Pubblicato in: Sab, Ago 23rd, 2014

Ad Acaya troneggia ancora sulla porta d’ingresso della città fortificata

I segni del culto oronziano nell’onomastica, nella toponomastica e nell’iconografia di tanti comuni.

Sulla tradizione reli­giosa locale riferì a suo tempo Santo De Sanctis, I martiri salentini Oronzo, Giusto e Fortunato, Tipografia di Antonio Del Vecchio, Lecce, 1871. L’autore del libro era un sacerdote leccese nato nel 1838. Quando scrisse il citato libro contava trentatre anni. Nel testo è detto esplicitamente il suo amore per la patria e per la religione in purissimo stile romantico. Il De Sanctis lec­cese richiama l’attenzione del lettore per il popolo del quale esalta la lingua, la religione, la storia. L’autore dimostra di avere una solida formazione storica. Egli riconosce di non potersi appoggiare a docu­menti diretti ed espliciti riferiti ai tre santi Oronzo, Giusto e Fortunato allora prova ad arrampicarsi sugli specchi esaltando esageratamente il valore della tradizione locale custodita dal popolo. Per cui l’autore si dilunga su temi di carattere generale riguardan­ti la santità, il martirio e la prassi ecclesiastica riguardanti le persecuzioni dei cristiani. L’autore enfatizza l’azione della chiesa locale a riguardo dei propri martiri di cui però si hanno pochissimi riscontri testimoniali. Sant’Oronzo, si racconta a Lecce, sarebbe stato un diretto discepolo dell’apo­stolo Paolo il quale lo avrebbe designato primo vescovo della città di Lecce. Il condizionale è d’obbligo. L’affermazione infatti contrasterebbe con il fatto che la diocesi di Lecce viene istituita intorno al secolo VI e il nome Oronzo compare sul territorio tardivamente.

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La diffusione del culto ai santi Oronzo, Giusto e Fortunato sul territorio salentino coin­cide con il periodo segnato in Italia dalla grande epidemia della peste che accompagna l’evento del concilio di Trento e dalla Controriforma che a questo segue. Nel ricostruire alcuni eventi di storia ecclesia­stica tasselli importanti sono i seguenti elementi: l’onoma­stica (i nomi delle persone sul territorio) legata spesso alla famiglia di appartenenza e al culto religioso nella propria comunità d’origine. La topono­mastica (i nomi delle località) contribuisce alla conoscenza di alcuni fatti storici; spesso nei nomi delle località è custodita la chiave dell’antica proprietà. Infine l’iconografia (le raffigu­razioni del sacro) racchiude in sé una quantità di informazioni riguardanti l’autore dell’opera, la committenza di quell’opera, ed anche il quando, dove e come l’opera è stata prodotta e situata.

DOPO IL CONCILIO DI TRENTO

Un dato storico è che nel Salento il rito greco e il rito latino hanno convissuto pacificamente e da sempre si sono espressi uno accanto all’altro. Le località salentine erano classificate ufficialmente con la formula “città greca per culto e lingua” oppure “città greca solo per culto”. Tutto questo fino al Concilio di Trento (1545-1563), evento ecclesiale di grande rilevanza e di profonda incidenza sociale. Nel concilio di Trento si prese atto della rivoluzione luterana e della conseguente divisione politica-religiosa avvenuta e delle pressioni espansionistiche ai danni dell’Europa da parte dell’impero turco. Il concilio di fatto serrò le fila dei fedelissimi contro coloro che riteneva, a ragione o a torto, di ostacolo all’uniformità romana. Ne deri­vò una stagione segnata da una grande espansione missionaria ma anche da una grande repres­sione dell’eresia, lo scrive il gesuita Giacomo Martina della università Gregoriana a Roma; nella “respublica christiana” si affermò, dopo il Concilio di Trento, una fede vigorosa ma anche una dura intolleranza con l’uso della forza mediante mezzi violenti. Anche nel Sa­lento quindi scoppiò lo scontro diretto e violento tra i due riti cristiani, il latino (ritenuto legit­timo). il greco (ritenuto spurio). La chiesa di Dio nel Salento nel periodo della Controriforma versò lacrime e sangue non in senso metaforico ma in senso reale. L’affermazione trova il riscontro nelle testimonianze documentali e iconografiche conservate nei due santuari de­dicati alla Madre di Dio, la cui immagine fu colpita in volto da un sasso a Galatone e da un’ac­cetta a Soleto, ambedue le iconi sono collocate in territorio “gre­co per lingua e culto” ad am­bedue successivamente furono modificati i titoli canonici e gli stessi spazi sacri, la Meter tou Teou diventò “Madonna delle Grazie”, ambedue custoditi dai frati francescani. Nello scontro ideologico riguardante il culto troviamo in prima fila antichi e nuovi ordini religiosi, nella lotta non fu risparmiato proprio niente e nessuno. Ebbero a sof­frire persone, luoghi, immagini “di rito greco” i quali furono costretti a piegarsi alla volontà di chi risultava più forte in quel momento questi erano “di rito latino”. Molte comunità locali furono umiliate e costrette a cambiare i loro santi protettori, a modificare i loro luoghi di culto, a ospitare sul territorio dei “contro altari”.

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Molti santi “greci” dovettero cedere il passo ai nuovi santi “latini”. In contrapposizione ai santi greci ecco una lista di santi di forte impronta latina. Durante la con­troriforma occupano la scena sacra nuovi martiri “romani” il cui culto si fonda su reliquie richieste e ottenute da Roma. Nel frattempo si allargava il culto di alcuni santi “simbolo” come San Carlo Borromeo, San Francesco d’Assisi, Sant’Anto­nio da Padova, San Domenico Guzman, San Gaetano De Thie­ne, San Francesco Saverio, San Francesco di Paola, San Teresa d’Avila, ecc). Sul territorio salentino si distinse in questa crociata controriformista il vescovo di Lecce Mons. Luigi Pappacoda, sostenuto dagli ordini religiosi di antica e di rinnovata fondazione, tra cui i francescani riformati, i domeni­cani, i gesuiti, i teatini, i celesti­ni. Tutti questi ordini religiosi erano massicciamente presenti sul territorio con robuste strutture edili e abbondante per­sonale. Alla diffusione dell’i­deologia “controriformista” contribuivano con le loro opere molti pittori e scultori, alcuni eccellenti come il Coppola e lo Zimbalo. L’icona di Sant’O­ronzo si affermò sul territorio nell’arco di tempo compreso tra il ‘600 e l’800. Essa è rappre­sentata in tele di ottima fattura e in statue collocate in alto sulle porte d’ingresso all’abitato o poste in alto su colonne. La bibliografia sul tema inizia sul finire del secolo XVI con J. A. Ferrari, Apologia paro­dossica della città di Lecce. L’immagine del santo tende quindi a diventare un simbolo, una bandiera, riprodotta da vari artisti ed esposta in tante chiese. Santa Irene fu costretta a cedere l’ufficio di protezione della città di Lecce al nuovo arrivato Sant’Oronzo esposto su una delle porte cittadine. Nel frattempo il culto del santo si rese visibile ad Acaya dove l’immagine del santo troneggia ancora sulla porta d’ingresso alla città fortificata e continua a mostrarsi in una bella tela barocca esposta nella chiesa parrocchiale.

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L’immagine di Sant’Oronzo è diffusa sul territorio ne segnalo alcune per averle viste perso­nalmente a Botrugno, a Campi, a Galatina, a Muro Leccese, a Ostuni, a Pisignano, a Strudà, a Vernole. La tela più nota e più riprodotta sul territorio è quella di G. A. Coppola conservata a Lecce in duomo. A Muro Lecc­cese vi è una tela di Serafino Elmo. Molto citata la tela espo­sta a Lecce nella basilica di santa Croce (ex voto) a motivo della scritta che si legge in puro dialetto leccese. Più recente la tela del noto pittore leccese Lu­igi Scorrano nel luogo “extra moenia” dove si ricorda il mar­tirio di Sant’Oronzo. Ai nuovi protettori di Lecce, Oronzo, Giusto e Fortunato si attribui­vano interventi a favore delle popolazione salentine nell’e­pidemia di peste del 1657 e nel terremoto del 1743. Le due date segnalate corrispondono alla massima espansione del culto di Sant’Oronzo e coinci­dono pure con la Controriforma caratterizzata da una accentuata polemica tra le varie confessio­ni cristiane, con forte impronta ideologica. Tutto il Salento, in pieno ‘700, si caratterizza per una intensa ripresa dell’edili­zia sacra in uno stile originale proprio denominato barocco leccese alquanto teatrale e ripetitivo. (A.B.)

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