Pubblicato in: Mer, Lug 16th, 2014

1965 – 19 LUGLIO – 2014/QUEL SÌ RIPETUTO OGNI GIORNO DA 49 ANNI

In Cattedrale l’Anniversario dell’ Ordinazione Presbiterale dell’Arcivescovo Domenico D’Ambrosio. 

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Gli Auguri della Comunità Diocesana/Il Sacerdote, nel suo Dna l’amore che serve. 

Il 49° anniversario della ordi­nazione presbiterale del nostro Arcivescovo Domenico, che ci vedrà riuniti in preghiera di lode e di rendimento di grazie sabato 19 alle 20 in Cattedrale, diventa opportunità per noi presbiteri e per l’intera nostra Chiesa diocesana per una sosta contemplativa per il gran­de dono fatto da Gesù Signore ai suoi Apostoli il giovedì santo, e tra­mite loro a tutti coloro che avrebbe chiamato a condividere il progetto del Padre a servizio del Regno, della Chiesa e dell’uomo. Il prete: uomo come tanti; scelto misteriosa­mente tra tanti per rendere visibile nei tempi la missione di Cristo nella storia. Possiamo considerarlo, se idealmente sostiamo un po’ nel cenacolo; se ripensiamo le azioni del Signore lì, e ricordiamo le sue parole, come il discepolo nel quale Cristo pone il suo cuore perché batta i suoi ritmi d’amore per ogni uomo: “fate questo in memoria di me”. Sono parole che indicano con chiarezza il mistero di cui il sacer­dote è fatto dono; la caratterizzazio­ne della sua vita; la sua peculiarità; la sua identità e missione. Prete chi sei nella gioia e nel dolore, nella miseria del tuo peccato e della tua fragilità? Il sacramento del sì di Cristo al Padre per ogni uomo, per la sua storia e per il cosmo intero! In te e per te tutta la storia, attonita, riascolta e rivede l’obbedienza del Crocifisso al Padre perché l’uomo viva la comunione trinitaria di cui è nostalgico, e che facilmente smarrisce a causa della tentazione all’autonomia, all’autodetermi­nazione.

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In te, nel mistero del sacramento ricevuto per le mani del Vescovo, si riattualizza ogni giorno il sì incondizionato dell’obbedienza di Cristo che ti fa essere sacramento della croce e della risurrezione. Dalla tua obbedienza a Cristo, che esprimi nel totale sì al tuo Vesco­vo, sei l’uomo che rispecchia la comunione trinitaria, dove il sì relazionale è dono permanente d’a­more; è quell’ascolto profondo che realizza l’unità. Solo grazie al tuo si obbedienziale tu sei l’uomo esperto nell’amare e quindi della comunio­ne. Non si può infatti amare senza pronunciare con la vita ogni giorno il sì all’amato che tante volte è croce al proprio io. Per l’uomo in continua ricerca di sé, che spesso si impantana nelle pericolose sabbie mobili dell’autonomia, simili a quelle nelle quali Adamo ed Eva si erano smarriti, il prete, con la sua vita di obbedienza è per molti luce del mattino, brezza nella calura; conforto nella disperazione; com­pagnia sicura dell’uomo in cerca del senso del vivere e soprattutto è colui che attraverso l’ubbidienza alla Parola vive la comunione con Dio e con i fratelli. E questo non perché abbia poteri particolari, ma solo per il mistero sacramentale che lo fa essere. Il Cristo ridice il suo sì nel sì del prete talvolta fragile e incerto e fà di questa debole creatura lo strumento della potenza dell’A­more che ha riconciliato tutto in sé. Nel sacerdote, grazie al suo sì, Cristo abita e continua il suo dono di vita: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”; grazie al suo sì Cristo moltiplica i pani della consolazione: “questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi” e il vino della gioia che fa essere tutti un solo calice offerto a Dio. Con il suo sì il sacerdote promuove l’unità non a parole, ma con la sua stessa esistenza sacramentale che è servire a tutti Cristo nel suo atto d’amore at­traverso l’offerta di sé sull’altare. Da lì scaturisce l’umanità nuova che ha nel suo Dna l’amore che serve. Da lì nasce il perdono; da lì, dall’altare, il sacerdote invoca la pienezza dello Spirito del Padre per l’unità della Chiesa, chiedendo di renderla perfet­ta nell’amore in unione con il Papa, con il Vescovo e con tutto il popolo santo.

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Da lì diventa gesto vivo del dono di Cristo. Attraverso il suo sali­re sull’altare del dono di tutto sé a Cristo e alla sua Chiesa, il sacerdote è segno, nella nostra storia, dello spogliamento di Cristo obbediente al Padre. È Cristo stesso che fa la volontà del Padre nel ministero del sacerdote, per noi e per tutti. Si, il sacerdote, è il piccolo grande uomo che immerso in Cristo, nell’accogli­mento della sua Parola, fa agire Lui attraverso la sua umanità crocifissa e porta l’uomo al Padre. L’anniver­sario di ordinazione presbiterale del nostro Vescovo e padre Domenico è occasione per tutti noi presbiteri per guardarci dentro, ringraziare Dio, gioire del mistero che siamo per grazia. Ma è anche opportunità per la nostra Chiesa di ringraziare per il dono dei presbiteri che condividono gioie e dolori, fatiche e speranze del Vescovo e del popolo santo; come anche di chiedere al Signore della messe di dare tanti e santi sacer­doti, sacramenti del sì al Padre di Gesù, loro Maestro. Al nostro amato Pastore Domenico che dal giorno della sua ordinazione presbiterale ha vissuto sempre il si obbedienziale al Signore accogliendo la volontà dei suoi Vescovi e del Papa l’augurio di godere sempre la pienezza della pace dello Spirito. 

Pierino Liquori –  Vicario Generale

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