Pubblicato in: Gio, Giu 26th, 2014

Vicari Generali/I soldi per i poveri da distribuire per via

Mons. Lorenzo Cipolletta…

L’elezione di mons. Lorenzo Cipol­letta quale Vicario Capitolare il 15 novembre 1927, avvenuta con unanimità di consensi così come annotato sul numero scorso del nostro Settimanale, non dovette durare a lungo, stando a quanto riferiscono le fonti e le testimo­nianze orali che ci furono tramandate fino a non molti anni fa. Così come del resto accade quando la supplen­za Vicaria non è più confortata da un titolare singolo bensì da un collegio. Comunque, il governo interinale Vicario durò più a lungo del solito: un anno e sette mesi circa. Fino al 23 giugno ‘29. Quando il Cipolletta, investito di mandato olografo del neo Vescovo Costa, in data 10 giugno ‘29, prese possesso a suo nome, e definitivamente lasciò la diocesi di Lecce ri­tornando nella sua Avellino; non senza interven­to della Congregazione Concistoriale (ora dei Vescovi), poiché erano trascorsi ben sette mesi dalla traslazione canonica (7 dicembre ‘28) delle Diocesi unite di Melfi, Rapolla e Venosa.

Purtroppo, ancora non è dato conoscere data e referenze del Vergallo per l’inizio del suo man­dato di potestà delegata nella collaborazione al governo della diocesi accanto al Vescovo Costa; né tanto meno le motivazioni di una delega a vita: oltre quindici anni. La ricerca che può completare il tema delle sedi Vacanti nell’epi­scopato lupiense dal ritorno del Regno Bor­bonico, dopo la vicenda napoleonica, ai nostri giorni, un tema già trattato e in qualche modo unita alla situazione attuale, in quanto Vicari Capitolari e Generali spesso sono collegati tra loro.

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Fonte consultata fu l’Archivio personale del Vescovo fidentino, come la consultazione Capitolare che ora è utile in questa intricata vicenda, ma il risultato storiografico risulta egualmente negativo. Per quanto attiene la na­tura del mandato “Vergallo”, il canone 475 del vigente Codice Canonico (1983) è assai chiaro circa la sua obbligatorietà, diversamente dal primo codice del ‘17. E possiamo aggiungere, anche se variato di stretta misura; così come le comunicationes preparatoriae ricordano. Tutta­via dalla storia del diritto canonico si sa che la potestà delegata della Chiesa è andata sempre più assottigliandosi come in ogni caso giuridico tende logicamente a giustificarsi solo in virtù di una “privata lex” (il privilegio).

Tornando al Vicario Lorenzo Cipolletta, i po­chissimi che ancora lo ricordano “ex auditu” o “ex visu”, sanno che era un sacerdote integer­rimo: scrupoloso tanto che non permetteva che si andasse in presbiterio senza la veste litur­gica, per qualsiasi motivo, che i “borghesi” si interessassero di materia riservata al clero, che si lavorasse parlando in Curia o in Coro. Era, tuttavia, di grande carità. Per esempio, quando “pedestre itinere” (a piedi) percorreva nei due sensi la strada da piazza Duomo al Fazzi, si fa­ceva seguire da “lu Tore de le case nove” (dietro S. Matteo) fornito da una specie di borsa con i soldi da distribuire ai poveri per via. A lui si deve in S. Cesareo la costruzione della chiesa di S. Salvatore, nell’immediato dopo­guerra come “coadiutrice”, dell’allora unica parrocchia della piazza, in cima a via Matteotti, un tempo “21 aprile”.

Oronzo De Simone

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