Il Trapasso/1658, da Sant’Irene a Sant’Oronzo
22 Agosto 1923/In allegato al settimanale “L’Ordine” un inserto con la vita del Santo Vescovo.
Primo Pastore nella sua città natìa
IL DOCUMENTO/È riprodotto, quasi senza ritocchi, un antico manoscritto del XV secolo. L’incontro con Giusto nei pressi di San Cataldo.
Il culto di S. Oronzo ha da sempre un’importanza rilevante nella vita del popolo di Lecce che si impegna, ogni anno a farlo riviverlo soprattutto in occasione della festa patronale. Una testimonianza viva giunge anche dalle pagine de “L’Ordine”, il giornale della Chiesa Leccese, fondato nel 1907. Nell’estate del 1923, 90 anni fa, “L’Ordine” pubblicava un inserto, allegato al settimanale, contenente la vita del santo martire. “L’Ordine” si assumeva così il compito di soddisfare il desiderio dei suoi lettori di saperne di più proprio nei giorni in cui la città rende grazie e lode nei confronti del suo protettore. Questo si evince dall’introduzione, curata da don Guglielmo Paladini, del fascicolo suddetto, intitolato “S. Oronzo nella tradizione e nel culto dei Leccesi”.
Lo scopo principale del testo era quello di fornire i dettagli riguardanti la vita e la morte del primo Vescovo della città, riproducendo, quasi senza ritocchi, un antico manoscritto del XV secolo. Nasce nella città di Lecce e gli viene dato il nome di Publio e la sua educazione viene affidata al filosofo Zizio, che gli insegna ad aborrireil politeismo. All’età di 25 anni muore il padre e, pochi anni dopo, andando a caccia nelle sue terre presso San Cataldo con il nipote Fortunato, incontra Giusto, discepolo di Paolo che lo istruisce sugli insegnamenti di Gesù Cristo e, la sera stessa, lo battezza imponendogli il nome di Oronzo, che vuol dire “risorto”. Essi predicano e battezzano per due anni a Lecce, partendo poi per Gerusalemme e successivamente per Corinto dove l’apostolo Paolo consacra Oronzo Pastore della città natia.
Lecce, Chiesa di Santa Chiara
Qui vengono calorosamente accolti dai concittadini, ma denunciati al tiranno Nerone dai sacerdoti pagani, sono costretti a rifugiarsi sui monti di Ostuni per sfuggire alla cattura. Continuando a viaggiare toccano le città di Campobasso, Locorotondo, Turi, Acquaviva e Bari dove Oronzo viene arrestato e torturato per tre ore, ma poi rilasciato. Continuando incessantemente a predicare e operare miracoli, egli parte per Roma e si sposta in Calabria e a Taranto, dove viene nuovamente arrestato e avvelenato, ma, poiché non muore è rilasciato.
Visita Otranto, dove guarisce un lebbroso e poi Oria e Brindisi, ma tornati a Lecce, lui e Giusto vengono arrestati e torturati per sei giorni, miracolosamente senza mostrare i segni delle torture. Tradotti davanti al giudice si rifiutano di ritrattare la fede in Gesù Cristo e, quella notte stessa, vengono portati fuori dalla città e uccisi, uno con tre colpi di mannaia e l’altro impiccato. Una nobile matrona leccese, Petronilla, si occupa della sepoltura dei corpi in un luogo sicuro dove in seguito i fedeli li adornarono di pietre preziose. Dopo la pace di Costantino i loro resti mortali vennero spostati altre due volte in occasione delle invasioni di Guglielmo il Malo (1042) e di Federico d’Aragona (1280). Secondo uno scritto del Vescovo Pappacoda del 1668, i corpi dei Santi, vestiti di seta viola, risiederebbero in una grotta nella Chiesa di Lecce, in casse d’argento e circondati da oggetti d’oro e pietre preziose, dono dei concittadini fedeli.
Eugenia Quarta
















