Ripartire dal sociale per risolvere la crisi educativa
A colloquio con Salvatore Colazzo, Preside di Scienze della Formazione.
“Sono un pedagogista, incardinato nei corsi di studio di area pedagogica e membro della giunta del Dipartimento di Scienze Pedagogiche Psicologiche e Didattiche; fino ad ora, pertanto, ho partecipato alla vita della Facoltà secondo le possibilità e le modalità che i ruoli consentivano, adesso, in qualità di Preside, sto prendendo visione di ciò che inerisce il mio mandato, procedendo con una ricognizione di quelle che sono le principali criticità che riguardano la Facoltà, delle attività finora condotte, cercando di cogliere al meglio e analizzare quegli stessi aspetti che prima erano da me percepiti da un’altra prospettiva, provenendo io stesso da questa Facoltà”.
Sintetizza così la propria esperienza professionale di un decennio presso l’Ateneo leccese il prof. Salvatore Colazzo, neo Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali dell’Università del Salento. La sua è una riflessione che suggerisce la conoscenza dall’interno della struttura e delle dinamiche che caratterizzano la Facoltà, un sistema di norme e regolamenti che in tempi recenti ne ha determinato il cambiamento in “organismo” che il Preside Colazzo definisce “di democrazia indiretta”.
Cosa intende quando definisce la Facoltà “organismo di democrazia indiretta”?
Faccio riferimento allo stato delle cose e in tal senso può essere esplicativa la descrizione degli elementi e delle strutture che costituiscono i singoli Atenei. Sono i presidenti dei consigli didattici ad esprimere il preside, insieme ad altre componenti della vita universitaria; la Facoltà per come è stata normalmente rappresentata da ognuno di noi – con riferimento alla tradizione universitaria nazionale (ndr) – è di fatto sparita con la Riforma Gelmini, tant’è che alcune università fanno a meno delle facoltà e si limitano a conservare attivi i dipartimenti.
I consigli didattici sono il cuore della vita didattica dell’università, essi hanno però bisogno di avere un momento di coordinamento delle loro azioni; la facoltà – prosegue Colazzo – è responsabile dell’attività didattica, il preside esercita la sua funzione di coordinamento all’interno di un consiglio di facoltà in cui i docenti sono rappresentati attraverso i presidenti dei consigli didattici…
…quindi una struttura complessa regolata da processi di espressione e condivisione piuttosto articolati che può essere definita come “organismo di democrazia indiretta”…
Anche la nostra è una facoltà piuttosto articolata, sia perché ha sedi in due città, Lecce e Brindisi, sia perché esprime una pluralità di corsi di studio che lo stesso nome rispecchia: Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali; per cui abbiamo una molteplicità di corsi di studio che ci consentono di esprimere una offerta didattica ad ampio ventaglio.
Tale riflusso è imputabile alle indicazioni della stessa riforma Gelmini oppure alla contrazione nel numero di iscritti?
La ristrettezza delle risorse destinate al mondo della ricerca e della didattica universitaria ha guidato il processo di contrazione dell’offerta e quindi della domanda, in una sorta di circolarità, determinando condizioni di inviluppo che portano uno Stato a investire sempre meno nella ricerca e nella formazione.
Il calo di nuove iscrizioni all’Università si verifica in un momento di particolare difficoltà delle economie europee, e soprattutto di quella italiana, che secondo la Commissione europea può essere superata soltanto puntando sull’innovazione. E per farlo occorrono più e non meno laureati.
L’università italiana “sforna” meno laureati rispetto ad altri Paesi di riferimento in ambito economico e sociale, gode di investimenti inferiori mentre per superare la crisi bisognerebbe investire in ricerca e formazione. Ciò non si realizza perché il messaggio che proviene dal mondo della politica e dell’economia – per quanto poi possa portare a verità o altresì essere ammantato di ideologia – richiede prima di fare pulizia, razionalizzare per poi procedere con gli investimenti.
Ma è un messaggio verosimile?
In realtà lo scenario è più complesso di quanto taluni ambienti politici e amministrativi non vogliano percepire. Per quanto riguarda il nostro settore ci siamo trovati a far fronte a tagli che ci hanno messo in reali difficoltà di gestione e organizzazione del servizio, tagli considerevoli di risorse non certo destinate a spesa parassitaria; non penso che le Amministrazioni delle università italiane siano state poi così poco virtuose, per come alcuni ambienti della politica ci vogliano far credere, al contrario, ritengo che l’Università italiana abbia assolto la funzione molto importante di volano di sviluppo per i singoli territori di riferimento.
















