Pubblicato in: Sab, Feb 9th, 2013

XXI Giornata del Malato nell’Anno della Fede/Attenti a chiunque è ferito

TESTIMONIANZA/1

AVO DI LECCE: LA VICINANZA ADUN ALTRO UOMO È  IL DESTINO DI OGNI VERO VOLONTARIO

Sono ormai 28 anni che l’Associazione Volontari Ospedalieri (Avo) opera anche a Lecce. Si tratta di un’associazione a carattere nazionale, che svolge la propria attività di volontariato all’interno degli ospedali di tutta Italia. I volontari Avo si recano nei reparti per fornire un supporto di tipo morale, un sostegno psicologico, quel calore umano del quale chi soffre ha bisogno, ma che non viene istituzionalmente “erogato” dalle strutture. Salta agli occhi l’aggancio con la parabola del buon samaritano, il sacro scritto che parla della risposta alla domanda “chi è il nostro prossimo?”.

Fare questo tipo di volontariato significa riconoscere una sorta di uguaglianza tra sé e il proprio prossimo; stare vicino a chi soffre porta il volontario a sentire di condividere una condizione, quella dell’essere “esseri umani”, che rende tutti vulnerabili, bisognosi, talvolta fragili. Non è un obbligo tendere una mano ad un altro uomo in difficoltà, ciascuno potrebbe scegliere di spendere i minuti della propria vita in molti altri modi. Chi diventa volontario Avo generalmente lo fa perché sente il proprio destino legato a quello degli altri esseri umani.

Si intersecano in questo agire, nel delicato momento in cui si sta vicino ad un ammalato, diversi principi etici, come l’etica della reciprocità secondo la quale si tratta il proprio prossimo con la stessa amorevolezza che anche noi, al suo posto, avremmo voluto ricevere; si vive concretamente la compassione, il “soffrire con”, che se da un lato può dare un po’ di sollievo a chi nella propria sofferenza fisica può sentirsi solo, d’altro canto crea profondi e benefici mutamenti nella coscienza di chi sta offrendo il proprio aiuto; per chi è cristiano poi, quello del servizio è anche il momento in cui la pietà cristianamente intesa, la tenerezza per Dio, come la definisce Carlo Maria Martini, si traduce in tenerezza verso il prossimo in difficoltà.

Essere volontario Avo, in definitiva, significa condividere un momento di sofferenza (più o meno estremo, se si considera che l’Avo è vicina anche ai pazienti in coma) portando verso l’altro la vicinanza del cuore. Un volontario Avo è là per portare un sorriso, il calore di una stretta di mano, la vicinanza del cuore. Chi sceglie questo tipo di volontariato agisce sul piano dello spirito, spinto dalla consapevolezza che ciò che ci accomuna tutti è proprio la fragile condizione umana, dinanzi alla quale si è davvero tutti uguali. In situazioni nelle quali una malattia tutto esaspera, tutto amplifica, far sentire che si è uniti, che non si è soli, aumenta la forza di chi è in difficoltà, rincuora, aiuta a guardare avanti con maggiore ottimismo, al limite serve ad accettare realtà difficili con un alto livello di consapevolezza. 

Volontaria

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