Accadde vent’anni fa… Lecce e Giovanni Paolo: un amore senza fine
L’apertura/L’omelia dell’Arcivescovo in Cattedrale all’inizio della settimana dedicata alla memoria della Visita Pastorale di Giovanni Paolo II a Lecce, compiuta il 17-18 settembre del 1994. Inaugurata la mostra fotografica in Episcopio.
“CONTEMPLIAMO LA CROCE CON MARIA”
Nella Memoria Liturgica di Maria SS. Addolorata.
LA MADRE DEL DISCEPOLO
Oggi con Maria e Giovanni contempliamo il Figlio dell’uomo, il Cristo innalzato sulla croce, con uno sguardo non fugace e distratto, non con occhi frettolosi, fissiamo i nostri occhi nei suoi, non come quelli curiosi, sospettosi e indaganti degli abitanti di Nazaret nella sinagoga, ma come quelli di Maria e Giovanni ai piedi della croce, per lasciarci ancora una volta conquistare dall’intensità del suo amore: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. (Gv12,32).
Torna nei tre intensi versetti del brano del Vangelo che ci è stato proclamato, per cinque volte la parola madre con sfumature diverse fin quando la madre di Gesù, per sua volontà, sarà la ’madre del discepolo’. Colui che finora era ”il discepolo che Gesù amava’ , diventa adesso ‘il figlio’ della madre di Gesù e lei sarà ormai “la madre” del discepolo.
TUTTI PRESENTI ALLA CROCE
Questo titolo non può significare soltanto un atto di pietà filiale: è l’inizio di nuovi rapporti spirituali tra la madre di Gesù e il discepolo prediletto. Parte da qui la maternità spirituale di Maria. La madre di Gesù sul Calvario diventa una figura della Chiesa che nasce al Calvario. Diventa dunque la madre di tutti i credenti. Il ‘discepolo che Gesù amava’ è “il rappresentante dei discepoli che nella loro relazione a Dio sono diventati fratelli di Gesù” (Dibelius).
E così tutti noi eravamo presenti alla croce e lì siamo diventati figli della Chiesa, figli di Maria e, nello stesso tempo, fratelli di Gesù. Al discepolo viene affidata la Madre di Gesù non perché con amore filiale la curi e la custodisca, ma perché è colui che è diventato amico del Maestro fino a divenirne il prediletto e avere in premio il dono supremo di sua madre.
PRENDERE IL POSTO DI GESÙ
Scrive S. Bernardo: “Ti viene dato, Madre, Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del Maestro, il Figlio di Zebedeo al posto del Figlio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero”. San Bonaventura scrive che il discepolo dopo le parole di Gesù “Ecco la tua madre”, accettò il dono “l’accolse come sua” (in suam), cioè come sua madre la madre di Gesù.
Era la risposta del discepolo fedele, la risposta di tutti i veri credenti all’ultima volontà di Gesù. è come se Gesù dicesse a Giovanni: se mi seguirai sino alla fine, diventerai un altro me stesso e potrai dire: sono il Figlio di Maria. Sul Calvario tra Gesù – Maria – Giovanni si forma un circuito di amore che li unisce idealmente. “E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé” (Gv 19,27): quale tremenda responsabilità: essere figlio di Maria, prendere il posto di Cristo Gesù!
DI CASA PER I SACERDOTI
Essere figli di questa Santa Madre! Una parola per noi sacerdoti. È di Chiara Lubich, è proprio per noi: “Maria è di casa per i sacerdoti. I sacerdoti lo devono ricordare, ma anche se tristemente essi dimenticassero di prendere Maria con loro, la Madre di Gesù non dimenticherà mai per tutti i secoli di assolvere a questo desiderio del Figlio suo morente”.
Si può dire che si diventa vero figlio di Maria solo quando sentiamo la dolcezza e il peso di questo nome, quando comprendiamo il richiamo materno del dare la vita a un altro. Rileggendo e meditando questo brano ho tentato di immaginare la parole con cui Giovanni e gli altri discepoli consolavano Maria: “Hai perduto tuo figlio, al suo posto hai acquistato noi!”.
“HAI ACQUISTATO NOI”
Quale la probabile riposta? Forse: “Ci vuole un bel po’ di coraggio….! Vi avrò come figli solo se farete quello che Egli vi ha detto e se saprete dare la vostra vita per i fratelli come ha fatto Lui”.
Santa Madre del dolore
Non possiamo che dirti grazie
perché continui ad accoglierci come tuoi figli,
nonostante limiti, debolezze, infedeltà
alla parola del tuo Figlio Gesù.
Talvolta anche noi discepoli prediletti
del tuo Figlio,
ti lasciamo sola ai piedi della croce.
La croce di molti nostri fratelli che
ci chiedono di portare
i loro pesi che avvertiamo
pesanti e onerosi.
La croce della paura della fedeltà crocifissa.
A volte il coraggio della testimonianza,
ci spaventa la profezia
del servizio alla verità.
Ma abbiamo la certezza
che tu rimani sempre la madre
che accoglie, consola, incoraggia, intercede perché il Figlio tuo Gesù
continui ad amarci
come figli suoi prediletti.




















