Votare o non Votare/Doveri dei Cittadini, Responsabilità degli Eletti
Domenica siamo nuovamente chiamati a votare. È facile prevedere che anche questa volta, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, il cosiddetto partito degli astensionisti potrebbe risultare vincitore: le analisi statistiche dimostrano che il fenomeno dell’astensionismo a partire dalla fine degli anni settanta è andato sempre più crescendo sino a raggiungere percentuali superiori a quelle conseguite dal partito o dalla coalizione che andrà poi a governare. “Io non voto perché non mi sento rappresentato da nessuno” oppure “Perché andare a votare se poi non cambia nulla?” e anche “I politici sono tutti uguali, perché pensano solo ai propri interessi”.sono queste le frasi che si sentono in giro. Del resto, come si fa a dare torto a chi si esprime in tal modo? Non è forse vero che il sistema partitocratico della corruttela ha depauperato il nostro Paese delle proprie risorse economiche, aumentando la pressione fiscale non per togliere ai ricchi per dare ai poveri, ma per incrementare i privilegi dei ricchi? Non è forse vero che le lobby partitiche sono spesso diventate “contenitori” di ladri e corrotti, parassiti e sanguisughe, che hanno elevato il proprio tornaconto personale e dei propri amici e familiari a sistema istituzionale, rendendo vane le aspirazioni di quanti hanno creduto nei valori morali della solidarietà e dell’uguaglianza, della giustizia e della partecipazione?
A coloro che si accingono a rappresentare il popolo, la dottrina sociale della Chiesa ricorda che: il vero soggetto dell’Autorità Politica è il popolo considerato nella sua totalità quale detentore della sovranità, per cui il suo esercizio “deve sempre essere praticato entro i limiti dell’ordine morale per procurare il bene comune” (Concilio Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et Spes); l’Autorità deve riconoscere, rispettare e promuovere i valori umani e morali essenziali, in quanto “scaturiscono dalla verità stessa dell’essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori pertanto che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere” (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Evangelium Vitae); i partiti politici hanno il compito di favorire una partecipazione diffusa e l’accesso di tutti a pubbliche responsabilità, perché chiamati ad “interpretare le aspirazioni della società civile orientandole al bene comune” (cfr. Gaudium et Spes); coloro che hanno responsabilità politiche non devono dimenticare o sottovalutare la dimensione morale della rappresentanza che consiste nell’impegno di condividere le sorti del popolo e nel cercare la soluzione dei problemi sociali “praticando il potere con spirito di servizio” (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Christifideles Laici).
Ora non si può non ammettere che dal raffronto tra l’operato dei nostri rappresentanti e le direttive della Chiesa, la scelta di chi andrà a votare appaia oltremodo ardua. Ciò nonostante, andare a votare non risponde soltanto all’esigenza di soddisfare un dovere civico come previsto dall’art. 48 della nostra Costituzione, ma rappresenta, nel sistema democratico, lo strumento attraverso il quale il corpo sociale controlla l’operato dei propri rappresentanti. E se ciò non bastasse, i nostri rappresentanti farebbero bene a ricordare che è legittimo resistere all’autorità quando questa violi gravemente e ripetutamente i diritti fondamentali della persona umana: San Tommaso d’Aquino scrive che “si è tenuti ad obbedire… per quanto lo esige l’ordine della giustizia” (Summa Theologiae).
Giuseppe Mascello

















