Viola Margiotta: Innovazione e Impresa vanno di pari passo
A colloquio con la giovane imprenditrice salentina, eletta da poche settimane nel Consiglio Generale di Confindustria.
“L’unica speranza di crescita va riposta in un capitale umano avanzato che si lega al mondo produttivo e lo rende più innovativo e competitivo. I giovani devono scegliere l’università tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro”.
Viola Margiotta, è imprenditrice di terza generazione responsabile dei sistemi di gestione qualità, ambiente e sicurezza dell’impresa di famiglia, la “Ecomet” srl, che opera nell’ambito del recupero, della lavorazione, e del riciclaggio di materiali ferrosi e metallici e nella produzione di materie prime per l’industria siderurgica e metallurgica, da 40 anni, fornendo i principali gruppi siderurgici italiani. Dal gennaio 2013 è Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Lecce al quale aderisce dal 2006, ed è stata eletta lo scorso 17 aprile nel Consiglio Generale Confederale di Confindustria a Roma. 39 anni, sposata e mamma di due bambini, Matilde e Matteo.
Quando ha iniziato a lavorare in azienda?
A questa domanda non so mai cosa rispondere, perché nelle nostre imprese, dove per nostre intendo le imprese familiari piccole e medie che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto economico non solo salentino ma anche italiano, non ci si lavora, ci si vive e ci si cresce, ogni singolo giorno, sentendo la responsabilità di dare valore alle nostre azioni e ai nostri sacrifici, non solo per noi.
E il percorso in Confindustria?
Mi sono iscritta nel gruppo giovani di Confindustria per avere la possibilità di confrontarmi con degli altri giovani imprenditori, e perché credo fermamente nel valore sociale dell’associazionismo, consapevole del ruolo centrale che questo nostro lavoro può avere sui nostri territori. E non ho usato a caso la parola lavoro. Ho avuto il grande onore e privilegio di diventare il Presidente della mia Territoriale, Lecce, e di poter arricchire la mia esperienza personale e lavorativa in un modo che non avrei creduto possibile. La frequentazione di Roma e del Consiglio Centrale ha amplificato ulteriormente questa sensazione.
La conciliazione di questi impegni con l’essere mamma e moglie?
Ho due figli, Matilde e Matteo, che mi ricordano costantemente cosa faccio e perché lo faccio e mi aiutano a definire il come farlo: con la schiena dritta e sempre guardando al futuro, sapendo che l’esempio è più importante dei consigli. Non è facile conciliare i vari aspetti della vita quotidiana, soprattutto da donna, ma sto imparando con il tempo a considerare un vantaggio quello che può apparire uno svantaggio e ad ottimizzare attività e tempo. Questo però richiede un “team familiare” dell’innovazione a vantaggio delle imprese ma non solo, cercando di stringere sempre più contatti con il mondo della Scuola e della Università. Abbiamo un programma nazionale che è frutto di un protocollo siglato con il Ministero dell’Istruzione che è stato battezzato #invasionepacifica fondato proprio sulla sempre più assidua presenza di giovani imprenditori in aula. Come Lecce uno dei nostri capisaldi resta il voler valorizzare le eccellenze che sono sul nostro territorio.
Qual è la sua idea di impresa?
L’idea di un’impresa che coltivi l’innovazione come normalità, che pare una contraddizione in termini ed è invece forse quello su cui dobbiamo lavorare. Innovazione come normalità significa puntare all’eccellenza sempre, ed incardinare attorno a questo tutte le aziendali. Un’impresa che non solo si affacci a guardare i mercati internazionali, ma che ne diventi parte integrante. Ci dovremmo concentrare sulla costruzione di un’identità unitaria del nostro paese e dei nostri prodotti, ci dovremmo concentrare cioè su quello che si può fare e trovare una soluzione, che in questo momento è ben più importante di analizzare cosa è andato storto, perché e di chi è la colpa? La crisi ha logorato le menti: alle palesi difficoltà ‘tecniche’ dell’Italia economica (e del lavoro) si aggiunge così questo pesante clima di sfiducia che acuisce i problemi. L’occupazione non nasce da sola per decreto, nasce perché qualcuno, l’imprenditore, riesce a combinare i fattori della produzione. Non serve che ci siano lavoratori, terreni, impianti, macchinari, se tutto è inutilizzato. E nessun imprenditore può lavorare se non ha sicurezza e mancano le prospettive.
Ed ai giovani che si affacciano ora al mondo del lavoro?
È ancora diffuso il luogo comune che abbiamo troppi laureati e che la laurea non serve per entrare nel mondo del lavoro. Niente di più sbagliato. In un Paese come il nostro, che paga una crisi demografica molto acuta – parola del Vice Presidente Lo Bello – l’unica speranza di crescita va riposta in un capitale umano avanzato che si lega al mondo produttivo e lo rende più innovativo e competitivo. I giovani non devono scoraggiarsi: la laurea è importante, ma serve orientarsi bene nella scelta dell’università, tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro.
Lavoro e studio insomma, ma con attenzione?
Bisogna, e tocca anche ai Giovani Imprenditori farlo, veicolare questo semplice messaggio tra i giovani: ci sono percorsi formativi che portano direttamente alla disoccupazione, se non sono ben ponderati. I giovani devono scegliere scuola e università consapevoli di come si muove il mercato del lavoro. È inevitabile. Altrimenti ci troveremo come oggi ad avere una disoccupazione diffusa e imprese che non trovano laureati e diplomati, uno strabismo tutto italiano. Il problema del mismatch interessa sia i giovani che non trovano lavoro, sia le imprese che non trovano giovani di cui hanno bisogno per fare innovazione. Un deficit che le nostre aziende stanno pagando non poco. Urge ripensare al più presto le politiche di orientamento del nostro sistema scolastico, e migliorare gli uffici di placement delle università che vanno messi a stretto contatto, non solo formale, con le imprese. Favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro ed adottare politiche più adatte può essere utile anche per la creazione di nuova occupazione.
Cosa chiederebbe per le imprese?
Certezza dei tempi della giustizia, diminuzione del costo del lavoro, regole chiare e semplici cui far riferimento. Non solo una richiesta degli imprenditori, ma anche una raccomandazione dell’Unione Europea, che invita l’Italia a “semplificare il quadro normativo per le imprese e migliorare l’accesso agli strumenti finanziari, in particolare al capitale, per sovvenzionare le imprese in crescita e l’innovazione”.
Anna Rita Favale

















