Pubblicato in: Dom, Nov 18th, 2012

A PROPOSITO DI BENE COMUNE/PERCHÈ LA POLITICA NON È IL MALE

RIMANE UN’ARTE DIFFICILE MA ALTAMENTE BENEMERITA

Fare politica oggi? Trovandomi tra amici, nei salotti dell’intellighentia o nei bar di paese, quando si parla di politica, nel cuore di molti, forse di tutti, nasce uno scoramento totale. È inutile fare politica; “Non ci sono più ideali”, “Quando arrivano al potere, i politici sono tutti ladri”, “Nel rubare non c’è differenza di partito; rubano tutti, al Centro, leggi Fiorito del P.D.L.; alla sinistra: leggi Pionati del P.D.; a destra, leggi Fini, con la sua casa a Montecarlo”. È un modo di pensare molto più diffuso di quello che si può pensare, anche se non bisogna fare di ogni erba un fascio, e questo modo di pen­sare, unito sia alle difficoltà economiche che tutta l’Italia, ma soprattutto i più poveri stanno vivendo tragicamen­te, sia al cattivo esempio di uomini politici che ostentano amori, amorini, amorazzi di ogni genere, senza che l’ombra di un qualsiasi pu­dore li spinga a nascondersi, tutto ciò, e forse anche altro, fa della categoria “politica-politici” una categoria disprezzata, esposta a forte rischio di estinzione o certo di qualunquismo.

Quando persino in Sicilia, Regione tradizionalmente legata al potere che lungo il tempo si è succeduto nel suo governo, recentemente tutti abbiamo visto un numeroso crescendo di astenuti, dobbiamo trarne una conseguenza molto dolorosa e una domanda sofferta: forse siamo ad un punto di non ritorno? Se così fosse, da un punto di vista democratico, dovremmo essere più allertati che mai per­ché là dove muore o è debolis­sima la politica, muore o è de­bolissima anche la democrazia.

E il rischio di “posizioni forti” o di “uomini della provviden­za” diventa un rischio reale. Se la situazione sociale è questa, il cristiano che vive nella cronaca e nelle problematiche che oggi tormentano la società civile, cosa può fare? Cosa fare?  Chi è cristiano, tutti i cristia­ni, senza aspettare che siano sempre gli altri a farlo. Il primo fronte o dovere è quello di andare a riscoprire, forse per alcuni a leggere per la prima volta, quanto insegna il Con­cilio Vaticano II sull’impegno in politica. Nella Costituzio­ne su La Chiesa nel mondo contemporaneo, comunemente conosciuto come Gaudium et Spes, al n. 75, il far politica è definito “arte, difficile ma insieme nobilissima”.

Correggiamoci perciò anche nel linguaggio avendo chiaro in noi e coraggiosamente pro­clamandolo agli altri che ciò che politica, non è sinonimo di latrocinio, inganno, interesse di parte. La politica vissuta dai politici che si richiamano ai principi cristiani deve essere perciò “saldamente ancorata alla fede e alla dottrina (so­ciale) cristiana”. Si è arrivati al degrado attuale perché la dottrina sociale cristiana che direttamente o indirettamente ha permeato di se, come lievito nella madia della storia, la società che è appena dietro di noi e i partiti, i grandi par­titi che a destra, al centro, a sinistra cercavano davvero il bene comune, è stata completa­mente messa da parte esaltando solo l’economia. L’economia è molto importante ma non può essere il bene assoluto.

Quando la visione antropologica di ispirazione cristiana è venu­ta meno abbiamo vissuto il fenomeno del berlusconismo le cui dolorose conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Impegno quindi a studiare gli elemen­ti fondamentali del servizio politico per chi “fa” politica dicendosi cristiano. Il secondo impegno è quello di promuove­re un profondo discernimento per non fare di ogni erba un fascio perché persone oneste e politici capaci ci sono in tutti i partiti. E generalmente non fanno chiasso e bisogna andare a cercarli e a sostenerli anche moralmente; Il terzo impegno deve essere quello di pregare per i politici. S. Paolo apostolo raccomanda vivamente che si innalzino domande, suppliche e preghiere “per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità.

Questa è una cosa bella e gradita la co­spetto di Dio, nostro salvatore” (1 Timoteo 2, 1-3). Non tutti possiamo vivere il servizio politico diretto, da consiglie­re comunale, o da onorevole regionale e nazionale, ma tutti possiamo ma tutti possiamo e dobbiamo riscoprire la forza della preghiera nella politica e per i politici. Pregare ogni giorno per chi deve esercitare il potere, chiedere luce e grazia è un impegno da cui nessun cristiano dovrebbe sentirsi esonerato! Ma quanti facciamo ciò? E allora perché ci lamen­tiamo che la politica ha tradito la sua missione? Non dimentichiamo quante e quante volte nella Scrittura e nella storia più vicina a noi, la preghiera ha vinto sui progetti di morte degli uomini politici. Ma questo è un altro tema, ne riparleremo?

Pinuccio Sacino

Arciprete e Giornalista

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