Pubblicato in: Gio, Apr 16th, 2015

L’Orchestra di Fiati… Un patrimonio da non disperdere

L’impegno artistico del M° Francesco Muolo per salvaguardia delle tradizioni musicali del territorio. 

francesco muolo

Questa musica vive un momento di grande crescita e approfondimento. Tutti apprezzano le doti timbriche che un’orchestra di fiati può esprimere trovando nel pubblico sempre unanimi e corali consensi.

In queste ultime set­timane il Conser­vatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce ha promos­so due importan­ti eventi con un ampio riscontro di pubblico. Il cartellone ha proposto un reci­tal sul tema della sonata di età barocca, classica e romantica, nella performance di Veronica Schifano al violino e di Vale­rio De Giorgi al pianoforte. Il programma della serata si è aperto con la Sonata per violino e pianoforte in fa min. op. 6 n. 7 di Pietro Antonio Locatelli (1695-1764) “Au tombeau”. Gli ascoltatori, dopo, hanno potuto apprezzare la Sonata per violino e pianoforte in la mag­giore op. 12 n. 2 (allegro viva­ce – andante più tosto allegretto – allegro piacevole) di Ludwig van Beethoven (1770-1827), dedicata ad Antonio Salieri, suo maestro di composizione. L’intensa serata si è conclu­sa con la Sonata per violino e pianoforte in sol maggiore op. 78 n. 1 (vivace ma non troppo – adagio – allegro molto mo­derato) di Johannes Brahms (1833-1897), scritta fra il 1878 e il 1879 utilizzando il materiale tematico di “Regenlied” e “Na­chklang”, due Lieder omaggio a Clara Schumann, pubblicati alcuni anni prima nella raccolta dell’op. 59. L’altro evento è sta­to in occasione della Settimana Santa. Il Conservatorio ha pro­posto un concerto sul tema del­la Passione di Cristo; sono stati protagonisti le voci solistiche di Stefania Patavia (soprano), Silvia Susan Rosato Franchi­ni (soprano), Marinella Rizzo (mezzosoprano), Adalberto Baglivo (tenore) e Giorgio Schipa (baritono); erano soste­ nuti dal Coro e dall’Orchestra di Fiati del Conservatorio “T. Schipa” per la direzione del maestro Francesco Muolo. Il concerto ha proposto alcune intonazioni laudistiche, tratte dal Laudario di Cortona (se­conda metà del XIII secolo) e l’Oratorio Le sette ultime parole di Nostro Signore Gesù Cristo (1838) di Saverio Mercadante, su testo di Metastasio, per soli, coro e orchestra di fiati. “L’Ora del Salento” ha intervistato, in esclusiva, Francesco Muolo 

Può illustrare, in breve, il suo impegno nella sal­vaguardia delle tradizioni musicali del territorio?

Il miglior modo di salva­guardare le tradizioni musicali che contraddistinguono la no­stra regione, ed in particolare il territorio salentino, è lo stu­dio. La conoscenza è la base di tutto e di ogni cosa! 

Le “Ultime sette parole” sono sette frasi che i Van­geli attribuiscono a Gesù durante la sua Passione in croce. Come sono timbri­camente connotate nella partitura che ha diretto in occasione del concerto della Settimana Santa?

Il legame tra testo e mu­sica è l’elemento fondante di questa composizione, come di ogni composizione. Del resto il testo, estrapolato dai Vangeli, è rivestito di poesia da Metasta­sio, uno dei più importanti, se non il più importante autore di testi per musica nel panorama dei librettisti tra fine Settecen­to e primi dell’Ottocento. Tut­ti i grandi compositori hanno utilizzato i suoi libretti. Quindi il testo che commenta le sette parole di Gesù sulla croce è sorretto da una musica che ne esprime il valore, l’alternanza tra il quartetto dei solisti e il coro, poi, non fa altro che esal­tare, e direi sottolineare, questo stretto connubio tra testo e mu­sica.  

Quali valori spirituali ha espresso il programma musicale proposto per l’occasione?

Ogni concerto di musica esprime una spiritualità, dove il termine “spiritualità” è inteso come elevazione verso il bello. Per noi cristiani, poi, la spiri­tualità di un concerto di musica sacra ci fa comprendere il mi­stero che si celebra. In questo caso la musica è un momento di forte riflessione del mistero di Cristo morto e agonizzante, ma vittorioso sulla morte e quindi risorto perché anche noi, at­traverso queste note e questo testo, possiamo fare “pasqua”, ovvero passare da una vita di disinteresse dei valori cristiani ad un amore e un approfondi­mento maggiore dei valori che a Cristo si ispirano.  

Quale specifico brano del repertorio vocale e stru­mentale le sta più a cuore e preferisce dirigere?

Ogni brano ha la sua bel­lezza e il suo valore, pertanto non ho un brano in particola­re che preferisco, però i due aspetti, quello vocale e quello strumentale uniti hanno sempre il loro fascino.  

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