Pubblicato in: Ven, Nov 15th, 2013

Addio vecchia lavagna. Il dito al posto del gessetto

Nuova didattica/Dopo le Lim, in classe è entrato anche il Registro Elettronico, da quest’anno obbligatorio.

itech

Legati alla didattica tradizionale, timorosi della tecnologia e restii a parlarne o a rilasciare dichiarazioni a tal proposito: si presentano così, ancora oggi, molti docenti salentini. Ci sono però, sull’al­tra faccia della medaglia, anche tanti professori che hanno sposato la causa delle nuove tecnologie, nella convinzione che, se ben gestite, possano costituire, per la scuola e per la cultura italiana, una ricchezza ancora non pienamente compre­sa.

È opinione diffusa, ad ogni modo, che il docente del terzo millennio non possa più rappre­sentare un archivio di nozioni ma debba, come un Virgilio dantesco, orientare il discente tra l’intricato paradiso della conoscenza e l’infernale oceano di informazioni, spesso falsate e incontrollate. “Nell’ambito della cultura didattica nazio­nale resiste ancora una certa diffidenza nei confronti della multimedialità – spiega Angela De Maggio, professoressa di lettere e geografia -. Molti docenti, ma in generale gli adulti, non riescono a superare l’idea che il computer funzioni solo come una macchina dove reperire facilmente informazio­ni”. Ciò determina un approc­cio superficiale nei confronti delle apparecchiature all’avan­guardia, anche a scuola. “La tecnologia digitale è invece, un formidabile strumento per realizzare progetti più effica­ci, più complessi di quanto fosse possibile prima”.

L’Italia, prosegue Angela, “sta ancora attraversando la seconda fase del processo di integrazione delle Tecnologie dell’Informa­zione e della Comunicazione nella didattica. I giovani, con la moderna tecnologia dell’infor­mazione, potrebbero imparare facendo ricerca e scoprendo da soli”. Sarebbe indispensabile, dunque, mutare il ruolo dell’in­segnante, che da mero trasmet­titore di nozioni diverrebbe una guida in grado di gestire situazioni molto difficili, molare e consigliare i ragazzi. “Iniziando a ripensare al modo di trasmissione della conoscen­za si potrà innovare la scuola italiana”, rendendo gli studenti indipendenti e responsabili del proprio apprendimento. “Nella mia scuola queste tecnologie non ci sono, ma le ritengo indispensabili per rendere più efficaci sia l’apprendimento dei discenti, sia la comunicazione tra corpo docente e genitori, che attraverso il registro elettro­nico monitorerebbero costante­mente l’andamento scolastico dei figli”. Sono queste le parole di Barbara, che insegna ma­tematica e che pone l’accento sulla mancanza di competenze tecnologiche in molti adulti.

Inizia

Fattore, questo, determinante rendere tutti gli educatori, insegnanti o genitori che siano, in netto ritardo rispetto alla possibilità di assicurarsi un cor­retto utilizzo delle tecnologie da parte dei ragazzi. “Le lim sono importantissime perché gli studenti sono affascinati dalle lezioni interattive e apprende­rebbero molto di più”, senza contare sull’infinita gamma di opzioni che tali strumenti offrono. “Può sembrare una banalità, ma si eviterebbero anche i disagi dei ragazzi allergici al gesso”; insomma, conclude Barbara, servirebbe una presa di posizione più forte da parte degli organi nazionali competenti. “Negli altri Stati chi non si aggiorna è automati­camente escluso, mentre qui in Italia ci culliamo troppo sulla didattica tradizionale”.

Raffa­ela, assistente tecnico presso una scuola di Lecce, non nega di essersi accostata con timore all’uso di alcune apparecchia­ture di ultima generazione, che ha imparato a conoscere pian piano in tutte le loro sfaccet­tature quando i docenti hanno chiesto il suo supporto per poterle utilizzare. “Mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a studiare su come impiegare al meglio queste tec­nologie, che offrono a studenti e docenti una vasta gamma di opportunità efficaci e comple­te”. La diffusione delle lim e del registro elettronico, come anche di strumenti più specia­listici e sofisticati, dovrebbe dunque essere affiancata da una necessaria formazione del cor­po docente, spesso ancorato ai vecchi metodi d’insegnamento. “Tutto è stato tecnologia a suo tempo”: esordisce così Adriano Striani, docente di matematica presso l’istituto comprensivo “Galateo” di Lecce. “Oggi lo è la lavagna multimediale, perché deve ancora diventare di uso comune”. I suoi vantaggi sono evidenti e legati alla capacità dei giovani di utilizzare “una tecnologia multi-tasking, in grado cioè di compiere più azioni contemporaneamente”.

Anche nel caso di studenti che presentano deficit di attenzio­ne, secondo il professore, una lezione realmente interattiva, alternativa a quella frontale, è la situazione migliore in assoluto per garantire un apprendimento ottimale. “Occorre però che l’insegnante conosca a fondo lo strumento, altrimenti otterrà sui ragazzi, un effetto contra­rio a quello voluto”; la lim, ad esempio, “necessita di contenuti sintetici ed immediati”, pena la dispersione della concen­trazione degli studenti, che si riverserebbe invece sull’os­servazione dello strumento in sé. “Soltanto quando i docenti avranno un’effettiva padro­nanza di queste tecnologie si potrà passare da una didattica esclusiva ad una inclusiva”, in grado di dissipare nei giovani quella paura di sbagliare e quel senso di smarrimento che li danneggerebbero.

  Grazia Pia Licheri

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