Pubblicato in: Ven, Apr 12th, 2013

Ripartire dal sociale per risolvere la crisi educativa

A colloquio con Salvatore Colazzo, Preside di Scienze della Formazione.

“Sono un pedagogista, incardinato nei cor­si di studio di area pedagogica e mem­bro della giunta del Dipartimento di Scienze Pedagogiche Psicologiche e Didattiche; fino ad ora, pertanto, ho partecipato alla vita della Facoltà secondo le possibilità e le mo­dalità che i ruoli consentivano, adesso, in qualità di Preside, sto prendendo vi­sione di ciò che inerisce il mio manda­to, procedendo con una ricognizione di quelle che sono le principali criticità che riguardano la Facoltà, delle attivi­tà finora condotte, cercando di coglie­re al meglio e analizzare quegli stessi aspetti che prima erano da me percepi­ti da un’altra prospettiva, provenendo io stesso da questa Facoltà”.

salvatore colazzo

Sintetizza così la propria esperienza professionale di un decennio presso l’Ateneo leccese il prof. Salvatore Colazzo, neo Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali dell’Università del Salento. La sua è una riflessione che suggerisce la conoscenza dall’interno della struttura e delle dinamiche che caratterizzano la Facoltà, un sistema di norme e regolamenti che in tempi re­centi ne ha determinato il cambiamento in “organismo” che il Preside Colazzo definisce “di democrazia indiretta”. 

Cosa intende quando definisce la Facoltà “organismo di demo­crazia indiretta”?

Faccio riferimento allo stato delle cose e in tal senso può essere esplicati­va la descrizione degli elementi e del­le strutture che costituiscono i singoli Atenei. Sono i presidenti dei consigli didattici ad esprimere il preside, in­sieme ad altre componenti della vita universitaria; la Facoltà per come è stata normalmente rappresentata da ognuno di noi – con riferimento alla tradizione universitaria nazionale (ndr) – è di fatto sparita con la Riforma Gelmini, tant’è che alcune università fanno a meno delle facoltà e si limita­no a conservare attivi i dipartimenti.

I consigli didattici sono il cuore della vita didattica dell’università, essi han­no però bisogno di avere un momento di coordinamento delle loro azioni; la facoltà – prosegue Colazzo – è respon­sabile dell’attività didattica, il preside esercita la sua funzione di coordina­mento all’interno di un consiglio di fa­coltà in cui i docenti sono rappresen­tati attraverso i presidenti dei consigli didattici… 

…quindi una struttura com­plessa regolata da processi di espressione e condivisione piut­tosto articolati che può essere definita come “organismo di de­mocrazia indiretta”…

Anche la nostra è una facoltà piut­tosto articolata, sia perché ha sedi in due città, Lecce e Brindisi, sia perché esprime una pluralità di corsi di studio che lo stesso nome rispecchia: Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali; per cui abbiamo una moltepli­cità di corsi di studio che ci consen­tono di esprimere una offerta didattica ad ampio ventaglio. 

Tale riflusso è imputabile alle indicazioni della stessa riforma Gelmini oppure alla contrazione nel numero di iscritti?

La ristrettezza delle risorse desti­nate al mondo della ricerca e della didattica universitaria ha guidato il processo di contrazione dell’offerta e quindi della domanda, in una sorta di circolarità, determinando condizioni di inviluppo che portano uno Stato a investire sempre meno nella ricerca e nella formazione.

Il calo di nuove iscrizioni all’Uni­versità si verifica in un momento di particolare difficoltà delle eco­nomie europee, e soprattutto di quella italiana, che secondo la Commissione europea può es­sere superata soltanto puntando sull’innovazione. E per farlo oc­corrono più e non meno laureati.

L’università italiana “sforna” meno laureati rispetto ad altri Paesi di riferimento in ambito economico e sociale, gode di investimenti inferiori mentre per superare la crisi bisogne­rebbe investire in ricerca e formazione. Ciò non si realizza perché il mes­saggio che proviene dal mondo della politica e dell’economia – per quanto poi possa portare a verità o altresì es­sere ammantato di ideologia – richiede prima di fare pulizia, razionalizzare per poi procedere con gli investimenti.

Ma è un messaggio verosimile?

In realtà lo scenario è più comples­so di quanto taluni ambienti politici e amministrativi non vogliano percepire. Per quanto riguarda il nostro setto­re ci siamo trovati a far fronte a tagli che ci hanno messo in reali difficoltà di gestione e organizzazione del servi­zio, tagli considerevoli di risorse non certo destinate a spesa parassitaria; non penso che le Amministrazioni del­le università italiane siano state poi così poco virtuose, per come alcuni ambienti della politica ci vogliano far credere, al contrario, ritengo che l’Università italiana abbia assolto la funzione molto importante di volano di sviluppo per i singoli territori di rife­rimento.

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