Pubblicato in: Dom, Mag 18th, 2014

Biblioteche di Lecce/I libri custoditi dalle Monache Benedettine

Con Suor Luciana Myriam alla scoperta dei “Tesori” del Monastero di San Giovanni Evangelista.

Fin dal 1500/Già all’epoca la comunità claustrale era fucina di formazione per le fanciulle delle più facoltose famiglie dell’aristocrazia salentina. Tra i volumi la storia delle tantissime donne che hanno scelto la clausura.

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Parlando di monasteri si ha, spesso, l’im­magine di un’oasi di pace e silenzio in cui il lavoro e la pre­ghiera la fanno da padroni. Ma un’altra immagine sorge nella mente: quella di un luogo di studio e di riflessione, spesso accompagnata dalla sensazione che un monastero sia il luogo più adatto per leggere e studia­re. Tutto ciò non è solo frutto dei tanti e famosi romanzi in circolazione, ma una concezio­ne reale e veritiera di ciò che accade tra le mura conventuali.

Suor Luciana Myriam Mele ci confessa quanto sia impor­tante la lettura e, soprattutto, il libro nella vita di ogni giorno all’interno del monastero. Fondato nel 1134, il Monaste­ro normanno di San Giovanni Evangelista di Lecce, vanta una biblioteca invidiabile, ric­ca di numerosi testi antichi e di ancor più numerosi testi mo­derni, perfettamente ordinati e pronti ad essere letti. La for­mazione della biblioteca in sè è alquanto nebulosa e si perde nella notte dei tempi, secondo Suor Luciana, curatrice effet­tiva e attenta del patrimonio librario, la datazione dei testi più antichi risale al 1500, cioè quando la comunità claustrale diventò fucina di formazione per le fanciulle della più fa­coltosa aristocrazia salentina. “Uno studio interessante” ci confessa “sarebbe quello di ricostruire la storia delle edu­cande che si sono succedute nel corso degli anni attraver­so gli ex libris dei volumi pervenuti in dono, alcuni dei quali di una dolcezza squisita e di una altissima spiritualità”.

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Non solo libri, quindi, ma storia delle numerose monache che hanno abitato nel mona­stero, lasciando tracce effettive di sé. La stessa regola di San Benedetto, per altro, oltre a raccomandare la preghiera personale e comune e il lavo­ro, si concentra in specifico sull’ascolto delle letture nei diversi momenti della giornata “sia durante i pasti, in refetto­rio, con l’ascolto della Parola, sia nel chiuso della propria cella, attraverso lo studio. Oltre alla bibbia, lettura pre­diletta per ogni monaca, c’è lo studio dei Padri della Chiesa, importanti per accrescere e coltivare la propria fede e la propria spiritualità”. Il monastero, però, pur essen­do di denominazione clau­strale, si è, negli ultimi anni, aperto al mondo, permettendo anche agli studiosi di accedere a questo immenso patrimonio librario. “Non si tratta specificatamente di una biblioteca aperta al pub­blico perché, per motivi lavo­rativi legati al monastero non possiamo assicurare l’apertura in orari determinati o con per­sonale sempre presente. Nonostante ciò non abbiamo mai impedito, a coloro che lo hanno richiesto, di consulta­re i nostri libri, che toccano tutti gli argomenti legati alla religione e quindi la teologia, la spiritualità, l’apologetica e i commenti alle sacre scritture”. Un sistema aperto, quindi, an­che alle nuove tecnologie.

Pur essendo ancora avulso dalle nuove tecnologie di cataloga­zione, il monastero si è aperto ad una nuova esperienza, cioè ad un progetto di condivisione globale del proprio patrimonio librario. “Il progetto appena partito fa parte del piano di rivalutazio­ne del patrimonio culturale pugliese (P.O. Fers Puglia 2007-2013), e prevede una selezione di libri antichi che saranno disponibili su internet. Così facendo, i tesori conte­nuti tra le nostre mura non ri­marranno privilegio esclusivo del monastero o degli studiosi che ne fanno richiesta, ma saranno fruibili da estimatori e amanti della cultura di tutto il mondo”.

Eugenia Quarta

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