Vicari Generali/I soldi per i poveri da distribuire per via
Mons. Lorenzo Cipolletta…
L’elezione di mons. Lorenzo Cipolletta quale Vicario Capitolare il 15 novembre 1927, avvenuta con unanimità di consensi così come annotato sul numero scorso del nostro Settimanale, non dovette durare a lungo, stando a quanto riferiscono le fonti e le testimonianze orali che ci furono tramandate fino a non molti anni fa. Così come del resto accade quando la supplenza Vicaria non è più confortata da un titolare singolo bensì da un collegio. Comunque, il governo interinale Vicario durò più a lungo del solito: un anno e sette mesi circa. Fino al 23 giugno ‘29. Quando il Cipolletta, investito di mandato olografo del neo Vescovo Costa, in data 10 giugno ‘29, prese possesso a suo nome, e definitivamente lasciò la diocesi di Lecce ritornando nella sua Avellino; non senza intervento della Congregazione Concistoriale (ora dei Vescovi), poiché erano trascorsi ben sette mesi dalla traslazione canonica (7 dicembre ‘28) delle Diocesi unite di Melfi, Rapolla e Venosa.
Purtroppo, ancora non è dato conoscere data e referenze del Vergallo per l’inizio del suo mandato di potestà delegata nella collaborazione al governo della diocesi accanto al Vescovo Costa; né tanto meno le motivazioni di una delega a vita: oltre quindici anni. La ricerca che può completare il tema delle sedi Vacanti nell’episcopato lupiense dal ritorno del Regno Borbonico, dopo la vicenda napoleonica, ai nostri giorni, un tema già trattato e in qualche modo unita alla situazione attuale, in quanto Vicari Capitolari e Generali spesso sono collegati tra loro.
Fonte consultata fu l’Archivio personale del Vescovo fidentino, come la consultazione Capitolare che ora è utile in questa intricata vicenda, ma il risultato storiografico risulta egualmente negativo. Per quanto attiene la natura del mandato “Vergallo”, il canone 475 del vigente Codice Canonico (1983) è assai chiaro circa la sua obbligatorietà, diversamente dal primo codice del ‘17. E possiamo aggiungere, anche se variato di stretta misura; così come le comunicationes preparatoriae ricordano. Tuttavia dalla storia del diritto canonico si sa che la potestà delegata della Chiesa è andata sempre più assottigliandosi come in ogni caso giuridico tende logicamente a giustificarsi solo in virtù di una “privata lex” (il privilegio).
Tornando al Vicario Lorenzo Cipolletta, i pochissimi che ancora lo ricordano “ex auditu” o “ex visu”, sanno che era un sacerdote integerrimo: scrupoloso tanto che non permetteva che si andasse in presbiterio senza la veste liturgica, per qualsiasi motivo, che i “borghesi” si interessassero di materia riservata al clero, che si lavorasse parlando in Curia o in Coro. Era, tuttavia, di grande carità. Per esempio, quando “pedestre itinere” (a piedi) percorreva nei due sensi la strada da piazza Duomo al Fazzi, si faceva seguire da “lu Tore de le case nove” (dietro S. Matteo) fornito da una specie di borsa con i soldi da distribuire ai poveri per via. A lui si deve in S. Cesareo la costruzione della chiesa di S. Salvatore, nell’immediato dopoguerra come “coadiutrice”, dell’allora unica parrocchia della piazza, in cima a via Matteotti, un tempo “21 aprile”.
Oronzo De Simone
















