A colloquio con l’Esegeta/Gesù, Figlio di Dio e mediatore tra Dio e gli uomini
La Lavanda dei Piedi, il Sacerdozio di Cristo, Maria Madre dei Credenti secondo Padre Manns.
Di nuovo a colloquio con il Biblista francese Padre Frédéric Manns, rinomato autore di numerosi testi sul Giudaismo e il Nuovo Testamento impegnato a studiare le antiche radici dei cristiani e l’attribuzione a Cristo dell’identità di profeta e di Messia da parte dei suoi primi discepoli, nonostante le aspre polemiche e le lotte dei gruppi religiosi contemporanei. Egli, che tra l’altro ha pubblicato Ecce homo. Una lettura ebraica dei Vangeli (2011), ci aiuta a contestualizzare alcuni momenti della Settimana Santa.
Tra gli eventi particolarmente significativi dei Vangeli della Passione vi è l’inaspettato episodio della scena della “lavanda dei piedi”. C’è all’origine di un gesto così forte e significativo qualche antico riferimento biblico?
Bisogna risalire anzitutto al gesto di solidarietà nella storia di “Giuseppe venduto dai fratelli”: quando i fratelli vanno a trovarlo, fa portare dell’acqua e permette loro di lavarsi i piedi, come gesto di ospitalità. Poi, c’è un altro episodio molto bello in cui Abramo riceve tre ospiti nella valle di Mamre e secondo il testo biblico, afferma: “Portate acqua, si laveranno i piedi”. Anzi, nella versione sinagogale, che viene ancora letta, egli dichiara: “Io vado a prendere acqua e io vi lavo i piedi”. E poi si rende conto che i tre ospiti erano delle persone eccezionali. Agostino ci vedrà addirittura la prefigurazione della Trinità e scriverà: “Tres vidit et unum adoravit”, in quanto Abramo si rivolge dicendo: “Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi…”. Quindi questo non è soltanto gesto di ospitalità ma il segno dell’accoglienza da parte di Abramo che accoglie questi tre Angeli.
D’altra parte, anticamente l’atto tanto rivelatore dell’umiltà di Gesù aveva un carattere molto significativo…
Nel Medioevo la “lavanda dei piedi” era considerata, praticamente, un sacramento. Addirittura si sa che prima del Medioevo il matrimonio non era ancora in modo così pregnante un sacramento. La Chiesa ha maturato la convinzione di segni che fossero sacramenti della presenza di Dio in mezzo agli uomini. Così l’interpretazione che danno i Padri della Chiesa sulla “lavanda dei piedi” è molto bella: non quale semplice gesto di ospitalità, ma autentico sacramento della riconciliazione, della purificazione dei peccati, prefigurazione della penitenza.
In questo contesto storico-biblico, vi sono elementi per collegarsi alla curiosa concezione degli Ebrei messianici?
Gli Ebrei messianici accettano Gesù come il Messia d’Israele, ma il Messia corrisponde al Figlio di Dio. Gesù ha portato a compimento le promesse dell’Antico Testamento e le ha superate. Alla fine del Vangelo di Giovanni, dice: “Questi segni sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio”. Tuttavia, gli Ebrei messianici sono fermi alla concezione del Messia nell’Antico Testamento: soltanto un personaggio che ha ricevuto l’unzione, che è stato unto da Dio, che è stato scelto. Di conseguenza, non essendo convinti della divinità di Gesù, nonostante tutti i segni che Egli ha compiuto, continuano a guardare a lui soltanto nel suo aspetto umano, sia pure messianico.
Siamo nella Settimana Santa. Lei è stato docente di Esegesi Neotestamentaria: Gesù si conferma Sommo ed Eterno Sacerdote, come noi cattolici riteniamo. Anche presso gli Ebrei si è in assenza del Sommo Sacerdote, mediatore fra Dio e gli uomini.
Il Pontifex appunto, è colui che fa da ponte, da tramite fra l’umanità e la divinità: è questa la vocazione del sacerdote. Rileggendo la Lettera agli Ebrei si conosce proprio la teologia sacerdotale; anche Giovanni (cap. 17) presenta Gesù come il sacerdote. Nella festa di Kippur, il Sommo Sacerdote faceva la confessione dei peccati propri, della sua famiglia e del popolo. Anche Gesù prega per sé, per i discepoli e per quelli che verranno. Qualcuno potrebbe obiettare che la preghiera non sia proprio come la confessione dei peccati eppure nel libro della Sapienza (cap. 18) la preghiera viene elaborata anche come tale. Giovanni è in piena armonia con il testo sapienziale e presenta la preghiera di Gesù come espiazione.
Nel Cenacolo, durante l’Ultima Cena, potrebbe esserci stata anche la madre di Gesù, Maria, che nel Vangelo di Giovanni viene esplicitamente chiamata “donna”. Lei , autore di testi quali Heureuse es-tu toi qui as cru. Marie, une femme juive, (Presses de la Renaissance, 2005) e Maria e la nascita di Gesù. Trenta domande (e trenta risposte) (Vita e Pensiero, 2007). Qual è il nuovo ruolo della donna, così come lo presenta la Rivelazione biblica e soprattutto il Nuovo Testamento?
“Donna” significa Eva, la nuova Eva. Maria è nuova Eva, non in senso corporativo, ma in quanto antitesi della prima: Eva ascolta il serpente, Maria presta fede all’Angelo; Eva disobbedisce, Maria pronuncia il fiat; Eva genera la morte, Maria genera la Vita, Cristo. Giovanni, quindi, riprende tutti i simbolismi della Genesi: Giardino, Nuovo Adamo, Adamo primo sacerdote ed anche Eva prima donna in contrapposizione a Maria, Madre dei Credenti, così come Eva era la Madre degli uomini nel primo Giardino. È questo il profondo significato del termine “donna”.
A cura di Christian Tarantino

















