Addio vecchia lavagna. Il dito al posto del gessetto
Nuova didattica/Dopo le Lim, in classe è entrato anche il Registro Elettronico, da quest’anno obbligatorio.
Legati alla didattica tradizionale, timorosi della tecnologia e restii a parlarne o a rilasciare dichiarazioni a tal proposito: si presentano così, ancora oggi, molti docenti salentini. Ci sono però, sull’altra faccia della medaglia, anche tanti professori che hanno sposato la causa delle nuove tecnologie, nella convinzione che, se ben gestite, possano costituire, per la scuola e per la cultura italiana, una ricchezza ancora non pienamente compresa.
È opinione diffusa, ad ogni modo, che il docente del terzo millennio non possa più rappresentare un archivio di nozioni ma debba, come un Virgilio dantesco, orientare il discente tra l’intricato paradiso della conoscenza e l’infernale oceano di informazioni, spesso falsate e incontrollate. “Nell’ambito della cultura didattica nazionale resiste ancora una certa diffidenza nei confronti della multimedialità – spiega Angela De Maggio, professoressa di lettere e geografia -. Molti docenti, ma in generale gli adulti, non riescono a superare l’idea che il computer funzioni solo come una macchina dove reperire facilmente informazioni”. Ciò determina un approccio superficiale nei confronti delle apparecchiature all’avanguardia, anche a scuola. “La tecnologia digitale è invece, un formidabile strumento per realizzare progetti più efficaci, più complessi di quanto fosse possibile prima”.
L’Italia, prosegue Angela, “sta ancora attraversando la seconda fase del processo di integrazione delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione nella didattica. I giovani, con la moderna tecnologia dell’informazione, potrebbero imparare facendo ricerca e scoprendo da soli”. Sarebbe indispensabile, dunque, mutare il ruolo dell’insegnante, che da mero trasmettitore di nozioni diverrebbe una guida in grado di gestire situazioni molto difficili, molare e consigliare i ragazzi. “Iniziando a ripensare al modo di trasmissione della conoscenza si potrà innovare la scuola italiana”, rendendo gli studenti indipendenti e responsabili del proprio apprendimento. “Nella mia scuola queste tecnologie non ci sono, ma le ritengo indispensabili per rendere più efficaci sia l’apprendimento dei discenti, sia la comunicazione tra corpo docente e genitori, che attraverso il registro elettronico monitorerebbero costantemente l’andamento scolastico dei figli”. Sono queste le parole di Barbara, che insegna matematica e che pone l’accento sulla mancanza di competenze tecnologiche in molti adulti.
Fattore, questo, determinante rendere tutti gli educatori, insegnanti o genitori che siano, in netto ritardo rispetto alla possibilità di assicurarsi un corretto utilizzo delle tecnologie da parte dei ragazzi. “Le lim sono importantissime perché gli studenti sono affascinati dalle lezioni interattive e apprenderebbero molto di più”, senza contare sull’infinita gamma di opzioni che tali strumenti offrono. “Può sembrare una banalità, ma si eviterebbero anche i disagi dei ragazzi allergici al gesso”; insomma, conclude Barbara, servirebbe una presa di posizione più forte da parte degli organi nazionali competenti. “Negli altri Stati chi non si aggiorna è automaticamente escluso, mentre qui in Italia ci culliamo troppo sulla didattica tradizionale”.
Raffaela, assistente tecnico presso una scuola di Lecce, non nega di essersi accostata con timore all’uso di alcune apparecchiature di ultima generazione, che ha imparato a conoscere pian piano in tutte le loro sfaccettature quando i docenti hanno chiesto il suo supporto per poterle utilizzare. “Mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a studiare su come impiegare al meglio queste tecnologie, che offrono a studenti e docenti una vasta gamma di opportunità efficaci e complete”. La diffusione delle lim e del registro elettronico, come anche di strumenti più specialistici e sofisticati, dovrebbe dunque essere affiancata da una necessaria formazione del corpo docente, spesso ancorato ai vecchi metodi d’insegnamento. “Tutto è stato tecnologia a suo tempo”: esordisce così Adriano Striani, docente di matematica presso l’istituto comprensivo “Galateo” di Lecce. “Oggi lo è la lavagna multimediale, perché deve ancora diventare di uso comune”. I suoi vantaggi sono evidenti e legati alla capacità dei giovani di utilizzare “una tecnologia multi-tasking, in grado cioè di compiere più azioni contemporaneamente”.
Anche nel caso di studenti che presentano deficit di attenzione, secondo il professore, una lezione realmente interattiva, alternativa a quella frontale, è la situazione migliore in assoluto per garantire un apprendimento ottimale. “Occorre però che l’insegnante conosca a fondo lo strumento, altrimenti otterrà sui ragazzi, un effetto contrario a quello voluto”; la lim, ad esempio, “necessita di contenuti sintetici ed immediati”, pena la dispersione della concentrazione degli studenti, che si riverserebbe invece sull’osservazione dello strumento in sé. “Soltanto quando i docenti avranno un’effettiva padronanza di queste tecnologie si potrà passare da una didattica esclusiva ad una inclusiva”, in grado di dissipare nei giovani quella paura di sbagliare e quel senso di smarrimento che li danneggerebbero.
Grazia Pia Licheri
















