Biblioteche di Lecce/I libri custoditi dalle Monache Benedettine
Con Suor Luciana Myriam alla scoperta dei “Tesori” del Monastero di San Giovanni Evangelista.
Fin dal 1500/“Già all’epoca la comunità claustrale era fucina di formazione per le fanciulle delle più facoltose famiglie dell’aristocrazia salentina. Tra i volumi la storia delle tantissime donne che hanno scelto la clausura”.
Parlando di monasteri si ha, spesso, l’immagine di un’oasi di pace e silenzio in cui il lavoro e la preghiera la fanno da padroni. Ma un’altra immagine sorge nella mente: quella di un luogo di studio e di riflessione, spesso accompagnata dalla sensazione che un monastero sia il luogo più adatto per leggere e studiare. Tutto ciò non è solo frutto dei tanti e famosi romanzi in circolazione, ma una concezione reale e veritiera di ciò che accade tra le mura conventuali.
Suor Luciana Myriam Mele ci confessa quanto sia importante la lettura e, soprattutto, il libro nella vita di ogni giorno all’interno del monastero. Fondato nel 1134, il Monastero normanno di San Giovanni Evangelista di Lecce, vanta una biblioteca invidiabile, ricca di numerosi testi antichi e di ancor più numerosi testi moderni, perfettamente ordinati e pronti ad essere letti. La formazione della biblioteca in sè è alquanto nebulosa e si perde nella notte dei tempi, secondo Suor Luciana, curatrice effettiva e attenta del patrimonio librario, la datazione dei testi più antichi risale al 1500, cioè quando la comunità claustrale diventò fucina di formazione per le fanciulle della più facoltosa aristocrazia salentina. “Uno studio interessante” ci confessa “sarebbe quello di ricostruire la storia delle educande che si sono succedute nel corso degli anni attraverso gli ex libris dei volumi pervenuti in dono, alcuni dei quali di una dolcezza squisita e di una altissima spiritualità”.
Non solo libri, quindi, ma storia delle numerose monache che hanno abitato nel monastero, lasciando tracce effettive di sé. La stessa regola di San Benedetto, per altro, oltre a raccomandare la preghiera personale e comune e il lavoro, si concentra in specifico sull’ascolto delle letture nei diversi momenti della giornata “sia durante i pasti, in refettorio, con l’ascolto della Parola, sia nel chiuso della propria cella, attraverso lo studio. Oltre alla bibbia, lettura prediletta per ogni monaca, c’è lo studio dei Padri della Chiesa, importanti per accrescere e coltivare la propria fede e la propria spiritualità”. Il monastero, però, pur essendo di denominazione claustrale, si è, negli ultimi anni, aperto al mondo, permettendo anche agli studiosi di accedere a questo immenso patrimonio librario. “Non si tratta specificatamente di una biblioteca aperta al pubblico perché, per motivi lavorativi legati al monastero non possiamo assicurare l’apertura in orari determinati o con personale sempre presente. Nonostante ciò non abbiamo mai impedito, a coloro che lo hanno richiesto, di consultare i nostri libri, che toccano tutti gli argomenti legati alla religione e quindi la teologia, la spiritualità, l’apologetica e i commenti alle sacre scritture”. Un sistema aperto, quindi, anche alle nuove tecnologie.
Pur essendo ancora avulso dalle nuove tecnologie di catalogazione, il monastero si è aperto ad una nuova esperienza, cioè ad un progetto di condivisione globale del proprio patrimonio librario. “Il progetto appena partito fa parte del piano di rivalutazione del patrimonio culturale pugliese (P.O. Fers Puglia 2007-2013), e prevede una selezione di libri antichi che saranno disponibili su internet. Così facendo, i tesori contenuti tra le nostre mura non rimarranno privilegio esclusivo del monastero o degli studiosi che ne fanno richiesta, ma saranno fruibili da estimatori e amanti della cultura di tutto il mondo”.
Eugenia Quarta

















