A PROPOSITO DI BENE COMUNE/PERCHÈ LA POLITICA NON È IL MALE
Di fronte all’attuale degrado di personaggi che hanno tradito la fiducia degli elettori, l’impegno di servire la comunità rimane un compito nobile, anzi “la più alta forma di carità”.
CHI SI ESTRANEA DALL’IMPEGNO CIVILE NON AMA LA DEMOCRAZIA
Quando la politica viene considerata il male non si tratta di Politica. Nemmeno di antipolitica. Ma di un informe ciarpame di posizioni, spesso personalistiche e astruse, che si tenta di contrabbandare come politica rispetto a quella autentica di tutt’altro genere e con finalità diverse. Purtroppo – negli attuali tempi di grande periglio – particolarmente in Italia tutto si confonde e passa per politica. E avviene di più. Strano e assurdo. Si invoca, da tutti i pulpiti, l’avvento di una buona politica e, in contempo, i più asseriscono di schifarla comunque e in blocco. Dichiarano, pure, con evidente vanto e disprezzo, di non voler essere assolutamente considerati dei politici, appellativo ritenuto, da loro, dispregiativo e irritante.
In pratica, si è in piena babele e si avverte – ahinoi – un disfacimento di sistema, calpestando e ignorando la storia di ogni tempo, che, nei secoli, ha registrato terribili nequizie e immensi mali, risanati proprio dalla Politica, valida e ben spesa.
Perciò, siffatta Politica non è il male. Questo, invece, è insediato nella non politica, che ha tramortito le ideologie e anche gli ideali. Che ha ripudiato la sua missionarietà democratica. Che ha disperso i grandi principi e i grandi doveri. Che ha disfatto la centralità della persona. Che ha occluso l’ascolto ed ha abolito il dialogo. Che non è riuscita a far abitare le Istituzioni negli occhi della gente. Che – peccato mortale – non agisce per procurare il bene comune, comprendente quello di ognuno di noi, e si rifiuta di approntare ideazioni, rivolte a sfidare i tempi senza perdere la linfa delle proprie radici.
Tutto ciò non è solo una sequela di vizi. E’ il perverso tracciato da scartare se si vuole costruire la Politicache non sia il male e invogliare i politici a scacciare in sé e da sé l’invettiva del profeta Geremia “guai ai Pastori che pascolano se stessi”. Perciò, va accolta e testimoniata la magnifica definizione, data alla Politica dal Pontefice, Paolo VI, quando ci avverte che “la forma più esigente, più crocifissa, più organica dell’esercizio della carità è e resta la Politica”, la quale esprime una vocazione ingrata e incompresa ma anche straordinariamente esaltante.
Un’avvertenza è d’obbligo. Oggi, qualsiasi luridume lo si carica sulla politica e sui politici, facendo spesso del tutto un fascio, e in ogni caso, escludendo le proprie responsabilità. Non è così. Tant’altri, appartenenti alle più svariate categorie e corporazioni sociali di ogni tipo, guastano la nostra esistenza e corrompono il nostro vivere civile a prescindere dalla politica militante, che, pur se adulterata, non è il solo male, a cui ricondurre ogni scelleratezza.
In più, si consideri il valore dell’art. 49 della nostra costituzione che, a chiare lettere, ci ricorda: “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale”. In parole più povere, chi si assenta o non riflette sulle scelte appropriate vulnera quella Politica, che non è male. Quindi, di sovente, il male siamo anche noi. Innanzi tutto e soprattutto.
Giacinto Urso
Difensore Civico Emerito
















