfiducia che acuisce i problemi. L’occupazione non nasce da sola per decreto, nasce perché qualcuno, l’imprenditore, rie­sce a combinare i fattori della produ­zione. Non serve che ci siano lavora­tori, terreni, impianti, macchinari, se tutto è inutilizzato. E nessun imprendi­tore può lavorare se non ha sicurezza e mancano le prospettive.

Ed ai giovani che si affacciano ora al mondo del lavoro?

È ancora diffuso il luogo comune che abbiamo troppi laureati e che la laurea non serve per entrare nel mon­do del lavoro. Niente di più sbagliato. In un Paese come il nostro, che paga una crisi demografica molto acuta – parola del Vice Presidente Lo Bello – l’unica speranza di crescita va riposta in un capitale umano avanzato che si lega al mondo produttivo e lo rende più innovativo e competitivo. I giovani non devono scoraggiarsi: la laurea è importante, ma serve orientarsi bene nella scelta dell’università, tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro.

Lavoro e studio insomma, ma con attenzione?

Bisogna, e tocca anche ai Giova­ni Imprenditori farlo, veicolare questo semplice messaggio tra i giovani: ci sono percorsi formativi che portano di­rettamente alla disoccupazione, se non sono ben ponderati. I giovani devono scegliere scuola e università consapevo­li di come si muove il mercato del lavo­ro. È inevitabile. Altrimenti ci troveremo come oggi ad avere una disoccupazione diffusa e imprese che non trovano laure­ati e diplomati, uno strabismo tutto ita­liano. Il problema del mismatch interes­sa sia i giovani che non trovano lavoro, sia le imprese che non trovano giovani di cui hanno bisogno per fare innovazio­ne. Un deficit che le nostre aziende stan­no pagando non poco. Urge ripensare al più presto le politiche di orientamento del nostro sistema scolastico, e miglio­rare gli uffici di placement delle univer­sità che vanno messi a stretto contatto, non solo formale, con le imprese. Favo­rire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro ed adottare politiche più adatte può essere utile anche per la creazione di nuova occupazione.

Cosa chiederebbe per le imprese?

Certezza dei tempi della giustizia, diminuzione del costo del lavoro, rego­le chiare e semplici cui far riferimento. Non solo una richiesta degli imprendi­tori, ma anche una raccomandazione dell’Unione Europea, che invita l’Ita­lia a “semplificare il quadro normativo per le imprese e migliorare l’accesso agli strumenti finanziari, in particolare al capitale, per sovvenzionare le impre­se in crescita e l’innovazione”.

Anna Rita Favale

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