A Lecce i capolavori dei Girolamini
Mostra/Fino al 21 marzo è possibile ammirare nel complesso monumentale di S. Francesco della Scarpa 22 dipinti della collezione napoletana.
Il Racconto dal cielo. Capolavori dei Gerolamini a Lecce è il titolo della mostra allestita nel complesso monumentale di San Francesco della Scarpa a Lecce, tappa importante per ricostruire e riconfermare la Koinè pittorica ed iconografica e gli scambi culturali intercorsi nei secoli XVI XVII e XVIII tra Napoli e la provincia leccese. La mostra nasce da un’idea di Umberto Bile, conservatore ad interim del complesso dei Gerolamini, recentemente scomparso, promossa dalla Provincia di Lecce, dal Monumento Nazionale dei Girolamini e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale di Napoli. La cura è di Fabrizio Vona, Sergio Liguori, Brizia Minerva e Patrizia Piscitello.
Il percorso espositivo consta di una selezione di ventidue quadri provenienti dalla celebre “Quadreria” dei Gerolamini in Napoli, una delle tappe fondamentali della visita alla città, citata nelle guide già alla metà del ‘500 ed inserita nelle visite raffinate e colte del Grand Tour. I Gerolamini, più noti come Padri Oratoriani o Filippini, prendono il nome dalla chiesa di San Girolamo della Carità a Roma che li ospitò prima della costruzione della chiesa di Santa Maria in Vallicella, poi divenuta sede definitiva della Congregazione. L’Ordine fu fondato da San Filippo Neri che aveva individuato, attraverso l’istituzione dell’Oratorio nel 1561, la finalità spirituale e di apostolato liturgico della Chiesa attraverso l’istruzione. Fu istituito da Papa Gregorio XIII nel 1575 nell’ambito della promozione di ordini nuovi nel quadro generale della Controriforma.
L’antica “Quadreria” anticamente era collocata nella sacrestia e rispondeva ai criteri barocchi delle “meraviglia” con la collocazione delle opere affastellate su tutte le pareti tanto da suscitare stupore nel visitatore. È stata una delle prime collezioni aperte al pubblico perché uno dei primi donatori, Domenico Lercaro, fratello laico dell’Ordine, nel testamento ne obbligò la fruizione impedendo la vendita l’alienazione e il prestito. Adesso la collezione è fruibile secondo moderni criteri espositivi nel Chiostro degli aranci. Il corpus delle opere selezionate per la mostra leccese accompagna il visitatore nel delicato passaggio dalla pittura controriformata al naturalismo caravaggesco al classicismo che si inerpica fino alle istanze settecentesche. Nel dicembre 1563 durante la XXV sessione del Concilio di Trento si affrontò il problema della legittimità del culto tributato alle immagini sacre e al carattere strumentale dell’arte finalizzata all’educazione e al coinvolgimento spirituale del fedele. I Padri Oratoriani accolsero le nuove istanze di Santa Romana Chiesa attivandosi in committenze devozionali il cui eloquio chiaro e diretto assumeva il carattere di Biblia Pauperum in coerenza con la finalità didascalica e devozionale.
Di questa stagione fanno parte i pittori Francesco Curradi, Bernardo Azzolino, Fabrizio Santafede, Girolamo Imperato e il Pomarancio, l’artista più amato dagli Oratoriani. In mostra si distingue la Natività del Curradi piena di familiarità devozionale e frutto di organicità compositiva. Lo snodo della pittura all’inizio del ‘600 si sostanzia nelle differenti personalità legate al “naturalismo” di Caravaggio il cui transito a Napoli ebbe una vasta eco per molti artisti che gravitavano in questo contesto culturale. In reazione ma anche in continuità con il dogmatismo ortodosso della pittura controrifomata Caravaggio avviò una rivoluzione nel trattamento dei soggetti sacri ma soprattutto nell’uso spregiudicato ma mai improvvisato dei contrasti di luce ed ombra tale che può senza timore definirsi rivoluzionario del linguaggio pittorico.
La forte influenza del maestro lombardo è avvertibile in veri capolavori esposti in mostra: su tutti il Battesimo di Cristo di Battistello Caracciolo, con un effetto di controluce e trasparenza strabilianti, Jusepe de Ribera presente in mostra con gli Apostolados e con la tela rappresentante Cristo legato, ed ancora i pittori Andrea Vaccarro e Mattias Stomer. Merita attenzione la serie di tre Apostolados, gli Apostoli di Ribera a cui Antonio Cassiano ha aggiunto un quarto, il San Bartolomeo in collezione privata leccese, avanzandone la attribuzione. La serie degli Apostolados, analizzata da Brizia Minerva, segue una tradizione postridentina che identifica nei seguaci di Cristo, riconoscibili dagli attributi iconografici, l’origine apostolica della Chiesa e ne decreta il primato collegandolo alla figura di Pietro. Al relismo caraveggesco si affianca il naturalismo classicista in mostra con il capolavoro di Guido Reni, Incontro di Gesù con San Giovanni Battista, essa inaugura a Napoli la nuova stagione pittorica che transita dal reale all’ideale secondo le regole dell’arte, decoro, compostezza, ordine ed armonia.
Dalla fase iniziale a Napoli si svilupperà la grande pittura di Luca Giordano, qui presente con un monumentale San Nicola, per dirla con Di Vona, genius loci dei Gerolamini, presente in chiesa ed in Pinacoteca con dieci dipinti e con l’affresco nella controfacciata della chiesa napoletana il cui bozzetto, presente in mostra, attribuito a Nicola Malinconico, fu fonte di ispirazione per il pittore pugliese nell’affresco della Cacciata dei mercanti dal Tempio della cattedrale di Gallipoli. A corollario della collaborazione tra il Museo Castromediano e la Sovrintendenza di Napoli, sono in restauro presso il museo leccese una tela del Simonelli e del Pomarancio. La mostra è corredata da un catalogo edito da Artem ed è visitabile fino al 21 marzo 2014.
A cura di Maria Agostinacchio




















