Pubblicato in: Lun, Nov 7th, 2011

Vocazioni sacerdotali, una sfida permanente

“Il campo fecondo della semina vocazionale è una comunità cristiana che ascolta la Parola, prega con la liturgia e testimonia la carità”. Lo ha detto il 5 novembre a Roma mons. Diego Coletti, vescovo di Como e membro della Congregazione per l’educazione cattolica, intervenendo alla giornata conclusiva del convegno “Io ho scelto voi. Sacerdoti per il nostro tempo”, organizzato dalla Pontificia opera per le vocazioni sacerdotali (Povs) in occasione del 70°di fondazione. Mons. Coletti ha presentato il documento “Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale”, promosso dalla Congregazione vaticana ed elaborato in base alla sintesi seguita ad un’ampia consultazione sul tema che ha coinvolto gli uffici delle Conferenze episcopali nazionali preposti alla pastorale vocazionale. Tre le sezioni del testo: analisi della situazione, descrizione del ministero e dell’identità sacerdotale, suggerimenti per la proposta vocazionale.

  Una sfida permanente. “La cura delle vocazioni al sacerdozio è una sfida permanente per la Chiesa”, ha esordito mons. Coletti, e se sono molti i fattori che influiscono, positivamente o negativamente, sull’andamento numerico e qualitativo delle vocazioni, “nulla è così importante e determinante come la genuina qualità della vita di fede, speranza e amore di una comunità cristiana”. “Nelle condizioni ambientali più avverse e contrarie allo spirito del Vangelo – ha sottolineato il presule –, quando una comunità cristiana vive e opera coraggiosamente e con coerenza di fede, non manca l’attenzione alle vocazioni sacerdotali e non mancano i frutti della semina. E viceversa: anche là dove sono presenti antiche e consolidate tradizioni cristiane, ma si è affievolita la qualità della fede”, le cause della crescente sterilità vocazionale “sono da attribuire più alla debolezza interna della testimonianza cristiana e della fede che all’indifferenza o all’aggressività dell’ambiente esterno alla comunità cristiana”. Di qui il riferimento all’Europa, segnata da “una carenza di vocazioni sacerdotali che dura ormai da qualche decennio”. Richiamando il discorso di Benedetto XVI ai cattolici tedeschi impegnati nella Chiesa e nella società, lo scorso 25 settembre, il vescovo di Como ha affermato: “La giusta rivendicazione delle ‘radici cristiane’ della cultura europea dovrebbe essere accompagnata – per quanto riguarda la responsabilità dei cristiani – da un altrettanto forte richiamo all’importanza di verificare l’abbondanza e l’attualità dei frutti di tali radici”.

 Otto condizioni. Otto, secondo il presule, le condizioni “necessarie” per “risposte vocazionali autentiche e generose”. Anzitutto “un terreno fecondo di vita cristiana nella comunità ecclesiale”, quindi la preghiera e la “pastorale integrata”. Essenziali anche “un nuovo slancio di evangelizzazione e di missionarietà”, il ruolo “insostituibile” della famiglia, una coerente “testimonianza di vita dei presbiteri”, “l’efficacia educativa” di esperienze di volontariato e la possibilità di promuovere “occasioni di incontro e approfondimento dell’esperienza cristiana” a scuola e nell’università. Calo demografico e crisi della famiglia, mentalità secolarizzata, e condizioni difficili della vita e del ministero del prete sono invece i “tre principali dati di contrasto alla pastorale vocazionale” soprattutto “nelle chiese di antica tradizione cristiana dell’area occidentale”. Da mons. Coletti, tuttavia, un invito alla fiducia e all’ottimismo. Al tempo stesso la messa in guardia dai rischi di “pericolose deviazioni” quali la “tendenza a una progressiva trasformazione del sacerdozio in professione o mestiere”, “l’attivismo esasperato” e “il crescente individualismo che non di rado chiude il prete in una solitudine negativa e deprimente”.

Proposte concrete. “La vocazione al sacerdozio ministeriale si muove nell’ambito del dialogo d’amore tra Dio e l’uomo”, ha spiegato il presule; da qui discendono “la missione della predicazione”, la celebrazione dei sacramenti, e la guida di chi “in nome di Cristo si prende cura della comunione fraterna di tutti” e “custodisce l’unità del gregge”. Tra le proposte concrete di animazione pastorale delle vocazioni sacerdotali contenute nel documento, sono anzitutto da sottolineare “l’importanza fondamentale della preghiera” e una sorta di “educazione” dei credenti che contribuisca a creare “una diffusa cultura favorevole alle vocazioni”. Ai sacerdoti si chiede di proporre a ragazzi e giovani “una fede capace di interpellare la vita e di rispondere alla sete di felicità che sta nel cuore dell’uomo”. Nel ribadire che “la cura delle vocazioni” è responsabilità di “tutte le componenti della comunità cristiana”, mons. Coletti ha ripreso la definizione conciliare di famiglia come “primo seminario”; ha sottolineato l’importanza della pastorale integrata (familiare, vocazionale, giovanile); il ruolo centrale di parrocchia, gruppi ecclesiali, movimenti e associazioni; la “responsabilità vocazionale” degli stessi seminaristi e il valore della direzione spirituale. Di qui, ha concluso il vescovo, l’esortazione del documento “a tutta la Chiesa a riprendere con fiducia il proprio impegno educativo per l’accoglienza della chiamata di Dio al ministero sacerdotale”.

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