Pubblicato in: Ven, Ott 12th, 2012

20 Paesi in 60 giorni/Quattro amici per “un mondo senza confini”

Vi siete mai trovati di fronte a situazioni davvero pericolose, tanto da necessitare di un aiuto concreto?

Come ci aspettavamo, il clima era un po’ teso in alcuni Stati, in particolare in Pakistan, dove per alcuni tratti fummo costretti ad avere una scorta armata che ci tutelasse da potenziali pericoli.

Tra i Paesi che avete percorso, quale vi è piaciuto di più?

Conserviamo un ottimo ricordo di tutti i Paesi che abbiamo attraversato, ognuno per le sue caratteristiche. Penso che quando si visitano alcune zone del mondo connotate da culture diametralmente opposte alla nostra, non si debba ragionare per stereotipi.  E’ sempre utile osservare e apprezzare le diversità.

Con quest’impresa avete affascinato coloro che vi hanno seguito, l’avete fatto con l’intenzione di lanciare un certo tipo di messaggio?

Il nome stesso della nostra avventura “A borderless world” lascia trasparire il nostro intento, cioè  quello di superare le barriere politiche e culturali che separano i nostri Stati.

Qual è stata la prima cosa che avete fatto non appena rientrati sul suolo natio e quali emozioni avete provato?

Ci siamo imbarcati in Albania e siamo sbarcati a Brindisi. Durante il breve tragitto per giungere a Monteroni abbiamo provato tante emozioni contrastanti. Eravamo tristi perché la nostra avventura volgeva al termine, ma anche contenti e impazienti di raccontarla a parenti e amici; non potevamo concludere questa bellissima esperienza senza due elementi costanti della tradizione salentina: caffè in ghiaccio e pasticciotto. 

Per chi volesse conoscere ulteriori dettagli su questo viaggio cliccare su www.aborderlessworld.org

Serena Favale

 

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