A PROPOSITO DI BENE COMUNE/PERCHÈ LA POLITICA NON È IL MALE
RIMANE UN’ARTE DIFFICILE MA ALTAMENTE BENEMERITA
Fare politica oggi? Trovandomi tra amici, nei salotti dell’intellighentia o nei bar di paese, quando si parla di politica, nel cuore di molti, forse di tutti, nasce uno scoramento totale. È inutile fare politica; “Non ci sono più ideali”, “Quando arrivano al potere, i politici sono tutti ladri”, “Nel rubare non c’è differenza di partito; rubano tutti, al Centro, leggi Fiorito del P.D.L.; alla sinistra: leggi Pionati del P.D.; a destra, leggi Fini, con la sua casa a Montecarlo”. È un modo di pensare molto più diffuso di quello che si può pensare, anche se non bisogna fare di ogni erba un fascio, e questo modo di pensare, unito sia alle difficoltà economiche che tutta l’Italia, ma soprattutto i più poveri stanno vivendo tragicamente, sia al cattivo esempio di uomini politici che ostentano amori, amorini, amorazzi di ogni genere, senza che l’ombra di un qualsiasi pudore li spinga a nascondersi, tutto ciò, e forse anche altro, fa della categoria “politica-politici” una categoria disprezzata, esposta a forte rischio di estinzione o certo di qualunquismo.
Quando persino in Sicilia, Regione tradizionalmente legata al potere che lungo il tempo si è succeduto nel suo governo, recentemente tutti abbiamo visto un numeroso crescendo di astenuti, dobbiamo trarne una conseguenza molto dolorosa e una domanda sofferta: forse siamo ad un punto di non ritorno? Se così fosse, da un punto di vista democratico, dovremmo essere più allertati che mai perché là dove muore o è debolissima la politica, muore o è debolissima anche la democrazia.
E il rischio di “posizioni forti” o di “uomini della provvidenza” diventa un rischio reale. Se la situazione sociale è questa, il cristiano che vive nella cronaca e nelle problematiche che oggi tormentano la società civile, cosa può fare? Cosa fare? Chi è cristiano, tutti i cristiani, senza aspettare che siano sempre gli altri a farlo. Il primo fronte o dovere è quello di andare a riscoprire, forse per alcuni a leggere per la prima volta, quanto insegna il Concilio Vaticano II sull’impegno in politica. Nella Costituzione su La Chiesa nel mondo contemporaneo, comunemente conosciuto come Gaudium et Spes, al n. 75, il far politica è definito “arte, difficile ma insieme nobilissima”.
Correggiamoci perciò anche nel linguaggio avendo chiaro in noi e coraggiosamente proclamandolo agli altri che ciò che politica, non è sinonimo di latrocinio, inganno, interesse di parte. La politica vissuta dai politici che si richiamano ai principi cristiani deve essere perciò “saldamente ancorata alla fede e alla dottrina (sociale) cristiana”. Si è arrivati al degrado attuale perché la dottrina sociale cristiana che direttamente o indirettamente ha permeato di se, come lievito nella madia della storia, la società che è appena dietro di noi e i partiti, i grandi partiti che a destra, al centro, a sinistra cercavano davvero il bene comune, è stata completamente messa da parte esaltando solo l’economia. L’economia è molto importante ma non può essere il bene assoluto.
Quando la visione antropologica di ispirazione cristiana è venuta meno abbiamo vissuto il fenomeno del berlusconismo le cui dolorose conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Impegno quindi a studiare gli elementi fondamentali del servizio politico per chi “fa” politica dicendosi cristiano. Il secondo impegno è quello di promuovere un profondo discernimento per non fare di ogni erba un fascio perché persone oneste e politici capaci ci sono in tutti i partiti. E generalmente non fanno chiasso e bisogna andare a cercarli e a sostenerli anche moralmente; Il terzo impegno deve essere quello di pregare per i politici. S. Paolo apostolo raccomanda vivamente che si innalzino domande, suppliche e preghiere “per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità.
Questa è una cosa bella e gradita la cospetto di Dio, nostro salvatore” (1 Timoteo 2, 1-3). Non tutti possiamo vivere il servizio politico diretto, da consigliere comunale, o da onorevole regionale e nazionale, ma tutti possiamo ma tutti possiamo e dobbiamo riscoprire la forza della preghiera nella politica e per i politici. Pregare ogni giorno per chi deve esercitare il potere, chiedere luce e grazia è un impegno da cui nessun cristiano dovrebbe sentirsi esonerato! Ma quanti facciamo ciò? E allora perché ci lamentiamo che la politica ha tradito la sua missione? Non dimentichiamo quante e quante volte nella Scrittura e nella storia più vicina a noi, la preghiera ha vinto sui progetti di morte degli uomini politici. Ma questo è un altro tema, ne riparleremo?
Pinuccio Sacino
Arciprete e Giornalista
















