A Squinzano/Filosofia e Teologia in S. Agostino d’Ippona
Presentato il nuovo libro di don Gigi Manca.
La fede al giorno d’oggi si presenta come un tema misterioso e allo stesso tempo affascinante. È difficile credere in qualcuno, avere fiducia nel prossimo e tanto più fare quel “salto” di abbandono fiduciale in un Qualcuno che chiamiamo Dio. Eppure, questo è l’ardito argomento al centro dell’ultimo libro del prof. Luigi Manca, patrologo, dal titolo “Credendo amiamo. La fede raccontata da Agostino” e presentato sabato scorso a Squinzano, presso l’Auditorium Giovanni Paolo II, dall’Arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio.
Dopo il saluto di mons. Nicola Macculi e del presidente del Meic di Lecce, dr. Paolo Polimeno, l’evento è stato moderato dal prof. Emilio Filieri. Nella sala gremita vi era un clima di attesa non solo per il Pastore che giungeva in una sua comunità e per l’Autore, ma anche perché il nome del prestigioso Padre della Chiesa, Agostino, accomunava e sollecitava un po’ le attese di tutti i presenti desiderosi di ascoltare. Il nostro vescovo ha sottolineato il grande valore di questo Padre della Chiesa, il cui insegnamento, spesso richiamato anche da Benedetto XVI nel suo magistero, si rivela prezioso per l’anno della fede che attualmente stiamo vivendo.
Nel titolo del libro, “Credendo amiamo”, è racchiuso e condensato il pensiero di Agostino sulla fede. Per il nostro vescovo, l’Autore ha il merito di avere riscoperto il valore di una lettura sapienziale di tutta la Sacra Scrittura, valore che la rende attuale e fruibile anche a noi in questi tempi in cui l’atto del credere è messo a dura prova. La ragione di tale attualità è nella Verità che è alla base della Scrittura, e la verità, si sa, è vera sempre. Seppure l’analisi dell’Autore, “non può essere pane per i denti di tutti”, essa si rivela molto importante perché fa scoprire aspetti inediti della fede secondo il pensiero di Agostino, come il primato della fede sulla ragione, oppure il valore insostituibile della Parola che fonda l’atto del credere.
Per il nostro vescovo è merito dell’Autore avere evidenziato il significato in Agostino della Parola come cibo per il cristiano, ragione cui egli stesso, come pastore, se ne avvale per frangere panem, spezzare il pane della Parola, per gustarlo e farne gustare il sapore. Su tale aspetto, e con modalità davvero inedite che la grande conoscenza di Agostino gli consente, si è soffermato l’Autore, il quale ha sottolineato la vastità della cultura di Agostino e la sua capacità di utilizzare non solo la filosofia o la teologia, ma anche le stesse regole del linguaggio umano, per spiegare come nella Scrittura vi sia la Verità, sulla quale si fonda la fede. La parola stessa, scritta e pronunciata, è anche il traino che unisce l’uomo a Dio e fa nascere la fede.
È innegabile, infatti, che le parole umane occupano uno spazio e un tempo per essere scritte e dette; ma è anche vero che esse hanno un significato valido per tutti e in tutte le lingue, al quale le parole stesse corrispondono intimamente e che non riempie né il tempo né lo spazio. Il significato delle parole è come il “luogo”, inafferrabile dal tempo e dallo spazio, in cui abita la verità, vera sempre e in ogni luogo, che aspetta solo di essere accolta.
Per l’Autore, Agostino insegna che la fede è l’atto umano che, mosso dalla carità, crede (ha fiducia) nella verità che scopre nella Scrittura. L’Autore, tra i più importanti studiosi contemporanei di S. Agostino, con la sua scelta coraggiosa, rivela la grande cura pastorale che da sempre ormai contraddistingue la sua attività e per la quale gli siamo grati.
Anna Maria Fiammata
















