28 GIUGNO 2015/L’EREDITÀ SPIRITUALE DELL’ARCIVESCOVO RUPPI
Tre momenti per ricordare la figura e il Pastore che ha guidato la Chiesa di Lecce per oltre un Ventennio.
La Chiesa di Lecce fa memoria. E non dimentica i pastori che l’hanno accompagnata in fedeltà al vangelo di Gesù Cristo sulle strade del tempo, alla ricerca di quella comunione ecclesiale che è prefigurazione della vita divina. L’Arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi per un ventennio, nel difficile passaggio epocale dal secondo al terzo millennio, ha condotto la Chiesa di Lecce attraverso alcune tappe che rimarranno per sempre scritte sulle pagine della storia del Salento. Come non ricordare la storica visita di San Giovanni Paolo II nel ‘94 a Lecce. Il Papa inaugurò il nuovo seminario a lui dedicato – altra tappa del passaggio leccese di Ruppi – e aprì ufficialmente il Sinodo diocesano affidando allo Spirito Santo il cammino di comunione che questa Chiesa avrebbe percorso negli anni a seguire. Il Sinodo è simbolicamente divenuto, come più volte ha ripetuto l’attuale Arcivescovo di Lecce Domenico D’Ambrosio, la sua più grande eredità, il suo vero testamento spirituale. E poi l’accoglienza ai profughi, la realizzazione di chiese e opere necessarie alla pastorale ma utili anche al rilancio di una città che proprio durante gli anni del suo episcopato si è aperta decisamente ai flussi turistici, divenendo, ai giorni nostri meta privilegiata di tanti visitatori da tutto il mondo. Ma mons. Ruppi, prima di lasciare la terra ha affidato a poche righe i suoi pensieri interiori. Ne riportiamo i brani salienti.
FEDE E MISSIONE
“È la fede – scrive l’arcivescovo nel testamento spirituale – che mi ha sempre sostenuto nella mia vita sacerdotale e nella vita episcopale, tenendo conto che ho scelto il motto giovanneo: Fides victoria nostra. È vero che la fede mi ha sostenuto nelle dure battaglie della vita e mi ha dato forza e gioia. …Essa è stata sempre fondata sulla fede nel Risorto ed è stata alimentata dalla devozione alla B. V. Maria, dal sacrificio, dal lavoro, dalla preghiera. …Questa fede ha trovato nel popolo cristiano delle parrocchie e delle diocesi di Termoli-Larino e Lecce la costante conferma, perché ho incontrato tanti credenti, pieni di dolore e di guai, ma ricchi di fede: ho sempre trovato conferma nella mia fede dalle celebrazioni, dagli incontri coi malati, dagli incontri col ‘popolo minuto’, dal popolo sano, fatto col lavoro e la sofferenza”.
ACCOGLIENZA E CARITÀ
“Col tempo, prosegue il testamento – quando c’è stato il fenomeno della accoglienza nel ‘Regina Pacis’ ho capito che la fede senza le opere è morta: la fede ha la conferma della carità”.
SPERANZA E PERDONO
“È cresciuta scrive ancora Ruppi – anche la speranza, soprattutto nella tarda età, col sopraggiungere delle sofferenze. Nonostante sia stato chiamato alla successione apostolica, ho fatto tanti peccati, e sento di dover chiedere perdono a Dio, soprattutto per i peccati di omissione. Se ho offeso qualcuno, chiedo sinceramente perdono e perdono le offese che sono state recate, forse involontariamente a me: voglio lasciare questa terra con la pacificazione interiore, con la tranquillità di essere perdonato da Dio e dagli uomini; miseremini mei!
















