Pubblicato in: Sab, Giu 8th, 2013

Accogliere e Integrarsi a Lecce

A colloquio con Klodiana Cuka, Presidente di Integra onlus, cittadina italiana di origine albanese. 

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“Integrazione è per me la capacità che un Paese sa esprimere nel realizzare le condizioni di attuazione della democrazia per tutti i cittadini, anche per gli ospiti”. 

“Nelle scienze so­ciali, il termine in­tegrazione indica l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società”. Una definizione di immediata disponibilità che con un semplice “clic” su Wikipedia diventa di propria acqui­sizione; un concetto, in realtà, meno disponibile e condiviso se rapportato a situazioni e fatti della nostra quotidian­ità.

Così diventa immediata e istintiva l’associazione del termine a fenomeni di disagio sociale sempre più diffusi, differenti per caratteristiche ed espres­sioni; come se la parola integrazione possa sottolineare più che un aspetto positivo ed evoluto del nostro modello associativo, la imperscrutabile criticità che dinamiche di apertura e condivisio­ne possono introdurre nei nostri assetti sociali, resi ancor più fragili e precari da una crisi economica e di valori così generalizzata.

“Integrazione è per me la capacità che un Paese sa esprimere nel realizzare le condizioni di attuazione della democrazia per tutti i cittadini, anche per gli ospiti, condizioni che possano garantire a tutti, anche a chi giunge in Italia da un’altra terra, una vita dignitosa”. Esordisce così Klodiana Cuka, Presidente di Integra ONLUS, cittadina italiana di origine albanese, nata a Durazzo e residente in Italia dal 1992, nella città di Lecce, dove giunge con un contratto di lavoro come collaboratrice domestica (secondo quanto previsto all’epoca dalla Legge Martelli).

“Certo – continua Klodiana Cuka – il mio punto di osservazione dei feno­meni di integrazione è caratterizzato dal mio vissuto, da tutto quello che ha portato a definire il mio, un progetto di immigrazione realizzato con successo”.

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Laurea in “Lingue e Letterature Straniere” (Russo e Albanese) presso la Facoltà di “Lingue e Letterature Stra­niere” dell’Università degli Studi di Lecce con 110 e lode, un Dottorato di Ricerca Internazionale in Studi di Lin­guistica e Filologia Albanese presso l’“Università della Calabria”, socia in AISSE – Associazione Italiana Studi Sud Est Europeo, varie collaborazioni professionali con le Università del Salento e di Bari in materie di politiche migratorie e impegnata anche su vari progetti nazionali sull’immigrazione e tavoli di lavoro presso il Ministero Pari Opportunità sulla tratta degli es­seri umani, UNAR (Ufficio Nazionale antidiscriminazione razziale) CNEL – ONC (Consiglio Nazionale Economia e lavoro Organismo Nazionale Coordina­mento politiche migratorie) sono gli el­ementi che caratterizzano il suo progetto di immigrazione realizzato con succes­so, posto al servizio della comunità alla guida di Integra ONLUS, associazione nata a Lecce nel 2003 con l’intento di creare e implementare una società mul­tietnica e multiculturale che garantisca una reale integrazione tra i popoli: “uni­re senza fondere, distinguere senza divi­dere, rimanendo uniti nella diversità” il principio ispiratore di Integra.

“L’Integrazione, per un Paese, è si­nonimo di concrete capacità di soluzi­one per i problemi dei cittadini quindi – precisa Klodiana Cuka – diventa fondamentale per il nostro sistema globalizzato, la capacità per una Nazi­one di dotarsi di una riforma di legge in materia di immigrazione.

Purtroppo l’Italia, in questo settore è piuttosto car­ente; anche la capacità di wellfare per i cittadini è integrazione, per gli ital­iani e per le generazioni che nascono in Italia e contribuiscono allo sviluppo del sistema paese; integrazione è ga­rantire un sistema alloggiativo per tutti; è, per un Paese, soprattutto la capac­ità di garantire e sviluppare il proprio sistema economico e l’offerta di lavoro.

Purtroppo le congiunture internazionali delineano un quadro a tinte molto fos­che che non vale solo per l’Italia ma per l’intera economia mondiale. Nonostante tutto l’Europa non può non ricercare e porre in essere le migliori condizioni di garanzia sociale per la tutela dei diritti e soprattutto della dignità dei cittadini presenti sul suo territorio”.

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