Pubblicato in: Gio, Ott 1st, 2015

A Cavallino… Protagonista il Collezionismo

Fino al 13 dicembre/130 dipinti nella mostra curata da Francesco Petrucci. 

PALAZZO

La Collezione Amata. Da Bassano a Longhi è il titolo della mostra in corso a Cavallino nel Palazzo Ducale dei Castromediano visita­bile fino al 13 dicembre dal martedì alla domenica dalle 9,30 alle 12, 30 e dalle 16, 30 alle 20,00. È un appuntamento imperdibile con opere d’arte di altissima qualità che conferma­no l’efficacia della collabora­zione tra il Comune di Caval­lino, grazie alla lungimiranza del Sindaco Michele Lombar­di e dell’Assessore Gaetano Gorgoni, e il Palazzo Chigi di Ariccia, guidato dal Conser­vatore Francesco Petrucci e il Principe Fulco Ruffo di Calabria. Dopo il successo delle precedenti esibizioni, nel 2012 Dipinti del Barocco Romano da Palazzo Chigi in Ariccia, nel 2013 Dipinti tra Rococò e neoclassicismo da Palazzo Chigi in Ariccia, e nel 2014 Ritratto e Figura. Dipinti da Rubens a Cades, la mostra di quest’anno ha come protagonista il collezio­nismo.

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Non è certo una novità: sin dall’antichità i mecenati si erano interessati all’arte o per imitazione o per lustro o magnificamente per amore del Bello. L’appuntamento di Ca­vallino ha in se tutta la novità di una collezione ancora in fieri del chirurgo romano Pier Luigi Amata. La Collezione consta di 130 dipinti e per l’e­sibizione cavallinese sono stati selezionati 40 dipinti afferenti a molti generi pittorici. “La Collezione Amata è una ‘mostra nella mostra’ – ha spiegato l’architetto Francesco Petrucci, curatore della Mostra – perché propone differenti sezioni, quattro temi per l’esat­tezza: ritratto, storia, paesaggio e veduta e natura morta. Essa presenta inoltre un taglio trasversale: non è presente, in­fatti, una sola scuola pittorica ma diverse, da quella napole­tana a quella fiorentina con dei picchi di valore molto elevati, un’idea diversa di mostra che presenta per la prima volta la collezione privata più impor­tante d’Italia”.

CAVALLINO

La collezione è stata già esposta nel 2005 a Roma a Palazzo Venezia e presenta un nucleo molto interessante di dipinti realizzati tra il XVI e il XVIII sec. all’interno del quale numerose opere sono esposte al pubblico per la prima volta o totalmente inedite. Tutte le opere seguono il gusto del collezionista denotando una spiccata trasversalità nella selezione. La ritrattistica è rappresentata in maniera co­spicua con dipinti di soggetto nobiliare e religioso, spesso realizzati su ramecon nomi di spicco quali Voet, Canziani e il Pomarancio. Nella pittura di figura segnalo la Maddalena di Giovanni Baglione e la Venere con colombe di grande bellezza eseguita da Giovanni Anto­nio Galli detto “Spadarino”, artista citato dall’archiatra pontificio Mancini come uno dei quattro seguaci diretti della “schola del Caravaggio”, assieme a Cecco del Cara­vaggio, Manfredi e Ribera.

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Tra i nomi noti per la pittura di paesaggio, spicca un lavoro su rame di Claude Lorrain con soggetto mitologico ed Erminia fra i pastori di Pietro Testa, artista raro e talentuo­so, noto soprattutto attraverso la sua produzione grafica. Un altro soggetto della Gerusa­lemme Liberata del Tasso, poema epico in gran voga nel primo Seicento, è illu­strato da un inedito vertice giovanile del pittore emiliano Alessandro Tiarini, raffigu­rante Erminia disperata che crede Tancredi morto. Due importanti dipinti di soggetto sacro e profano di Alessan­dro Turchi detto l’Orbetto, il massimo pittore veronese del ‘600 attivo prevalentemente a Roma. La quarta sezione è de­dicata alla natura morta dove confluiscono repertori desunti dalla tradizione italiana ed estera; annovero Tommaso Salini, contemporanei di Ca­ravaggio, e Giuseppe Recco, napoletano.

Maria Agostinacchio

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