Pubblicato in: Lun, Mar 30th, 2015

A colloquio con l’Esegeta/Gesù, Figlio di Dio e mediatore tra Dio e gli uomini

La Lavanda dei Piedi, il Sacerdozio di Cristo, Maria Madre dei Credenti secondo Padre Manns.

Padre-Manns

Di nuovo a colloquio con il Bi­blista francese Padre Frédéric Manns, rinomato autore di nu­merosi testi sul Giudaismo e il Nuovo Testamento impegnato a studiare le antiche radici dei cristiani e l’attribuzione a Cri­sto dell’identità di profeta e di Messia da parte dei suoi primi discepoli, nonostante le aspre polemiche e le lotte dei gruppi religiosi contemporanei. Egli, che tra l’altro ha pubblicato Ecce homo. Una lettura ebraica dei Vangeli (2011), ci aiuta a contestualizzare alcuni momenti della Settimana Santa.  

Tra gli eventi particolarmente signifi­cativi dei Vangeli della Passione vi è l’inaspettato episodio della scena del­la “lavanda dei piedi”. C’è all’origine di un gesto così forte e significativo qualche antico riferimento biblico?

Bisogna risalire anzitutto al gesto di solidarietà nella storia di “Giuseppe venduto dai fratelli”: quando i fratelli vanno a trovarlo, fa portare dell’acqua e permette loro di lavarsi i piedi, come ge­sto di ospitalità. Poi, c’è un altro episo­dio molto bello in cui Abramo riceve tre ospiti nella valle di Mamre e secondo il testo biblico, afferma: “Portate acqua, si laveranno i piedi”. Anzi, nella versione sinagogale, che viene ancora letta, egli dichiara: “Io vado a prendere acqua e io vi lavo i piedi”. E poi si rende conto che i tre ospiti erano delle persone ecceziona­li. Agostino ci vedrà addirittura la prefi­gurazione della Trinità e scriverà: “Tres vidit et unum adoravit”, in quanto Abra­mo si rivolge dicendo: “Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi…”. Quin­di questo non è soltanto gesto di ospitali­tà ma il segno dell’accoglienza da parte di Abramo che accoglie questi tre Angeli.  

D’altra parte, anticamente l’atto tanto rivelatore dell’umiltà di Gesù aveva un carattere molto significativo…

Nel Medioevo la “lavanda dei piedi” era considerata, praticamente, un sacra­mento. Addirittura si sa che prima del Medioevo il matrimonio non era ancora in modo così pregnante un sacramento. La Chiesa ha maturato la convinzione di segni che fossero sacramenti della pre­senza di Dio in mezzo agli uomini. Così l’interpretazione che danno i Padri della Chiesa sulla “lavanda dei piedi” è molto bella: non quale semplice gesto di ospi­talità, ma autentico sacramento della riconciliazione, della purificazione dei peccati, prefigurazione della penitenza.  

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In questo contesto storico-biblico, vi sono elementi per collegarsi alla cu­riosa concezione degli Ebrei messia­nici?

Gli Ebrei messianici accettano Gesù come il Messia d’Israele, ma il Mes­sia corrisponde al Figlio di Dio. Gesù ha portato a compimento le promesse dell’Antico Testamento e le ha superate. Alla fine del Vangelo di Giovanni, dice: “Questi segni sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio”. Tuttavia, gli Ebrei messianici sono fermi alla concezione del Messia nell’Antico Testamento: soltanto un per­sonaggio che ha ricevuto l’unzione, che è stato unto da Dio, che è stato scelto. Di conseguenza, non essendo convinti della divinità di Gesù, nonostante tutti i segni che Egli ha compiuto, continuano a guardare a lui soltanto nel suo aspetto umano, sia pure messianico.  

Siamo nella Settimana Santa. Lei è stato docente di Esegesi Neotesta­mentaria: Gesù si conferma Sommo ed Eterno Sacerdote, come noi catto­lici riteniamo. Anche presso gli Ebrei si è in assenza del Sommo Sacerdote, mediatore fra Dio e gli uomini.

Il Pontifex appunto, è colui che fa da ponte, da tramite fra l’umanità e la di­vinità: è questa la vocazione del sacer­dote. Rileggendo la Lettera agli Ebrei si conosce proprio la teologia sacerdotale; anche Giovanni (cap. 17) presenta Gesù come il sacerdote. Nella festa di Kippur, il Sommo Sacerdote faceva la confessio­ne dei peccati propri, della sua famiglia e del popolo. Anche Gesù prega per sé, per i discepoli e per quelli che verranno. Qualcuno potrebbe obiettare che la preghiera non sia proprio come la con­fessione dei peccati eppure nel libro del­la Sapienza (cap. 18) la preghiera viene elaborata anche come tale. Giovanni è in piena armonia con il testo sapienzia­le e presenta la preghiera di Gesù come espiazione.

Nel Cenacolo, durante l’Ultima Cena, potrebbe esserci stata anche la ma­dre di Gesù, Maria, che nel Vangelo di Giovanni viene esplicitamente chiama­ta “donna”. Lei , autore di testi quali Heureuse es-tu toi qui as cru. Marie, une femme juive, (Presses de la Re­naissance, 2005) e Maria e la nascita di Gesù. Trenta domande (e trenta ri­sposte) (Vita e Pensiero, 2007). Qual è il nuovo ruolo della donna, così come lo presenta la Rivelazione biblica e so­prattutto il Nuovo Testamento?

“Donna” significa Eva, la nuova Eva. Maria è nuova Eva, non in senso corpo­rativo, ma in quanto antitesi della prima: Eva ascolta il serpente, Maria presta fede all’Angelo; Eva disobbedisce, Maria pro­nuncia il fiat; Eva genera la morte, Maria genera la Vita, Cristo. Giovanni, quindi, riprende tutti i simbolismi della Genesi: Giardino, Nuovo Adamo, Adamo primo sacerdote ed anche Eva prima donna in contrapposizione a Maria, Madre dei Cre­denti, così come Eva era la Madre degli uomini nel primo Giardino. È questo il profondo significato del termine “donna”. 

A cura di Christian Tarantino

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