118. Dieci anni di vite salvate sul filo
Ospedale Vito Fazzi/A colloquio con il Dott. Maurizio Scardia, Direttore della Centrale Operativa Provinciale.
IL MEDICO D’URGENZA/ “È necessario avere una competenza totale su quelle che possono essere tutte le emergenze. Queste competenze si acquisiscono attraverso corsi accessori che si fanno dopo il conseguimento del titolo di studio”.
IL CLOU DELLE CHIAMATE NEI MESI ESTIVI/La statistica eseguita dal Servizio Emergenza Urgenza 118 Asl di Lecce sviluppa l’andamento delle chiamate ed eventi dal 2005 al 2012 per mese. Un numero in crescita quello delle chiamate susseguitisi dal 2005 al 2012 anni questi in cui le chiamate subiscono un notevole aumento nel trimestre estivo giugno – luglio – agosto. È consequenziale poi il fatto che gli eventi sviluppatisi negli stessi anni sopracitati siano aumentati; l’aumento di questi eventi così come è accaduto per le chiamate è aumentato nel solito trimestre estivo.
Le prime strutture ospedaliere nascono sotto il segno della solidarietà cattolica, nel tempo si sono smarginati i confini settoriali, e si è creata una coscienza scientifica della malattia che ha aperto le porte ad una nuova cultura del Soccorso, che oggi trova il suo punto più alto di eccellenza nel 118. Ne discorriamo con il dott. Maurizio Scardia, anestesista rianimatore e cardio-anestesista, Direttore della centrale operativa del 118 provinciale.
Dott. Scardia, ci parli del 118.
Il servizio del 118 nella regione Puglia è nato tra il 2002 e il 2003 e risponde a quelle che sono delle normative nazionali già in essere da 1993, e che stabiliscono la costituzione di un sistema dedicato all’emergenza-urgenza territoriale, quindi extraospedaliera. È tarato a livello provinciale ma vi è comunque un protocollo di intesa secondo il quale nelle zone di confine si interviene congiuntamente.
Quali sono i tempi e le modalità sequenziali di intervento dal momento della prima richiesta d’aiuto?
La procedura è quella standardizzata che viene usata su tutto il territorio nazionale ed è stabilita da specifica normativa di settore. Tutte le chiamate afferiscono al numero unico di chiamata nazionale che è il 118, al quale risponde un operatore di centrale che è un infermiere professionale che ha seguito un corso specifico per analizzare ed elaborare le notizie che riceve, di esprimere un giudizio di sintesi che si concretizza nell’assegnazione di un codice-colore indicante la gravità della patologia.
Quali sono le emergenze-urgenze, e come sono classificate?
Le emergenze-urgenze sono tutte quelle patologie che richiedono un intervento immediato, e vengono classificate di norma con dei codici-colore che vanno dal codice verde al codice rosso, a seconda del livello di gravità. Il bianco definisce di norma un consiglio telefonico e non presuppone l’intervento di un mezzo di soccorso, un’indicazione medica che può essere data dallo stesso infermiere o dal medico di centrale operativa. Quello verde è un codice per il quale il 118 interviene anche se può essere di competenza delle guardie mediche o del medico di base. Questo perché per codice verde si intende un’urgenza differibile, cioè la patologia per cui si chiama non è a rischio vita quindi può presupporre dei tempi di intervento dilatati nel tempo. Il codice giallo indica un’urgenza indifferibile ovvero indica una patologia per cui il tempo è critico, quindi bisogna arrivare nel più breve tempo possibile con il mezzo di soccorso, per dare un aiuto immediato, anche se non indica un imminente pericolo di vita, ma una condizione patologica che può degenerare nel breve tempo. Con il codice rosso si va dal settore dell’ urgenza a quello dell’emergenza, perché indica la compromissione di una funzione vitale: coscienza, respiro e circolo.
Considerando l’impatto psicologico ed emotivo legato alla funzione di immediato soccorso in situazioni gravi, è necessaria una formazione speciale o meglio differente per i medici e gli operatori che lavorano al 118?
Certo, essendo operatori che di fatto sul territorio lavorano da soli, senza l’indotto della struttura ospedaliera devono avere una preparazione che consente una certa autonomia operativa, e quindi una preparazione a 360° sulle urgenze. Quindi nel’extra-ospedaliero non esiste il medico o l’infermiere che sa solo di pediatria, cardiologia o ortopedia. È necessario avere una competenza totale su quelle che possono essere tutte le emergenze. Queste competenze si acquisiscono attraverso corsi accessori che si fanno dopo il conseguimento del titolo di studio. I corsi sono l’Als Advanced Life Support, e il Ptc Advanced, Preospital Trauma Care Advanced, corsi duri e intensivi che devono superare sia i medici che gli infermieri.
Aldilà della preparazione soggettiva, in generale, le risulta che il territorio nel quale operate presenti barriere topografiche oggettive che ostacolano i vostri interventi?
Le barriere ci sono e le troviamo prima di tutto nei centri storici delle città dove è difficile percorrere le strade, anche solo con un un’automobile o con una moto. In questi casi si perde tempo perché bisogna fermarsi e arrivare il più vicino possibile, o dove non si può andare oltre si deve fare tutto a piedi. Difficoltà che incontriamo in ogni centro storico ma in particolare in quello di Lecce, e nella parte vecchia della città di Gallipoli, dove le strade strette impediscono qualsiasi attraversamento.

















