Pubblicato in: Sab, Ago 23rd, 2014

50 anni dopo/La base storica della tradizione leccese

L’opera di Don Raffaele dedicata al fratello. 

Rossella Barletta, in una riuscita pubblicazione su Sant’Oronzo: il culto, i luoghi, le tradizioni (Lecce, Edizioni Il Grifo, 2003), aprendo il capitolo su agiografia e visio­ni, ricorda a pag. 39 che non essendovi una vera e propria passio sui nostri protomartiri (Oronzo, Giusto e Fortunato) ci si deve accontentare di una “serie di agiografie” scritte nel corso di tre secoli. Dalla “Apologia” di Giaco­mo Antonio Ferrari (1507- 1587) – purtroppo esigua e interpolata – alla “Vita dei Santi Giusto e Orontio mm” (1592-93), di Paolo Reg­gio, canonico del Duomo di Napoli e poi vescovo di Vico Equense, alla “Vita e morte dei SS. Orontio e Fortunato martiri” (1758) di Francesco Saverio De Blasi che “mise in forte discussione gli scritti precedenti” e finalmente (1871) “I martiri salentini” di Sante De Sanctis, parroco della Cattedrale di Lecce, che espresse dubbi su “le rivelazioni” di Aschinia, personaggio-chiave “per il sorgere del culto oronzia­no”. Poi, così continua: “a distanza di circa un secolo, Raffaele De Simone presentò una monografia ‘ragionata’ dal titolo ‘Sant’Oronzo nelle fonti letterarie fino alla metà del ‘600’ (1964) che, a giudi­zio di alcuni storici locali, ha il grande merito di aver posto per la prima volta le basi di una risoluzione scientifica dell’intera questione”.

Statua_Sant_Oronzo

Questo libro, arricchito di due pagine di fonti inedite e di ben cinque di fonti edite, oltre che da una ricca bibliografia di altrettante pagine, dedicato “a mio fratello don Oron­zo”, è tuttora ritenuta negli ambienti storiografici romani, il migliore tra gli scritti storici di don Raffaele, sia a livello universale che a livello locale. Occorre soprattutto evidenziare quanto risulta nelle due pagine dell’ultimo capitolo dell’opera (95-96), dal titolo “Conclusioni”. Conclusioni che l’autore, da 13 anni tornato alla Casa del Padre, ha sommato quanto analiticamente ricavato dallo studio dei singoli capitoli che compongono la ricerca. Da queste premesse si acclara con certezza quanto segue:

1 – il culto oronziano si diffuse dall’XI al XIV secolo in molte località dell’Italia meridionale tra cui Potenza, Ostuni e Turi nella regione Appulo-Lucana;

2 – la devozione per Sant’O­ronzo a Lecce non è docu­mentabile prima della fine del XII sec., così come appare dal “Diploma” di Tancredi d’Altavilla del 1181 (attestato dall’originale che si conserva nella biblioteca dell’Universi­tà di Padova al n. 1625);

3 – questo culto è localizzato soltanto ad una chiesa, fuori le mura nord-est della città, fuori porta Romana oggi chiamata Porta Napoli per l’esistenza ivi evidenziata da una via “quae vadit ad Sanctum Orontium”, attuale chiesa neoclassica del 1912 e sede di un titolo canonicale;

4 – certamente nel 1527 Sant’Oronzo non era Pa­trono di Lecce, perché in quell’anno non viene no­minato nell’edizione di un antico “Proprium Lycensis”; contrariamente a quanto fatto per Sant’Irene, effigiata come patrona nella copertina del testo liturgico;

5 – la passio orontiana (1571), contenuta alle pagg. 298-307 della paradossica “Apologia” del Ferrari, vie­ne ampliata dalla citata opera del Vescovo Paolo Reggio, scritta alla fine dello stesso secolo (1592) e ripetuta poi da diversi scrittori del ‘600, quali Cino, Bozzi, Infantino, appare priva di fondamento per la notevole distanza dallo svolgimento degli eventi descritti. Risulta interessante ancora l’Antonucci (Archivio Storico calabro-lucano 1940) e infine la riuscita sinossi di Luigi D’Ercole, che nel 1996 ha collocato accanto alle più prestigiose pagine dell’odier­na tradizione oronziana quelle pur vere di Raffaele De Simo­ne, che prelude felicemente questa semplice nostra com­memorazione cinquantenaria. Si può, pertanto, concludere con le stesse parole che si leggono per ultime a pag. 96 del suo volume: “ci pare che i dati messi in evidenza nel primo capitolo non siano privi di valore per dimostrare una solida base storica alla tradizione leccese, per quanto riguarda l’esistenza del suo protagonista”.

Oronzo De Simone

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